Italia
E per fortuna si vuol evitare il panico...
Il professor Gregory e quei nomi terrorizzanti dati alle varie forme del virus
All’inizio le chiamarono con i nomi dei luoghi in cui venivano isolate: la cinese, l’indiana, la sudafricana, l’Inglese e così via. La mamma del politicamente corretto però è sempre in cinta, parafrasando Enno Flaiano.
E dunque insorse la preoccupazione che chiamare le varianti del Covid con nomi di Paesi potesse ingenerare chissà quali forme di discriminazione nei confronti dei rispettivi popoli.
Oberata da ben altre preoccupazioni, l’Organizzazione mondiale della sanità dedicò al problema cinque minuti scarsi e decise pragmaticamente di ribattezzare le varianti con le lettere dell’alfabeto greco. E dunque le forme di Covid furono ribattezzate Alfa, Beta, Gamma e così via, fino alla ben nota Omicron. E con Omicron abbiamo convissuto senza traumi fin quando qualcuno ha pensato che servisse roba più forte per non annoiare il pubblico.
Questo qualcuno è Ryan Gregory, biologo dell’Università dell’Ontario, il cui aspetto fisico richiama un po’ quello di Indiana Jones, il professore dell’omonimo film. Non si sa bene chi abbia conferito a Gregory l’incarico di dare i nomi alle varianti del virus, ma lui se l’è assunto con entusiasmo: «All’inizio ho pensato di usare personaggi della mitologia greca, ma non funziona perché hanno troppe iniziali simili», ha affermato in una chiacchierata con Repubblica. La spiegazione convince poco, ma ancora meno convincente risulta il seguito del ragionamento: pur essendo fermamente deciso a «non provocare panico», come assicura nell’intervista, il professore ha pensato bene di chiamare una prima variante “Gryphon”, figura mitologica metà leone e metà aquila (ma anche uccello spazzino che si nutre di carcasse), e una seconda “Kraken”. Questo Kraken, recita Wikipedia, “è un mostro marino leggendario, dalle dimensioni abnormi, generalmente rappresentato come un gigantesco cefalopode somigliante a una piovra o calamaro, con tentacoli abbastanza grandi e lunghi da avvolgere un'intera nave”.
Niente male per uno che non aveva intenzione di spargere il panico; e ci si può a questo punto sbizzarrire nell’immaginare cosa avrebbe inventato il professore se per caso gli fosse venuta voglia di metterci un poco di strizza addosso.
A discolpa del professor Gregory dobbiamo dire che l’attitudine di terrorizzare il pubblico ogni volta che si può non l’ha inventata lui: gli uragani, per esempio, hanno avuto a lungo solo nomi femminili per il semplice fatto che per antica superstizione marinaresca le donne a bordo delle navi portano sfortuna, e dunque chiamare “Irma” o “Clelia” l’uragano in arrivo serviva a moltiplicare il terrore di chi si trovava per mare. Poi anche lì arrivò il politicamente corretto, e gli uragani assunsero anche nomi maschili.
E dunque il professor Gregory si muove dentro un solco tracciato da tempo. Il che però non toglie che sarebbe bene che qualcuno lo fermi, prima che decida di chiamare la prossima variante del covid “Hannibal the cannibal”, o qualcosa del genere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google