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«Il bonus ai diciottenni solo ai redditi più bassi»: Meloni conferma i tagli
La premier: non c’è ragione che vada al figlio di un ricco Ma dai librai a Forza Italia si alza un coro di no alla stretta
Fra bonus diciottenni e commissioni pos, sono giorni di lavoro e di limature per il governo alle prese con i ritocchi alla manovra. Giorgia Meloni è consapevole che la valutazione delle Commissione europea, tecnicamente l'opinione, è in arrivo. Nel giro di 48 ore Bruxelles comunicherà nero su bianco cosa pensa della prima manovra del suo governo, a cominciare dalla soglia a 60 euro oltre cui scatta l'obbligo ad accettare i pagamenti con carte. E la premier torna a rivendicarne le misure, minimizzando le osservazioni di Bankitalia (solo «un approccio critico») e rispondendo a chi si chiede perché non vengano eliminate le commissioni sulle transazioni con il pos. «Non possiamo farlo perché sarebbe incostituzionale», spiega Giorgia Meloni, pescando dalla sua agenda degli appunti, nella seconda puntata della sua rubrica social, una volta «riemersa dall'influenza» per cui ha saltato il vertice di Alicante.
Una frenata su alcune misure potrebbe arrivare alla luce dei rilievi dell'Ue. Una correzione in corsa potrebbe arrivare sul bonus cultura per i diciottenni. Dopo l'emendamento di maggioranza che puntava ad abrogarlo, la presidente del Consiglio chiarisce che l'obiettivo non è toglierlo. «Nessuno vuole abolire il bonus ai diciottenni – precisa – ma 18 app va rivista perché è sbagliata una misura che viene riconosciuta a tutti indipendentemente dal reddito» perché «non c'è ragione» che vada «al figlio di un milionario, di un parlamentare o a mia figlia».
Ma non mancano le critiche. Anche all’interno della maggioranza. Per Forza Italial'emendamento così com'è «non va bene». Un appello congiunto arriva poi da tutte le associazioni di settore (editori, librai, autori di musica, scrittori). «La 18App deve continuare a essere a favore di ogni ragazzo e ragazza che diventa maggiorenne, senza alcuna distinzione, perché la cultura è libertà ed è per tutti, così come lo è la scuola pubblica». E ancora: «La carta cultura per i neomaggiorenni è il primo momento in cui lo Stato entra in relazione con i ragazzi diventati adulti. È il modo in cui il Paese accompagna la sua nuova cittadinanza riconoscendone al contempo la libera espressione culturale, la sua capacità di prendere decisioni autonome. Legare la carta cultura al reddito, cancellarne il carattere universale, vuol dire svilirne la natura, che è quella di essere uno sprone verso ogni nuovo cittadino alla partecipazione attiva alla vita culturale».
Serve poi il disco verde sull'estensione della flat tax, oltre che sul pos. «La moneta elettronica è privata, è un servizio offerto e lo Stato non può impedire a chi offre quel servizio di guadagnarci sopra una commissione. Probabilmente - osserva Meloni - questa è la ragione per cui la Banca d'Italia fa le sue valutazioni sul tema dell'innalzamento del tetto al contante». La premier constata invece con soddisfazione il limite a 10mila euro (il doppio di quanto previsto dal governo in manovra) fra i punti concordati dal Consiglio dell'Ue sul regolamento antiriciclaggio: «Significa che l'Ue vuole favorire gli evasori? Non credo, probabilmente abbiamo ragione noi».
Mentre nelle piazze inizia una settimana di scioperi, alla Camera la commissione Bilancio si prepara all'esame degli emendamenti alla legge di bilancio. Uno caldeggiato da Confedilizia, presentato dalla maggioranza e dal Pd, prevede che la quota del Reddito di cittadinanza per l'affitto vada direttamente al proprietario, per contrastare le morosità. Un altro di Noi moderati punta a salvare le scuole mantenendo il rapporto un preside ogni 500 alunni (300 nelle piccole isole e comunità montane).
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