Sicurezza
Caos Superbonus, il presidente Ance: «Tutta colpa del variare delle normative, ecco come uscirne»
Rossano Massai: «Risolvere il problema dei crediti incagliati rimane l’autentica priorità»
Rossano Massai, dell’impresa Fratelli Massai, è presidente di Ance Toscana (Associazione nazionale dei costruttori edili) da luglio 2022. Vanta una lunga esperienza nel settore edile, in particolare nei lavori pubblici.
Caos superbonus 110%: come se ne esce? Come valutate la riduzione dal 110 al 90% e le novità introdotte dal governo?
«Caos bonus in generale direi. Gli interventi sostenuti da questi incentivi sono stati concepiti per migliorare la sicurezza statica e l’efficientamento energetico di un vasto patrimonio edilizio, costruito molto tempo prima dell’entrata in vigore delle norme in materia. Che poi questa iniziativa sia servita al rilancio del settore è altrettanto vero, ma di più ha rappresentato un elemento sostanziale per l’aumento del Pil. Detto questo, il problema che come settore abbiamo sempre denunciato è il variare continuo delle normative e con effetti spesso retroattivi, che hanno colpito soprattutto il meccanismo della cessione del credito da bonus. Questa volatilità normativa non ha permesso di fare una programmazione sia a livello aziendale sia a livello di governo. Inoltre i tempi ristretti previsti per il 110% hanno comportato una corsa alla apertura dei cantieri generando un ammontare di crediti maturati che ha superato di molto quanto previsto e stanziato dal governo, ma anche quanto sopportabile dagli istituti acquirenti che, peraltro, ad ogni cambio di regole in corsa bloccano l’ingresso dei crediti ceduti dalle imprese. Questo meccanismo sta causando problematiche enormi per le aziende e per i privati che si sono trovati con cantieri fermi a lavori iniziati. Le imprese si trovano in questo momento con i cassetti fiscali pieni di crediti ma nella impossibilità di cederli e di conseguenza con crisi finanziarie tali da mettere a rischio la prosecuzione della propria attività. L’ultima modifica, con il passaggio dal prossimo anno dal 110% al 90%, ha creato ulteriore incertezza ed altro scompiglio. Ecco perché abbiamo proposto una norma che preveda pure percentuali di incentivi più basse del 110% ma con un meccanismo strutturale che sia stabile per almeno 10 – 15 anni. Al momento però è assolutamente necessario, sperando che per qualche impresa non sia già troppo tardi, risolvere il problema dei crediti incagliati. Come Ance abbiamo proposto, insieme all’Associazione bancaria italiana, di alleggerire gli istituiti bancari scontando i crediti con parte degli importi degli F24 che presentano i clienti in modo da poterne assorbire altri. Considerato che gli F24 in tutto il paese pesano dai 400 ai 500 miliardi di euro all’anno, basta scontare una piccola percentuale per risolvere la pesante problematica».
Consumo del suolo e dissesto idrogeologico: cosa rispondete a chi vede nel cemento il nemico numero uno?
«Occorre fare una premessa. A differenza di altre regioni la Toscana ha da sempre avuto una particolare attenzione alla pianificazione urbanistica e quindi al controllo del territorio. Non ci sono quindi fenomeni eclatanti di lottizzazioni o vaste aree cementificate abusivamente senza controllo, sicuramente però possono esserci state scelte e pianificazioni sbagliate sul consumo del suolo che nel tempo hanno creato qualche problematica. Tuttavia il territorio regionale ha una realtà molto variegata che presenta criticità importanti, diffuse e diverse fra loro. Da un po’ di tempo ci sono più attenzione e sensibilità al consumo del suolo e il concetto di non occuparne più di nuovo rientra in questi aspetti che richiamano il recupero, la rigenerazione, i criteri ambientali minimi, l’economia circolare, ma anche ambiente, clima, in una parola sostenibilità. Se alcuni danni sono stati fatti in passato, credo che le attenzioni di oggi possano recuperare quelle situazioni e soprattutto evitarne altri. Le normative dovrebbero andare in quel senso. Restiamo quindi perplessi quando escono provvedimenti, come il recente Decreto sull’end of waste degli inerti, che restringendo inverosimilmente i parametri per il recupero nel ciclo produttivo di tali materiali, rischiano di ottenere l’effetto contrario, ovvero l’apertura di nuove discariche. Il problema vero è che per proteggerci e proteggere il territorio dai vari rischi, in particolare quello idrogeologico, occorre mettere in campo opere che in gran parte sono state individuate, in parte minore progettate, ma quasi tutte ancora da cantierare».
Come risolvere il problema della mancanza di manodopera specializzata?
«Anche per questo aspetto occorre fare una premessa. L’edilizia di un tempo era caratterizzata da piccolissime imprese dove il capomastro faceva scuola ai giovani. Oggi l’edilizia è profondamente cambiata: nuovi materiali, nuove tecniche costruttive, più norme da rispettare per la sicurezza. Il nostro sistema Ance è stato costruito proprio per dare queste risposte. Oltre alle casse edili gestiamo in modo paritario, con le tre sigle sindacali, un sistema di scuole edili, che si occupano di formazione, e di comitati paritetici territoriali dedicati alla sicurezza del lavoro in cantiere. Il settore edilizia, come altri, al momento soffre non solo di una grave carenza di manodopera a tutti i livelli, ma anche di professionalità in grado di assolvere tutti gli aspetti tecnico-gestionali. Ecco perché Ance Toscana è stata fra le protagoniste per costituire il primo Istituto tecnico superiore per l’edilizia nella nostra regione, terzo in Italia, dedicato ai neodiplomati. Sono partiti già alcuni corsi».
Opere pubbliche: in che modo farne ricadere i benefici il più possibile sulle aziende toscane, anche alla luce dei soldi in arrivo con il Pnrr?
«Il nostro tessuto imprenditoriale toscano, ma anche quello a livello nazionale, è costituito in gran parte da aziende di piccole dimensioni. Considerando i finanziamenti del Pnrr, ma non solo, si nota che gli importi dei bandi di gara sono sempre più elevati. Come associazione stiamo incentivando le nostre imprese affinché si riuniscano in consorzi, reti, associazioni temporanee. Questo consentirà loro di partecipare a più procedure bandite dagli enti. Alle stazioni appaltanti chiediamo, come indicato anche dalle normative, di facilitare la partecipazione delle Pmi dividendo, ove possibile, gli interventi in lotti. Da tempo ormai c’è un dibattito a livello di parlamento, governo, e associazioni datoriali sulla “territorialità”. Come Ance Toscana sosteniamo che opere di importi almeno fino a un milione o due milioni di euro possono essere portate avanti meglio da imprese presenti e strutturate nel territorio. La Toscana è terra che ha “fame” di nuove infrastrutture in senso variegato e assoluta necessità di fare manutenzione alle attuali. Un processo che deve vedere le imprese toscane protagoniste: ne hanno le capacità e possono contare su un sistema associativo mai come ora così impegnato a supportarle, con strutture professionali, nei loro percorsi».
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