Gioco
Livorno “porto sicuro”: entro il 21 dicembre due navi Ong con oltre 130 migranti
Il ministero dell’Interno autorizza lo sbarco di 133 persone: molti sono minori non accompagnati e donne incinte. Quasi tutti resteranno in Toscana
LIVORNO. Le grida nel buio della notte. I salvagenti, quelli arancionissimi. E la flebile luce di una barca in lontananza, ad accendere la speranza di chi una casa non ce l’ha più. Ci sono anche donne incinte e bambini tra i 70 naufraghi soccorsi ieri dalla nave Life Support di Emergency nella zona Sar libica, la zona Search and Rescue dove la Guardia costiera libica può “soccorrere” i migranti e riportarli nei propri centri di detenzione. I naufraghi sono quasi tutti disidratati, qualcuno ha la scabbia, altri sono reduci da convulsioni. Tutti nei prossimi giorni arriveranno a Livorno perché – spiega Emergency, «alle ore 8.48 la Life Support ha chiesto un porto sicuro dove far sbarcare i superstiti: è stato assegnato Livorno». E non sarà la sola barca a prendere la rotta toscana. Come conferma il Viminale, anche la Sea Eye 4, nave battente bandiera tedesca con a bordo 63 persone, è attesa a Livorno.
Quello scelto dal ministero dell’Interno per far sbarcare i profughi non è il porto più vicino al luogo del naufragio e, stando alle previsioni, alle navi (la Life Support si è messa in marcia ieri sera) serviranno dai due ai tre giorni di navigazione per toccare terra. Tutto tempo, questo, che sarà impiegato per organizzare in modo capillare il momento dello sbarco. Infatti, la prefettura di Livorno sta lavorando proprio per studiare un piano di primissima accoglienza.
Il salvataggio
La Life Support di Emergency ha concluso intorno alla 5 di ieri mattina le operazioni di salvataggio in mare nella zona Sar libica recuperando nel buio 70 persone. Tra i superstiti ci sono cinque donne, di cui una incinta al settimo mese, due bambini con meno di due anni e 24 minori non accompagnati a partire dai 13 anni. I naufraghi provengono da Somalia, Egitto, Costa d’Avorio, Camerun, Burkina Faso e Mali. «Sono per lo più disidratati – spiega la dottoressa Paola Tagliabue, responsabile medico della Life Support – Ci sono alcuni casi di scabbia e un caso di convulsione». Si tratta di aspetti di salute, questi, di cui si occuperà l’ufficio di sanità marittima una volta che i naufraghi saranno arrivati a Livorno. Tutti, inoltre, saranno sottoposti a tampone prima di scendere. «Abbiamo 70 naufraghi a bordo e chi aveva necessità è stato curato – dice Carlo Maisano, responsabile del progetto Sar di Emergency – Tutte le operazioni sono state svolte con la massima prontezza sebbene si sia trattato di un salvataggio complesso a causa del tipo di imbarcazione, una barca di legno di circa sette metri, e del numero di persone a bordo. La barca (da cui sono stati recuperati i profughi, ndr), insomma, era sovraffollata». E oltre ai passeggeri della Life Support dovrebbero sbarcare a Livorno anche le 63 persone della Sea Eye 4, nave battente bandiera tedesca che ha recuperato pure i migranti salvati in precedenza da un’altra imbarcazione: la Rise Above.
Il porto
Le navi ieri sera si trovavano a decine di miglia da Malta ed è stato stimato che dovrebbero impiegare due o tre giorni per raggiungere la Toscana. Chiaramente il tempo può variare in base alla velocità tenuta e alle condizioni del mare. Una delle due imbarcazioni, comunque, potrebbe attraccare qui tra domani e mercoledì. E da quando il Viminale ha individuato Livorno come porto sicuro, in città si è subito messa in moto la macchina organizzativa. La prefettura sta perfezionando con la direzione marittima, un piano di primissima accoglienza. La maggior parte dei naufraghi non rimarrà a Livorno. Ma è qui che scenderanno, dunque è qui che dovranno essere visitati, identificati e registrati. Molto probabilmente questo avverrà all’interno dell’area portuale. Forse sulla stessa banchina di sbarco o in una zona circoscritta.
«Ci stiamo lavorando», spiega il prefetto di Livorno Paolo D’Attilio. Anche perché prima bisogna capire dove attraccheranno le navi e quando.
L’accoglienza
A portare aventi le operazioni in porto, comunque, si occuperanno anche la questura (con l’ufficio immigrazione che seguirà la parte dell’identificazione), l’Asl, il Comune con il personale di protezione civile e la Regione. Saranno quindi coinvolti i volontari delle associazioni di volontariato del territorio, che daranno una mano per esempio con la distribuzione dl cibo e del vestiario, se ce ne fosse bisogno. Tutte queste operazioni, negli obiettivi della prefettura, dovrebbero durare qualche ora perché i naufraghi non resteranno a Livorno. Almeno non tutti. Saranno infatti redistribuiti, in percentuale, nella varie province toscane. Forse anche oltre, ma la maggior parte dovrebbe rimanere in Toscana. Ed esattamente nei centri di prima accoglienza che sono rimasti attivi. È qui che, secondo le indicazioni del ministero dell’Interno, saranno indirizzati i 133 naufraghi che presto sbarcheranno a Livorno dopo che la Life Support e la Sea Eye 4 avranno gettato le loro ancore accanto alle rispettive banchine. l
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
