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A qualcuno piace horror: la passione del macabro è nel cervello

di Giulia Del Macchia*
A qualcuno piace horror: la passione del macabro è nel cervello

La passione per il macabro e addirittura per il disgustoso è legata a una ragione fisiologica e in particolare al rapporto tra il lobo frontale del cervello e l’amigdala che, insieme al diencefalo, sono responsabili di gestire alcuni dei nostri istinti. L'articolo scritto da una studentessa del liceo classico XXV Aprile di Pontedera

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Vi siete mai chiesti come mai ad alcune persone piace così tanto guardare i film horror, splatter e gore?

Molti appassionati di questo particolare genere cinematografico nella risposta a questa domanda citeranno probabilmente la sensazione di adrenalina, di suspense e di angoscia che procura loro la visione delle pellicole, oppure l’irrefrenabile curiosità nei confronti di ciò che è oscuro, inquietante, ma anche vietato, osceno.

La passione per il macabro e addirittura per il disgustoso è legata a una ragione fisiologica e in particolare al rapporto tra il lobo frontale del cervello e l’amigdala che, insieme al diencefalo, sono responsabili di gestire alcuni dei nostri istinti. Ad esempio, gestiscono la rabbia, il desiderio sessuale e la paura, ma non solo.

Queste aree del cervello si occupano anche delle reazioni istintive che abbiamo quando ci troviamo davanti a situazioni pericolose o stressanti.

Gli horror hanno inoltre una capacità di intrattenere e allo stesso tempo stimolare lo spettatore, come invece non fanno magari i film romantici o le commedie.

In alcuni casi lo spettatore ha la necessità di provare sensazioni estreme.

Stando alla costante ricerca di reazioni fisiche legate al rilascio di dopamina, endorfina e adrenalina, ormoni legati all’euforia e alla riduzione dello stress, gli appassionati di film horror possono quindi diventare realmente dipendenti dalle pellicole che appartengono a questo genere.

La domanda che però sorge spontanea è se gli amanti degli horror provino davvero paura durante la proiezione. E, in caso di risposta affermativa, che gusto c’è, quando si guarda un film, ad avere terrore?

Proviamo a prendere come esempio la tragedia. Nella tragedia si viene a creare, in uno spazio limitato, una situazione che risulta reale in certi casi, con personaggi noti e ben costruiti, nei quali lo spettatore si può immedesimare.

Ponendo l’eroe tragico – nel caso dei film, il protagonista – davanti a una catastrofe imminente, lo spettatore capisce subito cosa deve obbligatoriamente succedere. Diventa quindi una sorta di simulazione (mimesis) in uno spazio controllato.

I film horror sono proprio così: situazioni catastrofiche, ipoteticamente reali, che sono poste in uno spazio limitato e quindi prevedibile per lo spettatore. Il quale, rendendosi conto della finzione del tutto, alla fine comprende la sua paura, mutandola in una paura irrazionale.

*Studentessa di 17 anni del liceo classico XXV Aprile di Pontedera (Pisa)
 

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