Il Tirreno

Toscana

L’inchiesta

Energia, la legge congela i prezzi: stop di Antitrust al caro-bollette

di Ilaria Bonuccelli
Energia, la legge congela i prezzi: stop di Antitrust al caro-bollette

Quattro società obbligate a fare retromarcia sugli aumenti fino ad aprile 2023. Modifiche unilaterali dei contratti: molti clienti scaricati dal vecchio gestore

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Per ora l’ordine di Antitrust è arrivato a quattro società dell’energia: E.on, Iberdrola, Dolomiti spa, Iren. All’inizio di novembre l’Autorità di garanzia della Concorrenza e del mercato ha imposto a tutte di non aumentare le tariffe di luce e gas; di tornare alle vecchie tariffe se già le hanno aumentate; di comunicare agli utenti migrati verso altri gestori, che possono tornare a essere loro clienti, se lo vogliono, alle tariffe non ritoccate.

Proprio così. Nessun ritocco è possibile (se non in casi molto specifici) delle tariffe di luce e gas fino al 30 aprile 2023, ricorda Antitrust. Lo ha deciso il governo ad agosto con il decreto Aiuti bis (convertito in legge a settembre).

Il provvedimento è stato studiato proprio per mettere al riparo famiglie e micro imprese da aumenti legati al mercato impazzito dell’energia. Ma le 4 compagnie - ce ne sono altre 25 sotto osservazione - hanno adottato iniziative per ritoccare lo stesso i prezzi. E Antitrust ha fatto scattare le censure. Anche per aver rescisso i contratti coi clienti che non si sono adeguati agli aumenti. I provvedimenti, però, possono essere impuganti davanti al Tar del Lazio.

Il caso E.on

A molti clienti, E.on ha rescisso il contratto perché costava troppo continuare a rifornirli di energia. Poi li ha scaricati al «gestore del servizio di tutela». A chi è rimasto, l’azienda ha addebitato bollette molto più salate. Per questo Antitrust ha imposto a E.on, con un provvedimento cautelare, di riprendersi i clienti scaricati, applicando le vecchie condizioni contrattuali (le tariffe vecchie, meno care).

L’Autorità, infatti, contesta a E.on due comportamenti in contrasto con il Codice del Consumo: «la risoluzione unilaterale del contratto, per eccessiva onerosità sopravvenuta (nell’erogazione del servizio) e il conseguente passaggio della clientela al gestore del servizio di tutela». Secondo Antitrust rescindere il contratto di servizi di prima necessità se non si accetta l’aumento dei prezzi «comprime i diritti dei consumatori», rimanda a una condotta «potenzialmente aggressiva e illegittima, perché l’eccessiva onerosità potrebbe, in astratto, giustificare la risoluzione del contratto solo dopo una decisione dell’autorità giudiziaria». Senza considerate il fatto che i clienti potrebbero «essere indotti ad accettare un’offerta più onerosa, per timore della rottura del contratto e di restare senza gas o luce, con ingiusto pregiudizio economico».

Nessuna scorrettezza

La società, tuttavia, contesta la necessità del provvedimento cautelare: annullata la modifica unilaterale del contratto comunicata agli utenti il 2 agosto, sono stati annullati solo i contratti dei clienti che hanno «ricevuto la comunicazione di modifica delle condizioni contrattuali a settembre». Quindi la rescissione dei contratti è stato un «unicuum». Inoltre – assicura E.on – nessun cliente è rimasto senza energia perché tutti i nominativi dei clienti ai quali il contratto è stato rescisso «sono stati trasferiti ai fornitori incaricati da Arera (l’Agenzia nazionale dell’energia) del servizio di salvaguardia. La società è stata costretta a rinunciare alla clientela, piuttosto che continuare a rifornirla di energia elettrica a un prezzo totalmente disallineato dal proprio costo di approvvigionamento di mercato».

Iberdrola

Vicenda analoga per la società spagnola. A giugno 2022 manda un avviso ai propri clienti: i contratti a “prezzo fisso” di energia elettrica e gas sono tutti decaduti «per eccessiva onerosità». Rifornire i clienti costa troppo. Ma chi vuole restare con la compagnia può sottoscrivere un nuovo contratto: tariffe più alte e, soprattutto, variabili. Chi non è d’accordo, dovrà cercarsi un nuovo fornitore. Antitrust non ci impiega molto a definire questo comportamento «illegittimo». E come già per E.on l’Autorità, con un provvedimento cautelare, impone l’immediata, retromarcia. Iberdrola deve: 1) «sospendere ogni attività di risoluzione dei contratti di fornitura in essere», sia di consumatori domestici, sia di micro imprese;

2) sospendere «fino al 30 aprile 2023, le nuove condizioni di energia e gas alle quali hanno aderito i consumatori, a fronte della minaccia della “risoluzione del contratto”, ripristinando le precedenti condizioni economiche di fornitura (il prezzo fisso);

3) a ogni ex cliente che si è cercato un nuovo fornitore o che è stato passato al “servizio di tutela” Iberdrola deve comunicare la possibilità di tornare con l’azienda «alle precedenti condizioni economiche».

Prezzo variabile

Invece – evidenzia Antitrust – Iberdrola ha proposto un contratto «modificativo», con sostituzione del prezzo fisso con un «prezzo indicizzato, e dunque variabile, della componente energia a seconda delle oscillazioni del prezzo di mercato». Ma non solo. A Iberdrola l’Autorità contesta pure di aver ottenuto contratti con proposte ingannevoli «contrastanti con i numerosi messaggi pubblicitari nei quali si lascia intendere che tutta l’energia venduta dalla società sia prodotta da fonti rinnovabili». Se così fosse, non ci sarebbe stato bisogno di adeguare i contratti di luce e gas all’aumento dei prezzi del mercato.

La replica

Iberdrola spiega di aver resistito agli aumenti fino a che è stato possibile e di aver adeguato i prezzi solo «quando la fornitura è divenuta eccessivamente onerosa». E dopo il 29 settembre, non è stata inviata «né sarà inviata più alcuna comunicazione», perciò il provvedimento cautelare è inutile. Inoltre «non risulta possibile né sospendere né revocare le procedure di risoluzione contrattuale avviate presso il Sistema Informativo integrato, come riferito per dallo stesso Sistema».l




 

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