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L’aiuto

Non abbiate paura dello psicologo, non serve solo per casi clinici

di Letizia Bellone*
Non abbiate paura dello psicologo, non serve solo per casi clinici

È una figura utile e servirebbe in tutte le scuole. Al liceo XXV Aprile di Pontedera c’è lo sportello

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Dopo due anni di stop a causa della pandemia, il liceo XXV Aprile di Pontedera (Pisa) ha finalmente riaperto uno sportello di ascolto e comunicazione, mettendo a disposizione della scuola uno psicologo.

Lo scopo è quello di aiutare studenti e studentesse ad affrontare, affiancati da un esperto, disagi relazionali e di comportamento, e a supportarli nel loro percorso di crescita. Lo psicologo ha anche il compito di tentare di arginare fenomeni sempre più frequenti come il bullismo, e perché no, anche di fornire aiuto ai docenti nel migliorare i rapporti con i propri studenti.

È importante capire che non serve uno psicologo solo per casi clinici. Spesso, soprattutto in Italia, una visione sbagliata porta le persone a vergognarsi a consultare uno psicologo o ad ammettere agli altri di frequentarlo perché la figura dello psicologo viene confusa con quella dello psichiatra, come se il paziente avesse necessariamente problemi mentali da dover essere curati. Al contrario, per definizione il primo guarda agli aspetti cognitivi ed emotivi del disturbo mentale, mentre il secondo si occupa del disturbo stesso, a carico del sistema fisico dell’essere umano.

Per questi motivi si tende a nascondere la necessità di ricorrere a uno psicologo, la si ritiene un difetto che nessuno deve conoscere. Quando andiamo dallo psicologo, inventiamo scuse per giustificare l’assenza dal lavoro o da scuola, o non specifichiamo che tipo di appuntamento abbiamo. Altre volte diamo agli altri l’impressione di esser riusciti, pian piano, a risolvere alcuni problemi da soli, senza alcun intervento esterno, anche se in realtà così non è.

Quando accade, frequentiamo queste sedute malvolentieri, spesso anche perché sono i genitori a imporlo, come se fossero impotenti e incapaci di aiutare i propri figli, ma soprattutto, ci convinciamo di essere noi il problema.

Stando ai dati del sondaggio fatto da ScuolaZoo in collaborazione con la fondazione Il Bullone, circa il 59% dei ragazzi, che sarebbero favorevoli alla presenza di uno sportello di ascolto a scuola, non lo frequenta o lo fa malvolentieri perché teme il giudizio negativo dei compagni, a causa anche delle poche ore messe a disposizione da parte degli istituti, che obbligano gli alunni ad assentarsi dalle lezioni, rendendo evidente a tutti il motivo di tale assenza.

Questi numeri ci dimostrano che i giovani che ricorrono allo psicologo non sono affatto soli, non sono in pochi a riscontrare disagi durante l’adolescenza e nemmeno si devono vergognare di ammettere i propri limiti, ma devono invece accettare un aiuto.

Lo psicologo, a mio parere, dovrebbe essere visto come una persona che si prende del tempo per ascoltarti e insieme trovare un modo per superare le difficoltà. Essendo qualcuno di esterno alle nostre vicende personali, sarà più facile per noi parlarci apertamente, un po’ come è più semplice confidarsi con un estraneo piuttosto che con il migliore amico o la propria famiglia, perché non ci potrà giudicare, non conoscendoci completamente sotto ogni aspetto della nostra vita. Per questo credo sia fondamentale che uno psicologo sia presente in tutte le scuole. 

*Studentessa di 17 anni del liceo classico XXV Aprile di Pontedera


 

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