Gioco
Casa di riposo lager, ecco cosa subivano gli anziani: rette esose, palpeggiamenti nelle parti intime e il sospetto dei raggiri sui beni
L’inferno per gli ospiti nella valle del Serchio. Arrestati i due titolari, in passato erano già stati condannati per truffa
Lucca Si chiama “Oasi della pace”, ma è tutt’altro. In questa grande casa degli anni Settanta, affacciata sulla valle del Serchio e un tempo appartenuta a una famiglia di industriali lucchesi, secondo la procura di Lucca si consumavano angherie e violenze: anziani maltrattati, picchiati, umiliati e palpeggiati nelle parti intime. Sono queste le ipotesi di reato sulla base delle quali all’alba di ieri i carabinieri di Castelnuovo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Vincenzo D’Isanto, originario di Castelfiorentino, e Debora Campanozzi, originaria San Severo, provincia di Foggia. Sono indagati per maltrattamenti aggravati, circonvenzione di incapace e violenza sessuale. Entrambi 52enni, legati sentimentalmente, sono proprietari e gestori della struttura aperta a Bagni di Lucca dal maggio 2021. Qui fino a ieri alloggiavano otto anziani, per lo più persone sole di età compresa tra i 63 e gli 87 anni, provenienti dalla Piana di Lucca, da Pistoia e anche da Fucecchio.
L’inchiesta
Le indagini sono partite a settembre, ma non per merito delle segnalazioni dei familiari, del tutto ignari di ciò che stava accadendo ai loro cari, bensì grazie alle confidenze raccolte dai carabinieri del territorio, guidati dal comandante Biagio Oddo. Chi ha avuto occasione di entrate nella struttura, magari per un colloquio o una faccenda di lavoro, aveva notato strani comportamenti da parte degli ospiti e ancor più dei due eccentrici titolari. Il sospetto che qualcosa non tornasse in quella casa famiglia da catalogo patinato, con una retta da circa 1.600 euro al mese, ha così preso piede.
L’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Elena Leone ha messo in evidenza come dietro alle foto di compleanni festanti pubblicate dai gestori sui profili social, ci fossero in realtà intimidazioni e violenze. Le intercettazioni ambientali lo hanno confermato: grazie alle “cimici” gli inquirenti hanno ascoltato quel che accadeva nella villa: urla, offese, botte. Gli ospiti quotidianamente umiliati, sottoposti a minacce e aggressioni fisiche vere e proprie. Anche a violenze sessuali: nel fascicolo ci sono episodi che fanno riferimento ad anziani palpeggiati nelle parti intime, con tanto di approcci verbali spinti e allusivi. Tutte azioni che secondo la procura erano volte a piegare la volontà delle vittime, a farle vivere in un clima di costante terrore e mortificazione.
La circonvenzione
Non finisce qui. Sempre secondo la ricostruzione dell’accusa i due indagati volevano approfittare, o per meglio dire “abusare”, della loro posizione di supremazia per raggirare gli anziani e accaparrarsi i loro beni. Nella casa sono stati trovati denaro e documenti inerenti a passaggi patrimoniali sospetti: gli accertamenti sono in corso. Oltre ai carabinieri del nucleo operativo, hanno lavorato all’indagine i militari delle stazioni di Bagni di Lucca e Borgo a Mozzano: le forze dell’ordine hanno effettuato una meticolosa perquisizione nella struttura, rinvenendo diversi tipi di medicinali. Normale? Forse. I farmaci rinvenuti dovranno essere confrontati con le prescrizioni dei medici curanti dei vari ospiti, per capire a quale scopo erano detenuti e se eventualmente sono stati somministrati.
Vittime e carnefici
Intanto degli otto anziani ospiti della struttura, cinque sono stati ripresi dai propri familiari, mentre per gli altri tre l’Asl sta cercando una sistemazione in una struttura accreditata. I due indagati, invece, sono stati portati in carcere: D’Insanto al San Giorgio di Lucca, Debora Campanozzi nella sezione femminile del carcere di Pisa, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si terrà nei prossimi giorni. Entrambi hanno alle spalle una condanna per truffa passata in giudicato.
A rileggere oggi le dichiarazioni che i due rilasciarono in occasione dell’apertura della struttura vengono i brividi. «Casa di riposo è una definizione che non mi piace e non voglio usare – diceva Debora Campanozzi nell’aprile 2021 – Il nostro obiettivo, direi desiderio, è di dare alle persone che verranno da noi un ambito familiare accogliente e con tutte le comodità. L’anziano non sarà mai abbandonato, ma assistito e coinvolto in esperienze ricreative, ludiche e culturali. Sarà dato anche un sostegno psicologico, se necessario. Nostro scopo è assicurare agli ospiti la massima serenità e un assoluto comfort». Un obiettivo, ammesso che fosse sincero, totalmente mancato. l
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google