Il Tirreno

Toscana

Scuola2030
Pandemia: gli effetti

Covid, siamo figli dell’isolamento: i miei anni sprecati dentro una stanza

di Alessandra Stefani*
Covid, siamo figli dell’isolamento: i miei anni sprecati dentro una stanza

Stanchezza, nervosismo, ansia e apatia ancora oggi sono presenti in me. Una studentessa di 16 anni del liceo XXV Aprile di Pontedera racconta le difficoltà che sta incontrando dopo il lockdown

2 MINUTI DI LETTURA





La pandemia da Covid-19 e le conseguenti misure di contenimento hanno avuto un impatto senza precedenti sugli equilibri di tutti i cittadini e in particolare su quelli degli adolescenti, colpendo non solo la salute fisica ma anche quella mentale.

L’adolescenza è, infatti, quel periodo dello sviluppo in cui avvengono importanti cambiamenti che segnano il passaggio dall’infanzia all’età adulta.

Quindi in una fase di vita che è formativa e delicata, mi sono trovata disorientata e a disagio nel confronto con il mondo esterno perché l’eccessivo utilizzo (forzato o indotto) dei social network e la stessa Dad, la didattica a distanza, mi hanno costretto per ore davanti a uno schermo riducendo drasticamente le relazioni sociali e le mie “abitudini”.

Purtroppo questa situazione ha minato la mia acquisizione di consapevolezze e una naturale costruzione della mia identità, amplificando in alcuni casi sentimenti di paura e frustrazione legati sia alla pandemia che allo stato generale della società.

Durante i mesi impiegati nella didattica a distanza, le difficoltà delle connessioni e la fatica nel concentrarmi per ore davanti a uno schermo hanno provocato in me ripercussioni negative sul rendimento scolastico non potendo esprimermi naturalmente.

Stanchezza, nervosismo, ansia e apatia ancora oggi sono presenti in me. Per me sono stati “due anni sprecati” perché hanno fortemente limitato la mia capacità di socializzare.

Per esempio ho affrontato la classe 1ª liceo scientifico senza avere contatti umani e “fisici” né con i compagni né con gli insegnanti.

Grazie alla centralità della mia famiglia sono comunque riuscita a recuperare nel tempo i miei spazi sociali che, insieme a uno sport di squadra come la pallavolo, hanno contribuito a farmi ritrovare l’ottimismo per il futuro.

Infine il pensiero torna alla scuola che non può e non deve essere solo uno spazio didattico, ma deve svolgere ancora di più, e meglio, un importante ruolo educativo e soprattutto sociale, che andrebbe a mio parere rafforzato secondo il principio dell’inclusività e del continuo confronto. 

*Studentessa di 16 anni del liceo XXV Aprile di Pontedera (Pisa)
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore