Proteste
Pertini e l’audio mai ascoltato prima: «Ti faccio un regalo, ti racconto la liberazione di Firenze» – Video
Il Presidente partigiano arriva a Firenze a fine guerra: in un audio il suo racconto: «I tedeschi erano talmente arrabbiati che avevano fatto il coprifuoco per gli uomini»
FIRENZE. «Io con un compagno, ottenuto il lasciapassare, ci avventurammo per arrivare a Prato. Ricordo che passammo per Carrara e vicino a Lucca fummo fermati da una pattuglia di tedeschi. Dico “Noi dobbiamo raggiungere Prato perché è una cosa urgente”, “No, no, no. Adesso a nostra disposizione. Portarci in un campo qui dove noi stiamo con le nostre truppe”. Ma io non volevo andare con loro perché, era chiaro, temevo, uscito da una rete, di cadere in un’altra rete».
Il ricordo è quello dei giorni della Liberazione di Firenze (nell’agosto 1944), la voce che racconta è quella del presidente della Repubblica Sandro Pertini. Un lungo resoconto, circa 50 minuti, in cui il Presidente partigiano rivive quei giorni successivi alla fuga dal carcere di Regina Coeli, dove era detenuto con altri prigionieri politici tra cui il presidente Giuseppe Saragat, e l’arrivo a Firenze, il tutto raccolto dall’amico e giornalista Giovanni Errera.
Un audio conservato dalla famiglia Errera e reso pubblico per la prima volta il 10 novembre del 2022, alle 17,30, durante l’anteprima nella Sala Pegaso di Palazzo Sacrati Strozzi alla presenza del presidente della Regione Eugenio Giani e del presidente della Fondazione Sandro Pertini Pietro Pierri con il giornalista Giacomo Guerrini. «Io avrò avuto quattro anni e mio fratello Lorenzo dieci – racconta Leonardo, figlio di Giovanni Errera, ricordando il giorno in cui conobbe il Presidente –. Con mio padre erano amici e la moglie, Carla Voltolina, chiamò mia madre e le disse che sarebbero venuti alla Pergola a vedere uno spettacolo, così vennero a pranzo da noi. Con noi bambini era alla mano, quasi come un nonno. Mio padre gli chiedeva spesso degli aneddoti, una volta, era Natale, e il Presidente gli disse “Ti faccio un regalo, ti racconto la liberazione di Firenze”». Un racconto lucidissimo e dettagliato. «Prato era un inferno – si ascolta – il grosso dell’esercito tedesco si stava ritirando da Firenze. Tutti gli opifici di Prato un incendio, uno spettacolo infernale».
Un racconto carico di emozione, ma anche di momenti divertenti, una pagina di storia che è anche un puzzle delle voci dei fiorentini incontrati dal Presidente lungo il viaggio che lo avrebbe portato a Roma. «Mio padre conservava tutto – dice Leonardo Errera –. Cinque o sei anni fa ho ritrovato questa audiocassetta e l’ho riconvertita in digitale. Da lì è nata l’idea di condividere questo racconto e di fare in modo che potesse arrivare a più persone possibili, soprattutto ai ragazzi. Era una cosa che Pertini stesso faceva, negli anni ha ospitato spesso i ragazzi al Quirinale». Quindi la decisione di caricare quella chiacchierata tra il padre e il Presidente sul sito https://www.giovannierrera.it/ realizzato da Claudio Tirinnanzi e di presentare la registrazione in Regione. Così, minuto dopo minuto, dalle parole di Pertini riemerge quel pezzo della nostra storia. Il lungo viaggio a piedi da Prato a Firenze con in mano solo una valigetta. «Sembravo Charlot» ricorda, la stanchezza e il risveglio improvviso per un colpo di cannone. Poi l’arrivo in città, gli incontri, «c’era solidarietà in tutta Firenze», e l’obiettivo di raggiungere Gaetano Pieraccini, «se voglio passare il Mugnone bisogna che mi affidi a dei ragazzi che sono i più svelti e la fanno in barba a tutti», l’aiuto di due giovanissimi fiorentini, «si sentivano importanti, io avevo affidato loro la mia vita», e l’arrivo a casa dell’amico in via Cavour. «Suono e nessuno risponde. Si apre la porta vicina “Signore chi cerca?” “Cerco il professor Pieraccini” “Non c’è”. Sentivo che era una bugia. “Signora guardi, io so che Gaetano è in casa, io sono un amico fraterno e come può immaginare mi trovo in una situazione difficile e pericolosa, la mia vita dipende dall’incontro con Pieraccini. Lei si assume una grande responsabilità. Lei dica a Gaetano che è Sandro Pertini che lo cerca. Quando mi sarà accaduto quello che mi dovrà accadere e quando lui saprà che io lo cercavo e lei ha detto che non c’era, sarà il primo a rimproverarla e lei ne avrà rimorso”». Poi l’abbraccio con Pieraccini, lo scambio di battute col professore. «Dico “Non ce l’ho la faccia da delinquente Gaetano?” “No, non ce l’hai come non ce l’ho io, ma qui sono le persone oneste che fanno fuori Sandro, non sono i delinquenti”». Ma anche il ricordo della famiglia Bertoletti che lo tenne nascosto nella casa di via Ghibellina e la rocambolesca traversata di Firenze: «I tedeschi erano talmente arrabbiati che avevano fatto il coprifuoco per gli uomini, durante il giorno non si potevano vedere gli uomini in giro, solo le donne per fare la spesa. Mara mi precedeva – racconta ricordando una delle donne della famiglia che lo avevano aiutato nell’impresa –. A un certo momento mi fa un cenno nervoso, segno evidente che non era solo una pattuglia ma un pericolo più grande, e mi infilo in un negozio aperto. C’erano le donne, fu uno scompiglio, “Ma lei lo sa signore che gli uomini non possono uscire? Lei mette in pericolo anche noi”,
“Ma io devo raggiungere un dottore, mia moglie è moribonda”, ho fatto la parte piagnucolosa. Tirano giù la saracinesca e si sente passare il pattuglione». Situazioni di grande pericolo che si intrecciano con slanci di generosità e poi il momento tanto atteso: «In via Calzaiuoli c’era un’improvvisata sede del Partito socialista. Io entro e si sente l’eco della Martinella», il suono della Liberazione raccontato come fosse appena accaduto in quell’audio conservato gelosamente e adesso a disposizione di tutti.
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