Gioco
«Strade di morte», il sottosegretario Barachini racconta la lotta contro i rischi alla guida per i giovani
Il politico toscano, con delega all’Informazione, racconta l’importanza delle campagne di comunicazione per fermare le stragi sull’asfalto: «Fenomeni acuiti dopo il Covid, una compressione seguita dalla voglia di vivere»
Scritte prima nitide e poi sempre più confuse. Difficili da mettere a fuoco. Lo sfondo è l’interno di una macchina. Una giovane alla guida. Poi un invito: “Non farlo”. Perché il 90% degli incidenti stradali potrebbe essere evitato. Perché è sulle strade la prima causa di morte tra i 18 e i 24 anni. Perché il consumo di alcol e droga è tra le principali cause di sinistri, spesso mortali.
Bastano pochi secondi del nuovo spot per comprendere l’intento della campagna di comunicazione diffusa in questi giorni e prodotta dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio, guidato dal sottosegretario Alberto Barachini, in collaborazione con il Dipartimento antidroga e il ministero dell’Interno. Con «l’obiettivo di sensibilizzare e far riflettere i ragazzi prima di mettersi al volante in condizioni non idonee», spiega il sottosegretario Barachini.
Sottosegretario, da dove nasce questa campagna?
«Da una doppia riflessione. Innanzitutto ci sono gli ultimi fatti drammatici accaduti da autunno a dicembre di quest’anno, con tanti incidenti provocati da una guida sconsiderata di alcuni autisti. I drammatici, e purtroppo numerosi, epiloghi del sabato sera. Fenomeni acuiti dopo il Covid, come mi segnala sia il Dipartimento antidroga sia il ministero dell’Interno: come se ci fosse stata una compressione dei ragazzi durante la pandemia e una conseguente esplosione della voglia di vivere un po’ pericolosamente certe serate, con il ritorno alla frequentazione delle feste e anche alle lunghe percorrenze per raggiungere i luoghi dello svago».
Poi c’è stata anche una riunione del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, lo scorso 7 dicembre.
«Sì, con il ministero dell’Interno si è cominciato a riflettere, insieme a carabinieri e polizia, sulle norme che possono essere utili per ridurre questi rischi».
Si tratta di un’emergenza?
«Sicuramente è un’emergenza tra i ragazzi: è drammatico solo pensare che stiamo parlando della prima causa di morte tra i giovanissimi. Purtroppo non ci si tutela solo con le campagne di sensibilizzazione, ma anche con le norme di legge, e quindi se c’è da aggiornare alcuni elementi del Codice della strada si possono forse introdurre misure deterrenti per scongiurare questi incidenti. Su questo ci sarà una collaborazione con le autorità competenti in materia. Si tratta, infatti, di lavorare sull’educazione e la diffusione della cultura della sicurezza stradale, un insieme di tematiche che mai come in questo caso vanno di pari passo. Il nostro contributo consiste appunto nel cercare di far riflettere i giovani prima di correre rischi sulle strade, prima di mettersi al volante o di salire a bordo di auto di persone non in condizioni di guidare. È un obiettivo difficile da raggiungere, ma è necessario provarci. Per questo ci siamo attivati subito dopo la riunione del Comitato per lanciare la campagna in tempi brevissimi».
In che modo?
«Volevamo distribuire lo spot tra Natale e Capodanno, che è sempre un momento particolarmente delicato da questo punto di vista. Siamo partiti sulle reti Rai con un’ampia programmazione che durerà fino al 7 gennaio. Ma la campagna viene diffusa anche sui canali social di Palazzo Chigi con una sponsorizzazione adeguata. Lo spot si rivolge soprattutto ai più giovani e quindi non si possono trascurare questi canali. Poi andrà sulle radio locali e non escludiamo di portarlo sulle pagine dei quotidiani. Però, visti i tempi, l’obiettivo primario era quello di fare lo spot».
La campagna proseguirà quindi?
«Assolutamente sì. Proseguiremo con altri spot, ma soprattutto attraverso dei testimonial. C’è l’idea, per esempio, di coinvolgere il campione del mondo di MotoGp Francesco Bagnaia e altre figure simili, popolari e attive nel mondo dello sport. Vorremmo intercettare questo tipo di figure perché sono loro a dare i risultati migliori nella percezione dei giovani».
E le scuole?
«Sicuramente ci rivolgeremo anche a loro. Quello scolastico è un tema che sento moltissimo anche per l’informazione: la lettura e l’editoria sono in grave crisi e se non si riparte dall’età scolare è difficile che la tendenza si inverta. Spero che anche sul tema degli incidenti stradali ci sia la collaborazione massima dei presidi, che in questi anni hanno dovuto fronteggiare una situazione molto complessa a causa della pandemia».
Raggiungere i ragazzi non è semplice. Qual è stata la strategia comunicativa che avete scelto?
«Abbiamo optato per uno spot breve con un messaggio molto chiaro che punta molto sullo sfocato delle scritte. In questo modo vogliamo far capire che non essere perfettamente in grado di controllare la propria guida è il principale problema degli incidenti. Purtroppo non ci si rende conto nell’immediato di non essere capaci di guidare. Spesso i ragazzi ritengono di essere perfettamente in grado, mentre le scritte prima nitide, poi sfocate, tentano di far comprendere qual è invece il rischio, non dichiarato e non immediatamente riconoscibile. Il messaggio è non mettere a rischio la tua vita e quella degli altri, senza però voler assumere un alcun tono moralistico che i giovani rifiuterebbero».
Quali sono le cause più pericolose che mettete in evidenza nel video?
«Sicuramente un consumo eccessivo di alcol, anche assumendo diversi tipi di bevande nell’arco della nottata, unito a una particolare stanchezza, viste le ore in cui ci si mette in auto. Poi c’è tutto quello che riguarda l’assunzione di droghe sintetiche e non che, come sottolineano i medici, alterano anche riflessi e percezione».
L’aspetto che l’ha colpita maggiormente?
«Il fatto che molte vittime siano innocenti, nel senso che restano coinvolte in situazioni causate da altri. Da giornalista ho dovuto seguire molto spesso queste vicende, che scuotono profondamente. È un tema rispetto al quale sono particolarmente sensibile».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
