Lutto
La (non) verità su Simonetta ammazzata con 33 coltellate
Uccisa nel 1971, non è mai stato scoperto l’assassino
Simonetta Ferrero nasce il 2 aprile 1945, in un periodo molto complicato perché eravamo verso la fine della Seconda Guerra mondiale.
La sua è una famiglia benestante piemontese e abita a Milano; la madre fa la casalinga e il padre lavora alla Montedison.
Simonetta è una ragazza tranquilla, riservata e discreta.
Alle elementari frequenta un istituto religioso, poi alle superiori frequenta il liceo classico e quindi l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, a partire dal 1969.
Una cosa importante da ricordare è che in quella scuola sono nati i primi movimenti di protesta degli studenti, ma Simonetta è una che sta sulle sue, una ragazza tranquilla.
Simonetta si laurea e a 26 anni viene assunta come responsabile delle risorse umane alla Montedison, la stessa azienda in cui lavorava suo padre.
Non è fidanzata, è felice del suo lavoro e spera di fare carriera nella sua vita.
Nell’estate del 1971, come al solito, è in programma una vacanza con la famiglia in Corsica. La partenza è fissata per la sera del 24 luglio, ma Simonetta ha delle cose da fare prima di lasciare Milano: comprare un dizionario, recarsi dal tappezziere e andare in profumeria.
Quel giorno, però, si indirizza anche verso l’università che aveva frequentato; non si sa con esattezza il perché.
Simonetta va al bagno dell’università e non torna più a casa.
I genitori, non vedendola rientrare, sono preoccupati perché la figlia è una ragazza che avvisa sempre se ritarda e, in più, quella sera devono partire tutti per la Corsica. Vanno quindi a fare denuncia.
Si hanno notizie di Simonetta solo due giorni dopo, grazie a un seminarista, Mario Toso, che era andato all’università per fare delle ricerche. Toso passa di fronte al bagno femminile, sente il rubinetto dell’acqua che scroscia ed entra pensando che qualcuno lo abbia dimenticato aperto.
Per terra nel bagno c’è Simonetta in una pozza di sangue. Sangue i cui schizzi sono ovunque. Simonetta era stata uccisa da 33 coltellate inferte dappertutto tranne che sul viso.
Grazie all’autopsia si sa che Simonetta aveva combattuto contro l’aggressore per difendersi. Nella borsa gli investigatori trovano tutto quello che aveva comprato e il denaro che si portava dietro, quindi concludono che il delitto non poteva essere stato conseguenza di una rapina, ma il gesto di una persona che voleva fare del male alla ragazza.
Nello stesso giorno in cui viene uccisa c’erano dei muratori, alla Cattolica, che stavano lavorando al piano terra dell’università facendo tanto rumore. Probabilmente è per questo motivo che nessuno ha sentito le urla di Simonetta.
È straziante che ancora oggi il caso di Simonetta Ferrero sia un caso irrisolto. Sono passati così tanti anni ma non sappiamo dare un’identità a chi l’ha uccisa e allo stesso tempo fa paura ma anche molta rabbia. L’aggressore doveva essere pieno di sangue quando uscì dal bagno, ma nessuno lo ha notato a meno che non sia stata una cosa premeditata e si sia portato dei vestiti di ricambio. Come? Perché? Chi? Un delitto come questo, a cui ancora nessuno sa dare risposta, spaventa e preoccupa. E per la povera Simonetta, una ragazza con la testa sulle spalle, ancora nessuna giustizia.
*Studentessa di 17 anni del liceo Rosmini Grosseto
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