Finanza
Che pacchia il governo dei battutisti
Ridiamo, siamo nelle mani di professionisti delle gag
Da qualche tempo ci accostiamo alle notizie con l’acquolina in bocca. Sorseggiando il caffè ci si chiede: cosa si saranno inventati oggi quei burloni della maggioranza?
E diciamolo, ci voleva un po’ di sano intrattenimento dopo i lunghi mesi con quel noioso di Draghi. Già l’insediamento delle Camere ci aveva riempiti di ghiotte aspettative: l’ideona di una staffetta tra Liliana Segre e uno che di secondo nome fa Benito era niente male e la piccola trovata della premier che dà del tu all’unico deputato di colore dimostra un certo gusto per l’improvvisazione.
"La pacchia è finita" aveva detto Giorgia Meloni all’Europa. Per gli europei però, mentre per noi era appena cominciata. E infatti da allora se ne sono inventata una al giorno. Ieri, tanto per dirne una, hanno deciso di occuparsi dei termini "padre" e "madre" sui documenti dei figli. Considerando che tra le fila di Fratelli d’Italia hanno quel signore che passa il tempo a censurare Peppa Pig, e che la premier si fa chiamare "signor presidente", la faccenda promette bene.
Una cosa è certa, siamo in mano a dei professionisti: ce lo dicono le tante gag perfettamente riuscite: quella sull’utilizzo del contante a diecimila euro, anzi a cinquemila, anzi a niente e si vedrà; quella che i rave sono il male assoluto mentre gli ultras fanno ciò che gli pare nelle curve e poi rimandare medici e infermieri non vaccinati negli ospedali per spaventare i vecchietti; far recitare ad un sottosegretario alla Sanità la battuta sui vaccini che non servono a niente; non male anche dare del deficiente a un leader dell’opposizione e poi dire che "deficiente" va contestualizzato.
A voler proprio fare un appunto, la gag del ministro Piantedosi travestito da Salvini che chiude i porti era un tantino pesante. A Cipro e a Malta ha funzionato, beninteso, ma in piazze più raffinate come Germania, Francia e Spagna molto meno. C’è voluto quel santo di Mattarella per evitare che Macron ritirasse l’ambasciatore. Ma si sa che Piantedosi faceva il prefetto, deve perfezionarsi.
E poi alcuni si son spesi più di altri: inarrivabile il ministro della Cultura: in rapida successione ha invocato fiction sulla Fallaci e su Pirandello dopo che erano già state fatte; ha detto basta al finanziamento dei film di sinistra come se non fosse in vigore da anni il meccanismo del Tax credit; ha messo il like del giornalista Sangiuliano al ministro Sangiuliano e infine (per ora) si è fatto fotografare "al lavoro per la cultura italiana" col televisore acceso sul programma di Barbara D’urso. Raffinata ironia.
Logico che di fronte a tanta creatività uno come Montesano, che almeno in teoria il comico lo fa di mestiere, si senta scavalcato e tenti di recuperare. Ma quella della maglietta era una gag riciclata, l’ha fatta anni fa il sottosegretario Bignami travestito da nazista. E poi tante battute dette così come viene, senza copione: "da gennaio ci saranno fino a duemila metri cubi di gas a prezzi calmierati per le imprese", annuncia il signor Giorgia Meloni. Invece erano due miliardi. E tutti a ridere. "Gli ebrei in Italia sono un milione", dice un altro anonimo battutista di governo a Liliana Segre, ma sono solo 30mila. E tutti a ridere.
Infine ci sono i giochi di gruppo: facciamo che si va in Egitto da quel simpaticone di Al-Sisi e non si pronuncia mai la parola "Regeni". Chi sbaglia paga la cena a tutti. Inutile dire che il pubblico è in visibilio. Fratelli d’Italia cresce nei sondaggi. E anche un modesto comico come Salvini e quella vecchia gloria del palcoscenico di Berlusconi, raccolgono applausi nel ruolo di spalle. Il Pd prova a stare al passo: «Siamo in piena emergenza democratica, serve un’immediata risposta - dice Letta in ottobre - faremo un congresso a Marzo».
È buona, ma si può fare qualcosa di più.
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