La manifestazione
Imprese, servono misure eccezionali
Il nuovo governo si muova per evitare il peggioramento dei rating bancari
Gli effetti della pandemia e la crisi bellica rappresentano minacce che, unite alla ripresa inflazionistica ed all’ascesa dei tassi di interesse, determinano una miscellanea di preoccupazioni per gli imprenditori di ogni settore.
La combinazione di tali effetti ha già prodotto tensioni finanziarie che, soprattutto in ragione dell’esasperata crescita di costi delle utenze e di talune materie prime, hanno assottigliato le strutture liquide delle aziende stagionali annunciando un periodo invernale complesso da gestire.
Oltremodo per le aziende meno vincolate dal ciclo temporale l’instabilità dei prezzi di reperimento dei fattori della produzione, oltre alle difficoltà di approvvigionamento, è condizione che rende assai ardua la definizione di una politica programmatoria orientata al futuro.
Tali difficoltà incidono fortemente sul consolidamento di un percorso orientato al mantenimento della continuità dell’impresa o, come da più parti ormai sottolineato, al perseguimento della sostenibilità dell’impresa.
Ciò delinea un rischio capitale. Difatti, riprendendo un passaggio del neo presidente del Consiglio Giorgia Meloni (affermazione che fu però coniata da Gino Zappa, aziendalista toscano a cui si deve l’invenzione del termine azienda), solo l’azienda che si conquista la sostenibilità nel tempo difendendosi dalle minacce è creatura che produce ricchezza per il territorio dove opera.
Oggi, insomma, l’azienda deve esser supportata in un difficile percorso difensivo che, per converso, può nascondere opportunità.
Si dovrà però avere cura di non limitarsi ad un’analisi delle difficoltà di breve termine. Non che incentivi o sussidi o dilazioni di pagamento siano soluzioni da respingere, ci mancherebbe.
Insieme però l’imprenditore e tutti i suoi consiglieri dovranno spostare l’attenzione su una logica previsionale più coraggiosa e rivolta ad un futuro più lontano con uno stile più programmatorio che, necessariamente, dovrà partire da una puntuale (e razionale e sincera) valutazione dei punti di forza e di debolezza.
In questa direzione l’imprenditore potrà dirigersi accompagnato dalle recenti novità apportate dal Codice della Crisi (in primis le regole introdotte dal Titolo II) e da "attenzioni" che si auspica il nuovo esecutivo presto presenterà.
L’impresa potrà sì beneficiare anche dello snellimento delle procedure amministrative e della riduzione dei costi burocratici, miglioramenti che, però, dovranno determinarsi insieme ad una crescita culturale che dovrà esser obiettivo dell’imprenditore e dei suoi più stretti collaboratori amministrativi.
Soprattutto le strutture amministrative e le procedure finalizzate alla stesura dei rendiconti di bilancio delle aziende dovranno subire modifiche tese ad una loro attualizzazione ambientale, così da rendere gli schemi di bilancio almeno più trasparenti, talvolta addirittura più veritieri.
L’asimmetria informativa degli schemi di bilancio, aspetto frequentemente riscontrato in periodi di crisi, è tema che soprattutto oggi deve porsi all’attenzione degli imprenditori, degli esperti contabili e dell’intero aggregato della pubblica amministrazione coinvolto nell’emanazione delle regole.
Ciò a poco più di un trimestre dalla chiusura di un esercizio contabile che, per causa soprattutto della crescita dei costi energetici, rimarrà nella storia quale l’anno in cui le posizioni reddituali delle imprese toccheranno i minimi storici.
Il rischio è altamente probabile e gli effetti che ne sortirebbero, in primis il peggioramento dei rating bancari e l’allontanamento del sistema bancario dai processi di sviluppo imprenditoriale, devono esser già oggi contrastati.
La fase storica vissuta, caratterizzata da forte crescita dei prezzi di acquisto e riassortimento di materie prime intervenuta dopo la pandemia ovvero dopo lo svuotamento di tutti i magazzini in fase pre pandemica, è probabilmente il giusto viatico perché il 31 dicembre 2022 possa rappresentare il momento di una chiusura di un esercizio eccezionale che, proprio per tale ragione, dovrebbe meritare da parte del nuovo esecutivo misure eccezionali di tipo procedurale e contabile.
Ciò si auspica che possa trovare spazio nell’agenda politica del nuovo governo con interventi specifici di natura contabile che tecnicamente non sono complessi da immaginare e che avrebbero il grande vantaggio di evitare azioni autonome ed individuali sganciate dai formalismi contabili vigenti. Proprio ciò che il legislatore nel nuovo Codice della Crisi d’impresa ha tentato di contrastare.
* Professore all’Università Napoli Parthenopee dottore commercialista
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