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Boom Covid in Cina, l'intervista a Pregliasco: «Scenario potenzialmente devastante, più controlli su scala europea»
Parla il celebre virologo: «Il rischio maggiore è l’insorgenza di nuove e sempre più aggressive varianti»
Serve un approccio almeno europeo per contrastare la possibile impennata di contagi e soprattutto l’eventuale diffusione di nuove varianti di Covid. «La Cina rischia una situazione simile a quella di Bergamo nel 2020 o dell’India con la variante Delta. Occorrono controlli adeguati, ma non solo a livello nazionale, per prevenire ed eventualmente contrastare in Italia una nuova, possibile, ondata di contagi e la diffusione di altre varianti». Per farlo, secondo il professor Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’Irccs Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, occorre una sinergia tra i Paesi europei.
Professore, perché l’ondata di contagi in Cina spaventa anche l’Italia?
«I dati e le informazioni che arrivano dalla Cina presentano una situazione simile a quella di Bergamo nella prima ondata o a quella in India con la variante Delta. Una situazione, quindi, potenzialmente devastante. La Cina ha fatto un’inversione a u senza una progressività rispetto ad un approccio insostenibile di Covid 0. Con una popolazione scarsamente vaccinata, usando un vaccino non molto efficace e non vaccinando molto gli anziani, ma concentrando gli sforzi soprattutto sulla popolazione in età lavorativa, si trova a fronteggiare un’ondata di contagi e nuove varianti, in particolare la cosiddetta Gryphon che ha una grande capacità di contagio».
Quali sono i rischi per l’Italia?
«Sicuramente di importare un po’ di casi. Il rischio maggiore, teorico per il momento, è che l’enorme quantità di casi possa facilitare l’insorgenza di nuove varianti».
Perché?
«Il virus non è intelligente, ma più occasioni ha di replicarsi e più “opportunità” ha di far emergere casualmente nuove varianti, sempre più cattive e aggressive. Occorre quindi prevenire».
In che modo?
«Ben vengano i controlli predisposti dal ministero, ma questi dovrebbero essere unitari almeno a livello europeo. Gli Stati Uniti hanno dato le stesse indicazioni per intercettare e isolare i casi. Un’azione congiunta è fondamentale, anche se non si riuscirà a fermare la diffusione perché è una situazione che non si può controllare o, comunque, difficilmente controllabile. Rimane l’esigenza di un’attenzione continua per evitare e anticipare l’insorgenza di nuove varianti».
L’Italia è pronta ad affrontare una nuova, eventuale, ondata di contagi?
«C’è sicuramente l’esigenza di richiamare la vaccinazione. Quello che sta succedendo in Cina deve ricordarci che questo virus rimane e rimarrà con noi, auspicabilmente con minori effetti rispetto al passato. E, visto che sta scemando la voglia di vaccinarsi, questo deve dare una spinta a farlo».
Si rischia un ritorno al passato?
«No, ma una possibile recrudescenza e quindi una risalita importante del numero di contagi».
Possibili nuove ondate e varianti di Covid nel pieno della diffusione di un’influenza contagiosa e aggressiva. Occorrono misure restrittive?
«Per il momento non sono necessarie, ma sicuramente c’è l’esigenza di mantenere alta l’attenzione ed essere pronti ad affrontare qualsiasi scenario».
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