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Torre del Lago, da capitale del turismo gay-friendly al «deserto dove proliferano i disperati»

di Donatella Francesconi
Torre del Lago, da capitale del turismo gay-friendly al «deserto dove proliferano i disperati»

La morte dopo una rapina di un ristoratore riaccende i riflettori sullo stato della Marina. Le considerazioni di Alessio De Giorgi, che qui da imprenditore ha vissuto anni d’oro: «Abbiamo vissuto quello che definisco “populismo giudiziario”»

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TORRE DEL LAGO.  La considerazione di Alessio De Giorgi, ormai ex imprenditore della Torre del Lago dal turismo “friendly” per tutta la comunità Gltbqi+ è molto amara: «Della Marina di Torre del Lago si parla oggi solo perché c’è un morto». De Giorgi e altri imprenditori hanno lanciato e gestito gli anni d’oro del turismo che non discrimina per orientamento sessuale sulle coste della Versilia: «In qualche modo», ricorda, «eravamo riusciti a creare un circolo virtuoso tra locali notturni, ristoranti, bed and breakfast, campeggi. Per cui non c’era solo un turismo mordi e fuggi del sabato sera, ma era un turismo più stanziale. In quegli anni, già da maggio e fino a ottobre la Marina torrelaghese accoglieva un flusso di persone anche nei giorni infrasettimanali».

Poi, dopo l’estate 2013, quelle delle ultime feste cui seguirono le inchieste della Procura della Repubblica sui locali che avevano violato le regole del Parco naturale di Migliarina San Rossore Massaciuccoli, la Marina di Torre del Lago si è desertificata. «Abbiamo vissuto quello che definisco “populismo giudiziario”» dichiara De Giorgi: «Per quanto mi riguarda è finita con un anno di messa alla prova. Ma c’è chi ha chiuso, chi ha abbandonato, e io stesso ho lasciato, scottato dalla vicenda».

Ripartire, sostiene De Giorgi, non è impossibile: «Servono promozione, messa in rete delle attività, regolarizzazione delle stesse, e una serie di atti concreti da parte delle Istituzioni». Primo fra tutti la concessione, da parte dell’Ente Parco, del cambio di destinazione d’uso per i locali ormai scheletriti o buchi vuoti sulla Marina. «Ci sono troppe attività commerciali chiuse», sono le parole dell’ex imprenditore del turismo, «e dunque vanno date autorizzazioni per fare altri tipi di attività». Un tema che deve essere recepito dal Piano del Parco, ancora lontano da essere modificato.

E non è solo burocrazia urbanistica, sottolinea De Giorgi: «Il tema della sicurezza lo si risolve in due modi, aumentando il numero delle forze di polizia, ma anche portando vita, persone che abbiano davvero voglia di godersi la permanenza, la vacanza. Questo allontana un po’ di disperati che in un posto deserto, invece, proliferano».  

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