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La guerra di Banksy: tra le macerie in Ucraina spunta un baby judoka
Sono sette le opere che gli sono state attribuite. Una critica esplicita alla politica militare della Russia responsabile dei bombardamenti. L'articolo di una studentessa del liceo Carducci di Viareggio pubblicato nell'ambito del progetto del Tirreno "Scuola 2030"
Nelle ultime settimane in alcune città dell’Ucraina sono stati trovati dei graffiti, raffiguranti vari soggetti, su resti di edifici distrutti dalle bombe.
Non poche persone hanno subito riconosciuto lo stile inconfondibile di Banksy, non solo per la tipica tecnica dello stencil ma anche per le modalità dei messaggi che vuole trasmettere.
Banksy, originario di Bristol e graffitista fin dagli anni Novanta, è uno dei maggiori esponenti della street art ed è conosciuto per l’ironia con cui tratta temi difficili e pesanti, spesso a sfondo politico, in modo da sensibilizzare le persone sull’argomento.
I suoi graffiti possono essere trovati in ogni parte del mondo. Banksy non ha mai fatto sentire la propria mancanza in alcun luogo, quindi non è una sorpresa che, vista la situazione attuale, sia passato anche dall’Ucraina, Paese travolto dalla guerra dallo scorso febbraio.
Questa è la prima volta, da un anno, che Banksy dà notizie di sé e probabilmente è stato per riflettere bene proprio su questa situazione. Intrise delle sue tipiche provocazioni, infatti, sono anche le sette opere in Ucraina attribuite a lui, che in seguito ha anche rivendicato sulla sua pagina Instagram. Alcune sono, per esempio, un bambino judoka che mette al tappeto un adulto e alcune ginnaste che danzano sopra le macerie. Ovviamente tutte queste sono una chiara ed esplicita critica, ma non tanto alla Russia, responsabile dei bombardamenti, quanto alla guerra in generale.
Non è la prima volta che Banksy dimostra sensibilità verso questo tema. L’artista aveva ben chiara fin dal principio la finalità della sua arte, e forse per questo ha preso precauzioni. Sulla sua identità, infatti, non abbiamo mai saputo niente se non speculazioni e la cosa probabilmente rimarrà così per molto tempo.
D’altronde è proprio grazie al suo anonimato che Banksy può esprimere le sue posizioni così liberamente, trattando ogni argomento che vuole e in modo universale, senza rischiare di essere strumentalizzato da una o dall’altra nazione.
Quello che è ingiusto, è ingiusto a prescindere da chi e da dove viene commesso e qualunque cosa accada Banksy sarà sempre pronto ad esporre il proprio pensiero in merito senza avere paura di essere attaccato.
* Studentessa di 16 anni del Liceo Carducci di Viareggio (Lucca)
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