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Rigassificatore di Piombino, Cingolani: «Senza questa infrastruttura per l’Italia è un disastro energetico»
L’ex ministro: «Una collaborazione tra enti locali e nazionali è possibile»
Per ora il rigassificatore a Piombino va avanti. Lo stabilisce il Tar del Lazio, che ha respinto la richiesta di sospensione avanzata dal Comune. Ma se con la sentenza di merito l’8 marzo il Tar dovesse dovesse bloccare tutto, per l’Italia sarebbe «un disastro energetico», avverte Roberto Cingolani, ex ministro della Transizione ecologica per il governo Draghi, attuale consulente del governo per le politiche energetiche. E per il rigassificatore di Piombino. Comunque, dice il ministro, «le sentenze non si commentano».
Professore, ora ci sarà l’udienza nel merito. Secondo lei potrebbero emergere elementi che potrebbero bloccare i lavori?
«Non lo so. Dal punto di vista tecnico ho le idee molto chiare. Poi sul piano giuridico devono parlare gli esperti, che valuteranno tutti i pro e i contro. Però terrei molto ben distinte la strategicità dell’opera dalle questioni che riguardano la sentenza. Aspettiamo e vediamo cosa succederà».
Ma se si dovesse bloccare tutto?
«Avremo l’Italia in mancanza di gas e il danno sarebbe per 60 milioni di italiani».
La nave da sola però non coprirebbe l’intero fabbisogno energetico.
«No, ma sarebbero 5 miliardi di metri cubi che mancano. La metà degli stoccaggi dell’anno prossimo. È ovvio, non esiste un’unica soluzione, ma è un insieme. E se ne viene a mancare una così grossa, è evidente che il danno sarebbe molto forte. In questo momento abbiamo due miliardi di metri cubi di stoccaggio in più rispetto all’anno scorso. Affrontiamo quindi l’inverno con una maggiore tranquillità. Immaginiamo invece di cominciare l’inverno del 2023-24 con cinque miliardi di gas in meno. Ora siamo sempre più indipendenti dalla Russia e nel 2024 dovremmo essere sostanzialmente autonomi. Quello di Piombino è un tassello importante, così come il secondo rigassificatore».
Quindi quando vale Piombino?
«Abbiamo sostituito 29 miliardi di metri cubi di gas russo con 25 miliardi di gas nuovo, 5 dei quali del rigassificatore. I conti si fanno in un attimo. È come dire che ci mancherebbe il 20% di quel gas che ci garantirà l’indipendenza nei prossimi anni».
Si riuscirebbe a rimediare?
«No, o almeno non nell’arco dell’inverno che è messo in pericolo, il 2023-24. Poi si rimedierebbe negli anni successivi, ma farsi un inverno in carenza di gas sarebbe tremendo. E una beffa, avendo sia il rigassificatore sia il gas. Dopodiché bisogna rispettare le istanze del territorio, trovando soluzioni alternative».
Le compensazioni.
«Assolutamente. La sicurezza energetica nazionale viene prima, ma al contempo bisogna essere bravi a rispettare il territorio accogliendone le istanze. È una collaborazione tra enti locali e nazionali».
È possibile una mediazione?
«Sono convinto che alla fine ce la faremo. Ricordiamoci poi che tutto nasce da una guerra atroce. Noi per fortuna dobbiamo discutere solo dove mettere il rigassificatore. Diamo al problema la giusta dimensione e collaboriamo tutti per trovare una soluzione». l
S. V.
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