Gioco
Lucca, caro energia: conti stressati ma il distretto cartario resiste
Appello all’Europa per price cap e riforma del mercato
A saperli leggere i numeri non sono mai freddi, ma possono aiutare a comprendere meglio la realtà che ci circonda, con i suoi aspetti positivi e con quelli negativi. Prendiamo per esempio il numero 10.229, una cifra che verrebbe spontaneo approssimare a 10mila, ma non sarebbe giusto. Questo perché stiamo parlando di persone, ognuna con la sua vita, i suoi desideri, i suoi obiettivi. Tanti sono gli occupati del distretto cartario di Lucca e Pistoia: 7.582 nel settore carta e cartotecnica, 2.647 in quello delle macchine per l’industria cartaria. Logica dunque l’attenzione verso quanto sta avvenendo attorno a quest’attività, perché dalla stessa dipende il futuro di 10.229 famiglie.
E anche qui i numeri ci aiutano a disegnare un quadro, fatto di luci e di ombre. Le luci (dati del Centro Studi di Confindustria Toscana Nord) sono rappresentate dalla fotografia del mercato al momento: le 243 aziende del settore carta e cartotecnica nei primi sei mesi del 2022 hanno fatto registrare il segno più sia per quanto riguarda la produzione (+1,1%) sia soprattutto per quanto riguarda il valore delle esportazioni (+66,2%). Dati particolarmente positivi se si tiene conto delle percentuali medie registrate nel 2021 (rispettivamente -0,9% e -0,1%) . Positivo anche l’andamento per le 88 aziende della meccanica per il cartario, con un +5% nella produzione e un +26,4% nel valore delle esportazioni.
Ma per tornare alla carta, quello che emerge non è tanto una crisi di mercato: i suoi prodotti, che si parli di tissue o di packaging, si vendono. Il problema, da più di un anno a questa parte, è il fatto che produrre e vendere carta rischia di diventare antieconomico. Su quegli stessi indicatori positivi incide infatti anche l’aumento dei prezzi: i dati Istat provinciali (su cui si basa la ricerca del Centro Studi) sono espressi in valori, evidenziando quindi un incremento dei prezzi che salgono per cercare di far fronte all’enorme crescita dei costi aziendali. Anche perché se ci spostiamo dal nostro distretto e guardiamo il quadro nazionale, anche molte luci vengono ridimensionate, come emerge dalla relazione del presidente di Assocarta Lorenzo Poli: «I primi sette mesi dell’anno registrano una modesta crescita del settore pari allo 0,3% Dopo il miglioramento registrato nel primo trimestre (+4,5%), i volumi realizzati dal settore hanno presentato in luglio la prima sensibile riduzione (-5,9% su luglio 2021) da novembre 2020. La produzione di carte e cartoni per imballaggio, che ha sempre guidato le positive dinamiche del settore (anche nel 2020 con qualche eccezione), è scesa nel mese di luglio del 4%, del 7,5% sono diminuite le carte e cartoni per cartone ondulato. In riduzione anche le carte per usi grafici (-9,9%) e carte per usi igienico-sanitari (-3,6%) e altre specialità (-17,4%). Il fatturato in recupero dei sette mesi 2022 di oltre il 50% è effetto della necessità delle cartiere di recuperare gli ingenti rincari degli input energetici e delle materie prime fibrose».
E se fino ai primi mesi del 2021 le preoccupazioni erano rappresentate soprattutto dai costi delle materie prime, o dai costi di movimentazione delle merci, adesso il settore carta si trova a far fronte a una violenta impennata della voce energia.
E anche qui i numeri possono venirci incontro nel descrivere la situazione: «Si stima – spiega sempre Lorenzo Poli – che nei primi nove mesi di quest’anno la bolletta del gas del settore cartario abbia superato di oltre il 95% (dato a livello nazionale, ndr) quella dell’intero 2021, arrivando a oltre 1,3 miliardi di euro, stiamo parlando di una cifra cinque volte superiore ai 265 milioni di euro del 2020».
Ma ci sono altri due numeri indicati dallo stesso Poli che rendono l’idea di quanto il caro energia pesi sui conti delle aziende: «Tra il 2020 e il 2022 l’incidenza sul fatturato del costo del gas è passata dal 4,2% al 47%».
Le soluzioni? Le richieste del cartario sono molte, a livello nazionale e sovranazionale. Si parla di interventi strutturali, con il potenziamento della produzione nazionale di gas e con gli impianti per le energie rinnovabili (magari rendendo meno farraginose le pratiche autorizzative).
Ma servono anche secelte sovranazionali come quelle indicate nella lettera che sono riusciti a mettere insieme imprenditori e sindacati. Si tratta di un appello al governo, affinché agisca in Europa affinché siano concretizzate al più presto una serie di misure (alcune già annunciate), a partire dal price cap (ossia un prezzo massimo) per tutte le forniture di gas a livello continentale; una riforma del mercato dell’energia che separi il prezzo dell’elettricità dal prezzo del gas; una maggiore regolamentazione del Ttf olandese (che fissa il mercato del gas) affinché rispetti i principi di una vera borsa, e una revisione del sistema di scambio sulle emissioni (l’Ets) per impedire pressioni speculative.
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