Proteste
Guerriglia tra ultrà in A1, una mafia violenta impunita da decenni
I Daspo hanno fallito, gli ultras delle curve continuano con i loro traffici illeciti
Chiamiamola per nome. Quella degli ultras è una mafia violenta, che per interesse criminale, tiene in ostaggio non solo il calcio – che anzi rifiuta di recidere il bubbone – ma un pezzo di società. Addirittura la nostra vita quotidiana. Lo scontro tra ultras del Napoli e quelli della Roma sull’A1 all’area di servizio di Badia al Pino (Arezzo), più precisamente l’agguato che gli ultras del Napoli in viaggio verso Genova hanno organizzato contro quelli della Roma in viaggio verso Milano, avviene nel giorno di rientro degli italiani dalle vacanze. Traffico da bollino rosso, come si dice.
La principale arteria di collegamento nord-sud bloccata, chilometri di code. I viaggiatori si ritrovano fermi, inscatolati e obbligati a forza nelle loro auto, per colpa degli ultras. Nei video si vedono centinaia di individui tutti uguali, inquietanti quasi fossero usciti da un film catastrofico, quasi portassero una divisa – tutti vestiti di scuro, sciarpa sul viso, cappuccio in testa, giubbotto nero – correre attraverso fumo e scintille, tra sirene, urla, scoppi, vetri sfasciati, carrozzerie ammaccate. E ancora fumogeni, lancio di sassi, spranghe, coltelli e quanto si convenga in questi allucinanti arsenali della violenza che gli ultras portano in giro impunemente per tutta Italia. Questioni di traffico e devastazione a parte, soprattutto una grave questione di incolumità generale. Le frange dell’estremismo ultras sono un pericolo pubblico. Ancor più inquietantemente, il fattaccio avviene allo stesso autogrill dove nel 2007 fu ucciso Gabriele Sandri, in occasione, in quel caso, di scontri tra tifosi di Lazio e Juve, da un colpo di pistola sparato da un poliziotto, poi condannato. Per dire insomma che il problema è ricorrente e non risolto. Gli autogrill chiusi al passaggio delle orde ultras un tempo non erano infrequenti. Attraverso la violenza la mafia ultras rafforza il potere criminale, controlla traffici e territorio, esercita business loschi (spaccio di droga, bagarinaggio, controllo dei parcheggi, vendita di gadget fuori degli stadi), fa soldi. Non più tardi dell’ottobre scorso la curva nord di San Siro poco prima di Inter-Samp fu sgombrata a forza, con la violenza, minacciando e prendendo a schiaffi padri di famiglia, per onorare la memoria di Vittorio Boiocchi, capo ultras nerazzurro detto “Lo Zio”, pluripregiudicato, 69 anni, 26 di condanne penali, assassinato per regolamento di conti. Boiocchi si vantava, da capoultras dell’Inter, di lucrare 80mila euro al mese. Storie di pestaggi, droga e addirittura l’ombra dei clan. Boiocchi, dice la cronaca, avrebbe già un successore. Arrestato pure lui.
Quattro anni fa un tifoso è rimasto ucciso nelle strade adiacenti a San Siro schiacciato da un Suv durante scontri organizzati tra interisti e napoletani. L’esecuzione nell’agosto 2019 a Roma di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, capo degli Irriducibili della Lazio, l’ennesima conferma della connessione tra ultras e criminalità organizzata. E via così: l’omicidio Raciti, Genny A’ Carogna, si può andare avanti ore, con l’elenco di morti e incidenti gravissimi. Ma al conto già pesante vanno aggiunti i casi di violenza allo stadio, di curve infrequentabili e territorio esclusivo delle bande ultras, i casi di razzismo contro i giocatori di colore. La curva della Lazio, già recidiva, è stata chiusa per la gara con l’Empoli, per cori contro Banda e Umtiti a Lecce. Delirante il comunicato degli ultras biancocelesti contro il “politicamente corretto”. Siamo dentro un mondo da anni inquinato, deviato, fuori controllo.
I Daspo hanno fallito, servono a poco e spesso nemmeno rispettati. Gli ultras continuano a viaggiare per l’Italia col loro carico di paura – agli inizi 2000 fu data una stretta fortissima alla trasferte – il calcio è quasi sempre sceso a patti con certi personaggi, i capotifosi hanno appoggi dentro i club e spesso sono buoni amici dei calciatori. La trama è la stessa da decenni. Incidenti, feriti, arresti, a volte morti, indignazione, un bel vertice al Ministero. E poi avanti così, fino al prossimo autogrill…
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