Il Tirreno

Toscana

L’emergenza socio-sanitaria

Le Rsa toscane senza più risorse avvisano: «O rette più alte oppure chiudiamo»

di Danilo Renzullo
Le Rsa toscane senza più risorse avvisano: «O rette più alte oppure chiudiamo»

Il rischio del dramma sociale per migliaia di persone e famiglie che si affidano alle strutture. La protesta a Firenze

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Firenze «Le chiusure non sono più uno spettro, ma un rischio concreto». Non è più solo un allarme. È una sorta di conto alla rovescia quello avviato dalle associazioni rappresentative delle Rsa regionali che ospitano circa 12.500 anziani, ma che - con il caro prezzi (e il caro bollette) rischiano di non essere più in grado di garantire l’assistenza. Né a chi è parzialmente sufficiente, né a chi non lo è.

Prima l’emergenza Covid, adesso il caro energia. I costi triplicano, mentre le rette sono ferme. Con tariffe aggiornate a 11 anni fa. «La nostra resistenza non può essere infinita. Sicuramente alcuni centri dovranno arrendersi tra qualche mese», il grido di dolore lanciato ieri mattina da lavoratori e rappresentanti delle Rsa di tutta la Toscana in presidio davanti al palazzo della Regione per rivendicare l’aumento delle rette, ma soprattutto una riforma del settore. «Guarda, basta leggere qui. Questa era la bolletta riferita alla stagione estiva 2021: 17mila euro; questa del 2022: 54mila euro. L’ultima bolletta, quella di settembre è passata da 17 a 34mila euro. E parliamo solo del consumo dell’energia elettrica. Sono costi insostenibili, a cui vanno aggiunti anche quelli che abbiamo affrontato durante l’emergenza Covid. Come si fa ad andare avanti?», chiede Paolo Moneti di Villa Gisella (Rsa di Firenze) e presidente toscano dell’Anaste (Associazione nazionale strutture terza età). «Continuiamo a resistere – prosegue –, ma non per sempre. In Emilia-Romagna, dieci strutture hanno comunicato la chiusura, a breve questo accadrà anche in Toscana».

A parlare sono le bollette, ma non solo. «Questa è una crisi che rischia di trasformarsi in dramma», la preoccupazione degli operatori che con striscioni, cartelli e fischietti rivendicano soluzioni concrete. «Speriamo che qualcuno ci ascolti perché i nostri dipendenti rischiano il posto di lavoro e i nostri ospiti di finire a casa. Chi una casa e una famiglia alle spalle ce l’ha», aggiungono i gestori delle Rsa.

Oggi sono appunto 12.500 le persone ospitate nelle 323 residenze toscane, in cui sono occupati circa 12mila addetti. Per ogni ospite si paga una retta giornaliera di 106,5 euro. Una metà è a carico della Regione tramite le Asl, l’altra è invece a carico dei Comuni o delle famiglie (quota che varia a seconda del reddito).

«Occorre subito riformare il sistema delle tariffe», la richiesta unanime della galassia di associazioni e cooperative rappresentative del settore. «E per riformare intendiamo ritoccare le rette, ferme ormai da undici anni. Occorre un aumento di almeno 25 euro ad ospite al giorno», la richiesta di Andrea Blandi, presidente di Uneba Toscana (Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale).

«Le Rsa sono ormai costrette ad indebitarsi con le banche, a ridurre il patrimonio immobiliare e a tagliare tutto quello che si può tagliare – continua –. Ormai non si può più andare avanti, non ci sono più le condizioni per gestire strutture e servizi». Costi alle stelle e personale al minimo. Operatori socio-sanitario (oss) e infermieri le emergenze. Non si trovano. «E quelli che ci sono – aggiunge Blandi – vengono assorbiti dal sistema sanitario per far fronte alle necessità delle strutture ospedaliere». Almeno trecento gli oss che occorrono per completare gli organici delle residenze attive in Toscana, a cui si aggiunge la necessità di diverse centinaia di infermieri. «Sono almeno un migliaio, in totale, le figure che mancano», specifica Blandi.

Emergenze che confluiscono in un allarme chiusure che, secondo le associazioni di categoria, potrebbe iniziare a materializzarli presto. «L’eventuale chiusura di una struttura significa mandare a casa decine di persone gravissime, assistite 24 ore su 24 – specifica Franca Conte, presidente dell’Arat (Associazioni residenze anziani Toscana) – creando un problema enorme alle famiglie, ma anche al sistema sanitario. Da anni chiediamo un incontro al presidente della Regione e all’assessore alla sanità (ieri una delegazione è stata ricevuta dai rappresentanti della Regione, ndr). Non abbiamo mai ricevuto risposte e non riusciamo a capire il perché di questo silenzio».  

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