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Madre morta a 26 anni, il volontario che l'ha soccorsa sotto le macerie: «Uno strazio enorme»

di Michele Masotti
Madre morta a 26 anni, il volontario che l'ha soccorsa sotto le macerie: «Uno strazio enorme»

Umberto Milani, volontario sulle ambulanze della Croce Verde di Lucca, è stato tra i primi a prestare soccorso a Debora Pierini

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LUCCA. «In 22 anni di servizio ne ho viste di tutti i colori ma non avevo mai assistito a una tragedia del genere. Non riuscirò a togliermi dalla testa le richieste di Debora che, nonostante fosse ustionata, era preoccupata per le condizioni del figlio Dante che portava in grembo. Ho sperato fino all’ultimo che ce la facesse. È un grosso strazio anche per chi, come il sottoscritto, è genitore».

Sono le parole di Umberto Milani, volontario sulle ambulanze della Croce Verde di Lucca, tra i primi a prestare soccorso a Debora Pierini, la giovane rimasta coinvolta nell’esplosione delle due abitazione a Torre lo scorso 27 ottobre nella quale erano rimasti uccisi Luca Franceschi e Lyudmyla Perets.

Ieri mattina anche Umberto ha saputo che dopo due settimane di sofferenze nel centro grandi ustioni di Cisanello, quella ragazza che aveva soccorso fra quello che restava della sua casa, non ce l’aveva fatta. E l’angoscia provata il 27 ottobre si è ripresentata. Ancora più cupa, ancora più forte.

Milani era arrivato sul posto da Guamo, frazione del comune di Capannori, assieme all’autista dell’ambulanza e un altro operatore. E oggi ripercorre quegli attimi concitati e interminabili.

«Una volta che i vigili del fuoco erano riusciti a estrarre la ragazza dalle macerie, abbiamo fatto il più in fretta possibile. Vista la gravità della situazione, non potevamo permetterci di attendere – spiega Milani – L’ambiente non era ancora in sicurezza: c’era sempre il rischio che potesse verificarsi un’altra esplosione. Abbiamo preparato Debora in modo da velocizzare il suo trasferimento con l'elisoccorso Pegaso verso l'ospedale. È stata sempre cosciente e temeva per la salute del bambino».

Di quel terribile primo pomeriggio di fine ottobre, l'operatore della Croce Verde di Lucca difficilmente potrà dimenticare lo scenario che si materializzò davanti a lui e ai suoi colleghi non appena arrivarono sul posto dell’intervento, lungo la via per Camaiore.

«Delle due abitazioni era rimasto in piede soltanto un cancello – ricostruisce Milani – Il prato davanti alle case era diventato una distesa di pannelli solari, trasportati da un furgoncino (quello con a bordo due operai dell’impresa edile Rossi Michele portati al pronto soccorso del San Luca da una prima ambulanza, ndr) e fatti sbalzare all'indietro a causa della forza d'urto dell'esplosione. Anche per noi soccorritori lo choc è stato pesante. Speravamo almeno che Debora riuscisse a sopravvivere, speravamo potesse vedere crescere il piccolo Dante insieme al marito ma così, purtroppo, non è stato».

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