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Guerriglia sull’autostrada, l'Italia bloccata ad Arezzo: la follia degli ultrà incappucciati
Si scontrano sostenitori della Roma e del Napoli nell’area di Badia al Pino. Arrestato per rissa aggravata un tifoso ferito. A1 chiusa per quasi un’ora
AREZZO. Una vera e propria guerriglia in autostrada, che ha spezzato l’Italia a metà. Gli ultras del Napoli, diretti a Genova per la sfida a Marassi contro la Sampdoria si sono scontrati con i tifosi della Roma, attesi a Milano a San Siro per l’incontro tra il Milan e i giallorossi. A tarda sera c’è stato un primo arresto: si tratta di un tifoso romanista ferito, portato in codice giallo all’ospedale di Arezzo (dove è ricoverato) per ferite di arma da taglio. Non è in pericolo di vita.
Secondo una prima ricostruzione e da alcuni video diffusi sui social gli ultras si sono scontrati vicino ai distributori di benzina per poi invadere una delle carreggiate e bloccare il flusso del traffico. Le due tifoserie si sono affrontate – rigorosamente con il volto coperto da sciarpe e cappucci – a colpi di sassi, bastoni, fumogeni e petardi. I tifosi della Roma in transito, molto probabilmente avvisati della presenza dei napoletani, hanno rallentato la marcia fino a fermarsi all’altezza dell’area di sosta Badia al Pino, mentre una parte della tifoseria del Napoli posizionatasi lungo la recinzione, ha iniziato un fitto lancio di oggetti contundenti verso le autovetture sulla carreggiata. Entrambi i gruppi si sono spostati all’altezza dell’uscita dell’autogrill e sono entrate in contatto per pochi minuti.
I tifosi romanisti dopo circa 15 minuti sono ripartiti, mentre quelli napoletani, circa 350, sono rimasti nell’area di servizio e successivamente scortati fino a Genova da personale delle forze di polizia. Minuti di paura che hanno riportato subito indietro al 2007. L’area di servizio di Badia al Pino, teatro degli scontri, è nota infatti alle cronache per la morte del tifoso della Lazio Gabriele Sandri. Proprio l’11 novembre 2007 nello stesso autogrill fu ucciso mentre andava a vedere una partita della squadra biancoceleste, falciato da un colpo di pistola esploso dall’agente Luigi Spaccarotella.La polizia sta visionando i filmati delle telecamere ed è al lavoro per identificare i responsabili sulla base del quale si procederà ad informare l’autorità giudiziaria e sarà valutata l’emissione di provvedimenti interdittivi.
Pesanti le ripercussioni sul traffico, proprio nel giorno del contro-esodo dell’Epifania. L’autostrada è rimasta chiusa per 50 minuti e all’altezza di Monte San Savino si è formata una coda lunga 15 chilometri. Il ministro per lo Sport e i giovani Andrea Abodi definisce i responsabili degli scontri «delinquenti», sostenendo come ci sia una «differenza abissale tra i tifosi che vanno allo stadio, in casa o in trasferta, per cantare, abbracciarsi, gioire o soffrire per la propria squadra e i delinquenti che si scontrano in una stazione di servizio autostradale, creando problemi alle persone perbene». Per Abodi non sono tifosi e soprattutto «non c’è errore più grande del fare di tutta l’erba un fascio. Nel 2023, paga chi sbaglia e mi auguro succeda anche per i teppisti che si sono scontrati oggi sull’A1», ha concluso. Sempre nel 2007, per scontri tra ultras a perdere la vita fu anche l’agente di polizia Filippo Raciti: «E se ci fosse scappato il morto?», si domanda Marisa Grasso Raciti, moglie dell’ispettore ucciso durante gli scontri in Catania-Palermo, che racconta come «dopo 16 anni sentire ancora queste notizie mi riportano indietro e mi fanno paura».
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