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Il commento

Dalla Lamborghini dell’Antico Vinaio al pupazzo di Chiara Nasti: perché l’ostentazione social ci fa arrabbiare

di Cesare Bonifazi Martinozzi
Dalla Lamborghini dell’Antico Vinaio al pupazzo di Chiara Nasti: perché l’ostentazione social ci fa arrabbiare

Nel regno dell’apparenza ci sono coloro che ostentano la propria ricchezza e coloro che la inseguono. Ma la situazione è anche più complessa

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Einstein diceva “la realtà è una semplice illusione, sebbene molto persistente”. I social lo sono all'ennesima potenza, possiamo dire più umilmente oggi. Basta scorrere un po’ Instagram: da una parte i “ricconi” che ostentano l’ultimo gioiello o la due posti appena acquistata, convinti che il pubblico veda in loro icone da imitare e venerare. Fisici scolpiti in terrazze da sogno su mari color del cristallo. E gli zeri spesi in un solo scatto sono schiaffi a chi arriva appena a 1200 euro al mese. 
Dall’altra un popolo di persone "normali" che pensa che la felicità risieda in quel lusso e ricerca quell’immagine, il riflesso che è illusione. Inutile ostentare la vacanza nel luogo esotico o la cena da uno stipendio che si fredda sotto i colpi del flash, quando poi arriva la vera ricchezza che spazza via ogni finzione. Il cosiddetto “popolo del web” fa partire la polemica. Sempre. Commenti al limite della denuncia. 

Ma la dinamica di tutto questo è un po’ più complicata della “volpe che non arriva all’uva”.

L’Antico Vinaio, al secolo Tommaso Mazzanti, imprenditore fiorentino del panino che si è fatto largo nel mondo dei social al suon di “bada come la fuma”, è diventato un habitué della polemica degli internauti. Non stupisce che il suo ultimo post nel quale mostra la nuova Lamborghini fiammante sia stato il bersaglio di centinaia di odiatori. “Sei uno sborone”, “falla finita” e giù improperi di ogni tipo e volgarità non degne di una pagina di giornale. “Eh, ma quei soldi potevi spenderli in beneficenza”. Un uomo che ha fatto soldi con il proprio lavoro, deve giustificare le proprie spese? Le farebbe comunque anche fuori dall'obiettivo.

La ricchezza manifestata con leggerezza fa arrabbiare ogni giorno gli utenti. La Rolls-Royce Dawn da 330mila euro che Georgina ha regalato a Cr7 non ha suscitato meno indignazione: “Un’ostentazione degna della peggior pornografia. Con quello che sta passando la gente..”, è stato tuonato con indignazione. La moglie di Paolo Bonolis, l’autrice televisiva e opinionista Sonia Bruganelli, è stata mitragliata di frasi velenose per essersi mostrata sopra a un jet privato: “meglio questo che perdere il bagaglio”, ha scritto lei. Hanno poi fatto il giro del web le foto pubblicate su Instagram da Liliane Murekatete, moglie del deputato Aboubakar Soumahoro. Abiti di lusso e borse griffate. Indagini sulla questione accoglienza a parte, tutti a urlare: “che schiaffo alla povertà comprare una borsa da migliaia di euro”. E dove lo mettiamo “il diritto all’eleganza”? La lista si allunga: l’influencer Chiara Nasti ha comprato al proprio pupo un orsacchiotto da 600 euro; Conte porta avanti la battaglia sul reddito di cittadinanza ma poi va in settimana bianca a Cortina in un albergo a Cinque Stelle; il cuoco influencer Salt Bae si fa pagare anche 600 dollari per andare al tavolo per salare una bistecca. C’è sempre un motivo per avercela con un vip.

Essere ricchi non è una colpa, chiariamolo. E dato che è impossibile dissuadere i milionari a spendere meno, magari qualcuno potrebbe prendersi la briga di insegnare loro che, a lungo andare, il risentimento non porta lontano. “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, dicevano a Spiderman. Perché se è vero che il successo non si mantiene mostrando un privilegio, lo è anche il fatto che queste celebrità verrebbero criticate anche ostentando una buona azione. Il che rimane comunque un’idea migliore della prima. 

I commentatori seriali, il cui odio fiorisce ogni giorno tra le fessure della tastiera, dovrebbero capire invece che il loro disprezzo, quel desiderio di criticare chi ha più di loro, non è altro che il prodotto di un’illusione collettiva infranta: sono vittime inconsapevoli della retorica che ha convinto una società intera che il benessere sarebbe stato alla portata di tutti e che tutti saremmo stati uguali. Be’, non lo siamo ma questo non è per forza un male. Ma poi, siamo davvero sicuri che la gente sogni di diventare come quei modelli, di salire sugli yacht o di avere le ville al mare? Oppure molto molto più semplicemente ci manca un modello aggiornato di felicità alla portata di tutti?

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