Da Johnson a Renzi, i politici diventano conferenzieri d’oro
Dal potere alle conferenze d’oro: 35mila sterline all’ora per Johnson. Clinton e Blair i più pagati, Renzi d’Arabia e D’Alema fa il lobbista
Dicono che l’ex premier inglese Boris Johnson nei tre mesi successivi alle dimissioni abbia guadagnato più di un milione di euro tenendo conferenze in giro per il mondo. La notizia non sorprende: c’è vita dopo la politica. Mentre noi comuni mortali se perdiamo il lavoro fatichiamo a riciclarci, per i politici è facile trasformarsi in Paperoni
Al principio fu Bill Clinton: dopo otto anni di mandato presidenziale e l’exploit del caso Lewinsky (sesso alla casa bianca con una stagista, altro che serate ad Arcore!) si ritrovò disoccupato e con una lunga lista di avvocati da pagare fuori dalla porta di casa. Qualcuno gli consigliò di provare a tirare su qualche dollaro come conferenziere, visto che non sapeva fare altro, ma l’ex Presidente rimase perplesso: chi mai avrebbe pagato per ascoltare uno che aveva mentito al Paese in diretta televisiva sulle sue performances sessuali fuori dal matrimonio?
Tutti, era la risposta giusta: manager e politici facevano la fila per ascoltare Clinton su qualsiasi argomento gli passasse per la testa e il fatturato decollò. L’ex presidente è arrivato a incassare fino a 300mila dollari per conferenza, e viaggia al ritmo di una settantina l’anno.
Poi toccò a Tony Blair: anche per lui una carriera politica finita troppo presto e la gravissima accusa di aver mentito alla nazione sulle armi chimiche in Iraq al fine di scatenare la guerra contro Saddam Hussein.
Come Clinton, insomma: ancora giovane, brillante e bugiardo. Con questi requisiti Blair si lanciò con profitto nella nuova carriera, e i fatti gli diedero ragione. Nei soli primi due anni di conferenze portò a casa 16 milioni di euro. Pare che per una sola conferenza di circa cinquanta minuti abbia incassato la cifra di 460mila euro. Tema: la fame nel mondo.
E che dire del nostro Matteo Renzi? Come segretario di partito la sua impresa di maggior rilievo consiste nell’aver fatto apparire e scomparire in pochissimo tempo un enorme scatolone pieno di voti, cosa che ne fa il mago Houdini della politica. Precoce in tutto, il senatore di Rignano non ha nemmeno aspettato di chiudere con la politica attiva prima di intraprendere quella di conferenziere: hanno fatto il giro del mondo le sue lezioni a pagamento sul rinascimento arabo saudita dello sceicco Bin Salman, noto per la sua simpatica propensione verso i diritti (negati) delle donne e verso i dissidenti come il povero Jamal Kasshoggi, entrato vivo in un’ambasciata del suo Paese ed uscitone a pezzi. C’è da dire che le tariffe renziane pare si aggirino fra i trenta e i quarantamila euro, cifre per cui certi suoi colleghi non reciterebbero neppure il “m’illumino d’immenso” di Ungaretti. Ma è anche vero che Renzi è ancora un politico in piena attività. Per lui quello di fine dicitore è solo un secondo lavoro. Ovvio che in questo club non potesse mancare uno come Boris Johnson. Con le sue bravate ha fatto in modo di screditare forse per sempre il ruolo di Premier, e non possiamo escludere che abbia contribuito ad accelerare la dipartita della povera Elisabetta. Il suo compenso da conferenziere è all’altezza delle gaffe seriali collezionate come leader del Regno Unito. Infatti gli danno circa 35 mila sterline per un’ora di discorso, e in poco tempo l’ex premier si è messo in tasca un milione di sterline. Se poi non si ha voglia di andare in giro per conferenze, ci sono sistemi più defilati per fare soldi: l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder è uno di cui possiamo dire che non si perde in chiacchiere e nostalgie: da politico era un padre nobile delle politiche verdi e sostenibili. Una volta concluso il mandato di cancelliere si è messo in proprio come lobbista in favore dei petrolieri. Russi ed oligarchi, per non farsi mancare niente.
Un post carriera simile è quello dell’ex premier italiano Massimo D’Alema: da fine politico si è trasformato in produttore di vino, lobbista e mediatore d’affari, con interessi che spaziano da un capo all’altro del mondo. Qualche innocuo incidente di percorso – vedi la storiella delle armi alla Colombia - non ha intaccato la fiducia in se stesso: lo scorso anno D’Alema ha chiesto e ottenuto che una società specializzata lo stimasse come uomo d’affari. Pare che lo abbiano valutato intorno ai 500mila euro. E qui scatta la domanda delle cento pistole: da politico ne valeva di più o di meno? l
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