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La legge di Bilancio "blindata" al Senato: i partiti già in pressing

di Paolo Cappelleri
La legge di Bilancio "blindata" al Senato: i partiti già in pressing

Verso il voto di fiducia, l’esecutivo accantona due miliardi. Mes e partecipate i prossimi fronti caldi per la maggioranza

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ROMA. Alla Camera la Manovra ha concluso l'atterraggio nonostante le turbolenze, per usare la metafora del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Entro giovedì mattina Giorgia Meloni conta che il Senato dia il via libera definitivo sul testo blindato. Poi nella conferenza stampa di fine anno tirerà un primo bilancio, consapevole che l'inizio del 2023 non si annuncia più semplice degli ultimi mesi. E nella maggioranza ripartirà il pressing dei partiti per migliorare alcune misure incluse nella legge di bilancio da 35 miliardi e ripescare quelle rimaste fuori. Anche per questo, l'esecutivo ha messo da parte un paio di miliardi, non stanziati durante l'esame alla Camera.

Saranno utili in vista di un nuovo decreto aiuti. Nella manovra secondo la maggioranza ci sono novità che danno un segnale della visione dell'esecutivo, dalla flat tax per gli autonomi allo stop alla legge Fornero con l'introduzione di Quota 103, dalla stretta al Reddito di cittadinanza alla tregua fiscale. Qualche capitolo è saltato, come la soglia di 60 euro per l'obbligo del Pos. O è stato depotenziato, come per le modifiche a Opzione donna: tanto che un ordine del giorno di FdI, approvato assieme alla manovra, impegna il governo ad ampliare la platea e anche la Lega ritiene che si potesse fare di più.

Le opposizioni hanno giudicato la legge di bilancio iniqua e piena di condoni e in questi giorni alla Camera potrebbero mettersi di traverso per ostacolare l'approvazione del dl Rave entro il termine di venerdì, quando scadrà il primo decreto varato dal Consiglio dei ministri. Fra le variabili da tenere sotto osservazione nel governo ci sono anche i rapporti nella coalizione, soprattutto con Forza Italia. La premier e Silvio Berlusconi, raccontano nella maggioranza, si sono sentiti nei giorni prima di Natale per un «rapido» scambio di auguri. «Tutto è bene quel che finisce bene», la sintesi degli azzurri, che nella manovra rivendicano l'aumento delle pensioni minime a 600 euro e la decontribuzione fino a 8mila euro per chi assume a tempo indeterminato dipendenti under 35.

Ma in FI ci si aspettava maggior coinvolgimento sin dall'inizio delle operazioni. Senza contare che, nel clima caotico dell'esame a Montecitorio, si è anche sfiorato l'incidente nella maggioranza sullo scudo penale per i reati finanziari, fino all'ultimo dato per sicuro negli emendamenti dei relatori e poi saltato.

Il prossimo banco di prova rischia di essere il Mes. In FI si registra una certa apertura alla valutazione dello strumento del Meccanismo europeo di stabilità. La premier, invece, ha chiarito che l'Italia non vi ricorrerà, se anche alla fine il Parlamento dovesse decidere la ratifica. Fra gli appuntamenti ci sono anche le nomine delle società partecipate: fra gennaio e giugno il governo dovrà indicare i vertici di una sessantina di queste, incluse Eni, Enel, Ferrovie, Leonardo e Poste.
 

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