Il Tirreno

Toscana

L'intervista

Ischia devastata dal fango, l'esperta: «Territorio fragile e vulnerabile. Pesa la mancata manutenzione»

di Danilo Renzullo
Ischia devastata dal fango, l'esperta: «Territorio fragile e vulnerabile. Pesa la mancata manutenzione»

Il disastro di Casamicciola: parla la professoressa Marta Pappalardo, docente dell’Università di Pisa

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Una tragedia annunciata, quella di Casamicciola. O almeno, in qualche modo prevedibile. Causata dalle abbondanti piogge, ma favorita dall’azione dell’uomo. «Abitiamo un territorio fragilissimo a cui non riserviamo la giusta attenzione», sottolinea la professoressa Marta Pappalardo, docente di Geografia Fisica e Geomorfologia presso il dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. «Tutto il territorio nazionale è fortemente vulnerabile, costantemente sfruttato e non più sottoposto ad interventi di prevenzione e manutenzione».

Professoressa, sono solo le abbondanti piogge le cause di calamità e tragedie?

«Tutti gli anni, regolarmente, il picco di precipitazioni autunnale che caratterizza le aree geografiche del Mediterraneo va ad insistere su un suolo che è stato depauperato di acqua durante i mesi estivi e quindi si è impermeabilizzato. Le precipitazioni diventano un problema perché quando impattano su un suolo in questo stato tendono ad infiltrarsi poco e a defluire molto rapidamente causando più facilmente dissesti rispetto, ad esempio, al periodo primaverile quando le precipitazioni si infiltrano meglio nel suolo. Tutte le attività antropiche che tendono a impermeabilizzare ulteriormente il suolo diventano un ulteriore problema rendendo il territorio più fragile e vulnerabile».

I fenomeni meteorologici estremi sono sempre esistiti o solo di recente sono diventati sempre più frequenti?

«L’aumento delle temperature globali è un fattore ormai dimostrato. Le serie meteorologiche accertano che c’è a livello mondiale un aumento delle temperature. Che a questo aumento è associato un incremento dei fenomeni estremi è una possibilità, ma non ancora dimostrato. Questo, almeno, dice l’Ente meteorologico europeo. Ci sono invece studi che portano a conclusioni differenti».

Siamo ormai abituati alle tragedie causate da pioggia o da vari fenomeni meteorologici.

«Purtroppo sì. Questo è legato all’aumento della vulnerabilità del territorio dovuto ad un aumento consistente del consumo di suolo. Ancora oggi si continua a costruire indiscriminatamente invece di ristrutturare il patrimonio edilizio esistente. Il grande problema è però l’assenza di manutenzione. Tutte le attività di manutenzione e sistemazione degli alvei fluviali, la rete di canalizzazione in montagna e in città sono stati completamente abbandonati. Abbiamo quindi un territorio fortemente vulnerabile, poco controllato e soprattutto scarsamente manutenuto. Queste sono le principali cause delle tragedie che si verificano».

La responsabilità è, quindi, dell’azione o delle mancate azioni dell’uomo.

«L’uomo, tradizionalmente, ha imparato a difendersi dai fenomeni naturali che possono essere pericolosi per le sue attività. Questo, almeno, fino ad un recente passato quando ancora c’era una cultura della prevenzione e un’attenzione particolare al territorio. Poi siamo probabilmente diventati troppo fiduciosi o un po’ troppo superbi e quindi pianifichiamo e agiamo molto meno contro i fenomeni naturali. È molto più facile liberarsi la coscienza dicendo che tutto quello che succede è colpa del cambiamento climatico, invece di capire cosa è possibile fare per rendere il territorio meno fragile e vulnerabile».

La Toscana è un territorio fragile?

«Dobbiamo avere la consapevolezza di vivere in un territorio, l’Italia, fragilissimo. Siamo in un Paese molto insediato, fortemente sismico e con i vulcani più pericolosi d’Europa e, di conseguenza, molto fragile. In Toscana l’attenzione per la cura del territorio ha fatto scuola, ma non conviene abbassare la guardia».

Quali le aree più a rischio?

«Sicuramente la fascia costiera. Le Alpi Apuane sono la porzione di territorio toscano con la massima piovosità. Un’area, inoltre, interessata dalle attività estrattive e con ampie zone sfruttate e non bonificate e quindi un territorio molto fragile insieme a tutta l’area costiera, soggetta al fenomeno dell’erosione». l

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