Gioco
Belli e infelici: il grande bluff delle applicazioni che rendono perfette le foto
La ricerca del bello a tutti i costi, l'esaltazione dell'apparenza e della perfezione che nella vita reale non esiste. La riflessione di una studentessa di 17 anni del liceo Chini Michelangelo di Lido di Camaiore scritta nell'ambito del progetto del Tirreno "Scuola 2030"
Seguiamo canoni di bellezza per soddisfare la società? La risposta potrebbe essere sì. Chi non si sente giudicato dagli altri? Molti ormai pensiamo prima a quello che gli altri potrebbero dire su di noi e non a cosa sarebbe meglio per noi stessi. La società oggi ci desidera in una certa maniera, in modo non esplicito ovviamente. Se non sei come vogliono, verrai scartato senza una sola possibilità.
Credere alle apparenze ormai è come un principio standard che abbiamo conficcato nella mente. Se una persona è vestita in un certo modo allora sarà sicuramente “diversa” e farà paura.
Riguardo ai canoni di bellezza, ne siamo circondati. Ho visto un bel post su Instagram. Mostrava delle donne considerate icone di bellezza in tutto il mondo modificate con un’app. Erano sempre bellissime, ma diverse, in pratica perfette. Perché è questo quello che fanno queste app: ti rendono perfetto. Solo che non si può pretendere di essere sempre impeccabili se si è reali e umani. Quelle donne avevano perso la loro umanità e originalità, non erano più loro.
Si dovrebbe perdere questo desiderio della perfezione e del “bello” che non può esistere veramente. Nella vita di tutti i giorni non troviamo mai questo livello di perfezione. Perché illudersi? Avere difetti è normale. I difetti non dovrebbero fare paura ma vanno accolti e gestiti.
*Studentessa di 17 anni del liceo Chini Michelangelo di Lido di Camaiore
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