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L’intervento

Covid, Pregliasco e i no-vax: «Reintegro irrisorio. Nuova ondata di casi a dicembre»

di Melania Carnevali
Covid, Pregliasco e i no-vax: «Reintegro irrisorio. Nuova ondata di casi a dicembre»

L'intervista al direttore sanitario dell'Irccs tra utilizzo delle mascherine, il reintegro dei sanitari no-vax e i consigli sulla quarta dose di vaccino

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La decisione del governo di reintegrare i medici no-vax è «un provvedimento identitario» ma «non rilevante». In altre parole: nessun allarmismo. A dirlo è Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, che invita a utilizzare ancora la mascherina, dentro e fuori gli ospedali, e avverte: a dicembre ci sarà una nuova ondata.

Professore, qual è la situazione attuale? Siamo ancora in piena pandemia?

«Siamo in una fase di transizione. Ovviamente una pandemia non ha una fine come un concerto. Ci sono nuove varianti che continueranno l’opera di questo virus e che un po’ ci inquietano: potrebbero determinare una fiammata ulteriore in dicembre con l’arrivo di un numero di casi giornalieri importante, però queste varianti sono meno aggressive e in più la gran parte delle persone in Italia è vaccinata o si è ammalata, quindi ha acquisito una protezione che, seppur non impedisca la reinfezione, rende meno facile avere forme pesanti di malattia. Quindi una situazione con onde di salita e di discesa come quelle di un sasso in uno stagno che vanno via via a ridursi. Però siamo ancora in una fase di convivenza col virus che dobbiamo continuare a considerare. Ovviamente con maggiore libertà rispetto al passato, ma con attenzione».

Il governo ha tolto l’obbligo dei vaccini per i medici, lasciando solo l’uso della mascherina. È sufficiente per evitare il contagio?

«Sicuramente dobbiamo sdoganare l’uso della mascherina, ovviamente non più con la rigidità di prima. Per i soggetti fragili, i soggetti a rischio, chi si sente al sicuro, ben venga l’utilizzo, in momenti di potenziale rischio, della mascherina. Un po’ come facevano e fanno i turisti orientali. Il provvedimento dei no-vax è un provvedimento identitario che richiama le dichiarazioni fatte durante la campagna elettorale, ma si tratta di tremila persone, non è niente. Mi lascia perplesso, triste, il fatto che ci sia questo piccolissimo numero, perché si parla dello zero virgola per cento, di medici che non hanno seguito le indicazioni della ricerca scientifica. In alcuni casi si tratta di problemi burocratici, ma in altri si tratta di colleghi che hanno avuto un approccio non congruo alla malattia. Però, ecco, è un provvedimento non rilevante. Comunque era una sospensione, non erano stati radiati».

Quante sono le varianti in circolazione adesso? E soprattutto i vaccini ci coprono da tutte?

«I vaccini sono aggiornati alla Omicron 4 e 5. Le varianti attuali sono sottovarianti della Omicron. In particolare sono la Bq1, la Bq1.1, la Xbb. I vaccini aggiornati coprono da queste varianti. Addirittura il vaccino originario lo fa, anche se un po’ meno. Però sono utili rinforzi delle difese immunitarie. Anche i guariti dopo sei, sette mesi possono reinfettarsi. Quindi il segnale è quello di dire: non più vaccinazione universale, non più Green pass, obblighi o quant’altro, ma grande raccomandazione per gli anziani e i fragili a fare questa dose di richiamo. Nel prossimo futuro si arriverà a una dilazione dei tempi. Quindi la vaccinazione nei prossimi anni dovrà esserci ancora ma con un intervallo annuale, con cadenza come quella anti-influenzale».

Quindi lei suggerisce la quarta dose solo agli anziani e ai fragili, agli altri no?

«È un’opzione utile per tutti. Però diventa una raccomandazione forte forte per i fragili».

Il prossimo nodo che affronterà il governo sarà l’isolamento dei positivi. Meloni vuole ridurre i giorni. Lei che ne pensa?

«È una prospettiva di ritorno alla normalità. Noi dobbiamo tornare alla normalità e dobbiamo basarci sulla responsabilità dei singoli. Un tempo se si aveva l’influenza, si andava a lavorare, la mattina si arrivava in ufficio e si diceva ai colleghi “stanotte, ho avuto un febbrone da cavallo e mi sono preso un’aspirina”. In questa fase non è il massimo. Quindi credo che sia un provvedimento da valutare in funzione dall’andamento epidemiologico».

La campagna di vaccinazione come sta andando?

«Un po’ a rilento. Io credo che debba essere rimarcata l’importanza della vaccinazione e del richiamo vaccinale».

Riusciremo a debellare questo virus o dobbiamo imparare a conviverci?

«Dovremo conviverci per diversi anni. Come l’influenza».

Però tra un tot di anni sparirà?

«Diciamo che riusciremo a tenerlo a un’intensità bassa. Il virus continuerà a migliorare la sua capacità di infettare, ma in modo meno intenso. Diventerà uno dei tanti coronavirus dell’inverno. Quelle forme respiratorie non pesanti che fanno parte dei fastidi invernali».l




 

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