Gioco
Le canzoni del lockdown: quando la musica era l’unica via di fuga
Stare per più di 70 giorni in casa a seguire le lezioni davanti a un pc è una tortura: così quel ritornello ti portava altrove. L'articolo di una studentessa del liceo Majorana di Capannori (Lucca) che aderisce al progetto del Tirreno "Scuola 2030"
Qualche giorno fa mi è capitato di ascoltare di nuovo una canzone che, durante la quarantena del 2020, era diffusa su tutte le piattaforme musicali. E così sono tornata a pensare a quanto le canzoni siano state importanti per noi giovani durante quella primavera.
Sveglia alle 7,50, colazione ancora mezzi addormentati, prendi il pc, controlla la connessione, alle 8,10 entra in video lezione. «Qual è il link?», «Raga, io non la sento», «Dite che non mi va il microfono?»: i messaggi che intasano la chat di classe. Scorri senza leggere mentre afferri una felpa da indossare sopra il pigiama. Accendi la videocamera, apri il microfono. «Presente», rispondi in automatico, disattivi tutto e dai il via a 6 ore di tortura.
Perché, sì, stare per più di 70 giorni in casa a seguire lezioni davanti a uno schermo non può essere altro che una tortura.
Questa era la routine di tutti noi giovani: mattina lezioni, pomeriggio studio. Isolati da tutti, stressati e fin troppo stanchi, l’unica compagnia che potevamo avere era quella di noi stessi, ma a volte non bastava.
Molti di noi hanno allora trovato conforto in un paio di cuffiette e una playlist casuale su Spotify. La musica ha un ruolo fondamentale nella vita di noi giovani e questo si è amplificato durante il lockdown, quando le parole cantate erano l’unico modo di evadere da quelle gabbie che erano la nostra casa e la nostra mente. Ascoltare canzoni ci ha permesso di rivivere esperienze fatte in passato e così, almeno per quei 3,04 minuti, abbiamo potuto immaginare di essere altrove.
Le parole di quel cantante ci hanno trasportato di nuovo su quell’aereo che, anni prima, dava inizio a una vacanza indimenticabile. La melodia di quella canzone ci ha fatto riprovare quella sensazione di smarrimento misto ad adrenalina che si ha alla fine di una partita. Quella frase ci ha fatto tornare in mente quella persona e così, tentati, abbiamo preso in mano il cellulare e le abbiamo scritto. Chissà, magari un amore o un’amicizia sono rinati. La voce di quel cantante ci ha teletrasportato nella città dei nostri sogni e così, chiudendo gli occhi, siamo scappati a New York a cercando di prendere un taxi nella frenesia di Times Square. Il ritornello di quella canzone ci ha trasmesso così tanta allegria che, almeno per un momento, abbiamo davvero creduto che tutto fosse un sogno e che il Covid non esistesse.
La musica ci ha fatto prendere con leggerezza un periodo pesante e buio. Perché è questo quello che fa la musica, ci accompagna ogni giorno in mille avventure, riuscendo a dare voce ai nostri pensieri, e, anche nei momenti più critici, a farci vivere o rivivere tante belle esperienze, diventando la colonna sonora dei nostri ricordi e sogni.
*Studentessa di 17 anni del liceo Majorana di Capannori (Lucca)
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