La protesta
Covid, Chinatown a Prato torna al 2020: mascherine ma incognita vaccini
Molti protetti solo con dosi cinesi, ma potranno fare richiami Pfizer o Moderna
È sera a Chinatown, lungo via Pistoiese a Prato. Sui cellulari, “wechat” fa rimbalzare i messaggi dalla Cina. Lo scambio è vivace, più del solito. Il Covid torna a fare paura nella patria d’origine - 5mila morti il giorno, dicono le cifre ufficiali - e in quella di adozione, a Prato, appunto. In questa zona della città, dove risiedono ufficialmente circa 10mila orientali, cinesi e italiani passeggiano o corrono a fare la spesa dell’ultimo momento con la mascherina sul volto. Sembra essere tornati all’emergenza di due anni fa. Tanto che la parlamentare pratese di Forza Italia, Erika Mazzetti, sollecita uno screening di massa, per tutti i cinesi rientrati anche nei giorni scorsi dalla Cina. E non solo quelli atterrati a Malpensa che, dai controlli a campione, sono risultati per oltre il 50% positivi al Covid.
Il sindaco di Prato allibisce di fronte a questa proposta. E al momento, la comunità cinese di Prato, una delle più importanti d’Italia e la più grande della Toscana (con circa 30mila residenti ufficiali) non si ferma né vuole guardarsi indietro. Non vuole tornare al 2020 o al 2021. Chinatown brilla di luci e di festoni natalizi. Si prepara al Capodanno occidentale perché, probabilmente, dovrà rinunciare all’esodo solito per andare a festeggiare quello cinese in patria, il 22 gennaio.
Eppure, a Prato, si tenta di mantenere una parvenza di normalità, nonostante l’allarme che cresce. «Qui, in apparenza non è cambiato niente rispetto a qualche giorno fa» scrolla le spalle la giovane barista italiana. «Sì, qualcuno si mette la mascherina, qualcuno no». Nel bar, della zona di via Pistoiese, qualche pratese chiacchiera con amici all’ora dell’aperitivo e qualche orientale entra per giocare al Superenalotto o prendere un “gratta e vinci”. I negozi sono pieni, anche se l’ordinanza del ministero della Salute di iniziare a fare il tampone a chiunque arrivi dall’area extra Schengen è vista da tutti come una misura sanitaria necessaria. Lo conferma il sindaco di Prato, Matteo Biffoni: «Attenzione alta e marcare stretta la questione, ma per favore non mi si venga a insegnare quello che noi abbiamo fatto e come abbiamo retto in due anni terribili. A marzo 2020 qui si aspettavano tutti di vedere il primo caso Covid d’Italia, erano tutti lì ad aspettare chissà cosa. E non si è verificato qui il primo caso di Covid nel Paese. Quindi vorrei evitare di sentire sciocchezze, parole in libertà. Se il governo dei “bravi” sa come fare a tracciare ogni persona che si sia mossa in aereo negli ultimi 15 giorni entrando o uscendo dalla Cina, chapeau. Ma attenzione a discorsi a vanvera. Non li accettiamo». Il riferimento è alle dichiarazioni dell’onorevole Mazzetti : «I moltissimi cinesi trovati positivi al Covid a Malpensa, impongono un intervento, soprattutto nelle zone come Prato dove la concentrazione è molto alta. Per ciò, occorre uno screening immediato dei cittadini cinesi che sono rientrati in Italia, non solo in questi giorni ma anche nei giorni precedenti e nei giorni prossimi. Solleciterò un intervento rapido da parte della Regione e di tutte le autorità preposte alla salute pubblica».
Per Biffoni, però, non si può parlare di una città senza controllo dal punto di vista della pandemia: « A Prato ci sono 8mila orientali tracciati fino alla quarta dose del vaccino. Ci dicano quelli “bravi” come faranno a capire chi viene da Londra o da Dubai e magari prima era partito da Pechino. Il vero tema è far vaccinare le persone con le terze e quarte dosi semmai» insiste Biffoni.
Ottomila tracciati sono tanti, ma non tantissimi: il 25% dei residenti ufficiali, 1 su 4. A conferma che la questione del vaccino è di grande attualità. Anche perché molti cinesi risultano vaccinati con il vaccino cinese. «meno efficace di Pzifer e Moderna» dicono il professor Mauro Pistello e il dottor Francesco Cipriani. «Con il senno di poi, Italia e Unione Europa sono state bravissime ad affrontare la pandemia» precisa Cipriani, epidemiologo. «Ora però bisogna capire quanto sia cattiva o meno la variante che arriva dalla Cina» prosegue. «In realtà si possono fare richiami di Pzifer o Moderna anche a quei cittadini cinesi che hanno fatto il primo vaccino cinese. Anzi. La differenziazione antigenica può migliorare la copertura immunitaria», spiega il professor Pistello da Pisa. I cittadini cinesi, anche dopo la prima o seconda dose del vaccino cinese, possono fare i richiami Pzifer o Moderna. Non ci sarebbe nessuna preclusione.
Ma neppure la vaccinazione basterebbe per consentire ai cinesi di Prato per tornare in Cina per il Capodanno cinese: «Non credo che ci saranno spostamenti dalla comunità cinese pratese» conferma Marco Wong, consigliere comunale del Pd. Non nel 2023. l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
