La manifestazione
Pitti Immagine, ma le nomine non sono la sostanza
Il totonomi su Pitti Immagine sono parole, la fiera che riapre sono i fatti
Nomine, che passione. Siamo a poche ore dall’apertura dei saloni della 103esima edizione di Pitti Uomo, un’occasione importante e attesa da tantissime aziende del settore della moda maschile, eccellenze molto spesso espressione del nostro territorio. Sono giorni in cui l’incrocio tra le dimensioni nazionale e internazionale sarà determinante per le loro prospettive. E con esse le nostre di cittadini toscani.
Ci siamo arrivati superando gli anni più difficili della storia recente, non solo per l’industria della moda ma anche per il sistema fieristico, attraversando costanti rinnovamenti di stile e riposizionamenti sui mercati che hanno messo in continua discussione le linee strategiche e l’architettura delle nostre attività, dalle esposizioni, le sfilate, le mostre, alla valorizzazione dei nuovi talenti.
Guardando al prossimo futuro mancano prospettive di vera stabilità, a partire dalle vicende più locali ma non per questo meno rilevanti, fino alle tensioni geopolitiche e ai rigurgiti della pandemia che inficiano seriamente i flussi di persone e merci.
Chi dà per scontato ogni risultato in questo contesto non sa di cosa parla.
Il dibattito cittadino nel frattempo è impegnato nel totonomi. Mai che si colga altrettanta pruriginosa attenzione nei confronti di un business plan, che in effetti, mi rendo conto, bisogna saper almeno leggere, se non scrivere.
Si rinnova l’eterna faida tra personale e collettivo, tra tattica e strategia, tra superficie e profondità, tra forma e sostanza, come se queste pur diverse sfaccettature della realtà e delle sue prospettive non fossero costrette a coesistere nella giusta misura e non dovessero essere governate come un tutt’uno.
L’unica riflessione che tanta eccitazione mi stimola è la conferma che la tragedia di questo tempo è il totale abbandono del senso della complessità. La divaricazione tra verso e metaverso pare ineluttabile, quello spazio apparentemente infinito tra il mondo che parla e il mondo che fa è sempre più un comodo giaciglio, perché il lavoro è anzitutto fatica.
Sono un’orgogliosa donna della fabbrica, la mia cultura è permeata di dedizione, rispetto e responsabilità: il mio ringraziamento va a tutti gli imprenditori che credono in Pitti e a Pitti danno linfa, e più in particolare a tutte le nostre persone, da una fino a 50, che ancora una volta hanno impiegato le loro migliori energie per rendere questa città fabbrica di creatività, di inclusione, di sogni, di futuro.
Faccio il tifo per tutti loro. Sono certa che il grande valore che esprimono sarà protetto e moltiplicato, questo è e sarà in ogni caso il mio impegno. Tutto il resto è noia.
* presidente Centro di Firenze per la moda italiana
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