Sicurezza
Troppo diseguali, tra i ricchi e i poveri in Italia c'è una voragine
Il rapporto Censis fotografa con strumenti analitici la sproporzoine tra chi ha troppo e chi ha troppo poco. Le conclusioni: "Tra guadagni facili e nuove miserie emerge il bisogno di equità"
Più povero e spaccato da disuguaglianze sempre più ampie e sempre meno sopportabili. È una fotografia cruda quella scattata dal 56esimo rapporto del Censis, la storica fondazione di ricerca socio-economica che dal 1967, ogni anno, tratteggia le condizioni di vita del paese e le aspettative degli italiani. I numeri al riguardo non lasciano spazio alle interpretazioni. Cresce la povertà assoluta: nel 2021 ha riguardato 1,9 milioni di persone, il 7,5% di tutta la popolazione, 1,1 punti in più rispetto al 2019. E aumentano le disuguaglianze, soprattutto fra generazioni: il reddito medio di un giovane italiano fra i 18 e 24 anni è di 17.810 euro, 836 in meno rispetto a quello di un coetaneo francese e di circa 6.600 rispetto a quello di un giovane tedesco. Soprattutto, però, cresce il malcontento, sottoforma «anche di istanze di equità non più liquidabili come aspettative irrealistiche fomentate da qualche leader politico demagogico», scrive il Censis. Concretamente aumenta «la ripulsa verso privilegi oggi ritenuti odiosi, con effetti sideralmente divisi»: per l’87,8% degli italiani non sono sopportabili le differenze eccessive tra le retribuzioni dei dipendenti e quelle dei dirigenti; per l’86 6% le buonuscite milionarie dei manager; per l’84,1% le tasse troppo esigue pagate dai giganti del web e per l’81,5% i facili guadagni degli influencer.
«È tutto drammaticamente vero e noi lo denunciamo da tempo – dice Marcello Suppressa, coordinatore delle Caritas della Toscana - C’è una rabbia che cresce sotto traccia, insieme alla povertà, soprattutto fra chi prima ce la faceva e adesso non più e deve rivolgersi ai nostri servizi. È una frustrazione che annichilisce perché le famiglie che si stanno impoverendo non vedono vie d’uscita».
Lo conferma anche il rapporto Censis: il 92,7% è convinto che i rincari dureranno a lungo, il 76,4% pensa che le entrate familiari diminuiranno e il 70% che il proprio tenore di vita peggiorerà.
Il quadro è reso ancora più drammatico dalle tendenze emerse dal rapporto sulla povertà e l’esclusione sociale presentato nelle settimane scorse da Caritas Italiana: solo nel 2021 quasi 2.800 centri d’ascolto hanno effettuato 1,5 milioni di interventi con un aumento del 7,7% delle persone che hanno chiesto aiuto rispetto all’anno precedente. Tra gli “anelli deboli” della società italiana i giovani colpiti da molte forme di povertà, a cominciare da quella ereditaria, che si trasmette di «padre in figlio e per cui occorrono almeno cinque generazioni a una persona che nasce da una famiglia povera per raggiungere un livello medio di reddito».
«L’Italia è un Paese in cui l’ascensore sociale è bloccato e crescono drammaticamente le disuguaglianze – tuona Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli - Viviamo in una società che crea scarti e produce povertà per il presente e per il futuro. Di questo passo lo stesso welfare rischia il collasso. Come se ne esce? Con l’inclusione e la partecipazione, perché i cittadini si sentono sempre più spesso usati e rinunciano a dare il loro contributo. E creando lavoro buono: non certo con i voucher da 10mila che produrranno solo altra occupazione precaria e povera».
In parallelo sale «la sfiducia nei confronti della politica – conclude Donatella Turri, direttrice della Fondazione per la coesione sociale di Lucca e consulente di Caritas – ed è un rischio enorme: perché la sofferenza e il malcontento si trasformano in passività e nella ricerca di un capro espiatorio, spesso identificato nelle minoranze, e non in azione sociale di cambiamento». l
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