Torre del Lago, tenta di distruggergli auto e locale: ristoratore lo blocca e poi muore
L’assalto sulla Marina: il titolare dell’attività aveva 64 anni. Il racconto dei testimoni
TORRE DEL LAGO. Quando scattano le prime chiamate per chiedere aiuto non sono ancora le 22 sulla Marina di Torre del Lago, frazione di Viareggio. C’è un uomo, del tutto fuori di sé, in mezzo alla strada, a un passo dal mare. Grida, non vuole far passare nessuno, è già entrato nel “Pinky”, un ristorante, chiedendo acqua. Lo accompagnano fuori con un bicchiere e una sigaretta, e allora se la prende con una dipendente, tenta di non farla andare via, le si avventa sull’auto. Quando sanitari, polizia e carabinieri intervengono si sono fatte le 22,40. A quel punto c’è un altro uomo – un ristoratore di 64 anni – da trasportare d’urgenza in ospedale per il grave malore accusato. Alberto Biancalana morirà di lì a poco. Siamo sulla Marina di Torre del Lago, una volta capitale della movida senza discriminazioni.
A fianco del “Pinky” c’è l’Elefante Marino: è una serata come tante per il titolare, Alberto Biancalana e i suoi dipendenti. Lui, 64 anni, moglie e tre figli, da un anno e mezzo ha coronato il sogno di una vita: un ristorante tutto per sé, dopo tutto il lavoro macinato a dirigere i locali degli altri tra Viareggio, Forte dei Marmi, Lido di Camaiore e Torre del Lago. Quando arrivano i soccorsi, Biancalana è accasciato sul divano nel locale, si è sentito male e l’unica cosa da fare è tentare di rianimarlo. Nel mezzo ci sono i fatti di una serata di paura, come li raccontano i testimoni: «Alberto era in cucina con i cuochi che facevano le torte per il giorno dopo, e i clienti erano andati via. Eravamo in chiusura», è la voce di Pierluigi, cameriere dell’Elefante Marino.
Una serata come tante, fino a quando sulla porta del ristorante non compare Moussa Joundi, 33 anni, cittadino marocchino con regolare permesso di soggiorno, residente a Massa. La sera prima Moussa – arrestato ieri per tentata rapina, lesione e morte come conseguenza di un altro reato, e al momento detenuto – era stato trasportato da un’ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale Versilia perché trovato a vagabondare nelle stesse condizioni della serata successiva. In pronto soccorso il 33enne se l’era presa con chiunque gli capitasse a tiro, fino a tentare di sottrarre la pistola alla guardia giurata in servizio.
Nella mattinata di giovedì gli era stato notificato l’ordine del questore di Lucca: divieto di ritorno in Versilia per tre anni. Oltre alla denuncia per tentata rapina e interruzione di pubblico servizio. «Lui lo raccontava», così la testimonianza di Magdalena Victoria Vlad, da due mesi dipendente del “Pinky”: «Diceva che si era già picchiato con delle persone, che non aveva niente da perdere e che si era fatto due piste di cocaina. Aveva sangue addosso e in faccia sembrava fosse stato colpito».
Quando l’uomo prova a entrare anche all’Elefante Marino e viene riaccompagnato all’esterno, la situazione precipita. Afferra un paletto della recinzione e minaccia di avventarsi contro la vetrata. «In un attimo ha preso una grossa pietra» ricorda il cameriere e «l’ha tirata sopra l’auto di Alberto. Poi ha rotto lo sportello del serbatoio e si è avvicinato con un accendino gridando che avrebbe dato fuoco alla macchina». A quel punto Biancalana e il co-gestore del ristorante escono e atterrano lo straniero nell’aiuola. Quando il pericolo sembra rientrato arrivano ambulanze, polizia e carabinieri. I carabinieri – che al momento delle chiamate partite da Torre del Lago erano al pronto soccorso di Lido di Camaiore perché un altro cittadino straniero stava dando i numeri – bloccano Moussa, nel frattempo accasciatosi davanti al “Tacabanda”, altro locale della Marina torrelaghese e lo chiudono in auto.
Alberto Biancalana parla con i militari, in maniche di camicia in una serata umida che inizia a far sentire freddo. Poi torna nel ristorante si siede su un divanetto dove accusa il malore fatale. «Ho capito subito che si trattava di qualcosa di grave» sono le parole del cugino, Attilio Pezzini. Un carabiniere e uno dei cuochi provano subito a rianimarlo, ma senza successo. «La prima ambulanza è arrivata da Camaiore» sono le parole furibonde di Pezzini, «e la seconda da Viareggio. Tutti sono arrivati troppo tardi. Non è possibile che, di notte, ci siano pattuglie e ambulanze in numero così ridotto per tutta la Versilia. È inconcepibile».
Sul corpo di Biancalana la sostituta procuratrice Elena Leone (Procura di Lucca) ha disposto l’autopsia, disponendo la carcerazione per Moussa Joundi.
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