Il Tirreno

Toscana

Il ritratto

Le piccole sezioni, l’amicizia di Giorgia, il ruolo di uomo nero nella Toscana rossa: chi è Donzelli, braccio destro della premier

di Ilaria Bonuccelli
Le piccole sezioni, l’amicizia di Giorgia, il ruolo di uomo nero nella Toscana rossa: chi è Donzelli, braccio destro della premier

ll ritratto del toscano ai vertici di Fratelli d’Italia. «Coordinatore del partito? Esagerazioni»

5 MINUTI DI LETTURA





Qualche giorno fa, la sera della vigilia della salita al Colle, Giorgia (Meloni) e Giovanni (Donzelli), sempre più popolare all’interno di Fratelli d’Italia, si sono messi a parlare.

Lo facevano sempre anche ai congressi della destra giovanile, facendo arrabbiare i colonnelli del partito: lui fiorentino “dirazzato”, proveniente da una famiglia di sinistra, una sorta di bestemmia toscana per questo innamoramento ostinato; lei, romana, ragazzina coriacea, la destra tatuata addosso. La serata di chiacchiere era quella della vigilia. Il presidente Mattarella ancora non aveva incaricato Giorgia Meloni di formare il nuovo governo, il primo di destra in Italia, il primo con una premier donna, ma mancavano poche ore. E i due amici si guardavano con la voglia di darsi i pizzicotti: «Ehi, ti ricordi di quando venti e più anni fa, ci dicevamo che un giorno avremmo governato l’Italia? Ci siamo arrivati davvero».

Ai vertici del partito

Trattenere la soddisfazione mica è stato facile. Giorgia presidente del Consiglio. Giovanni Donzelli al vertice del partito. E di nuovo deputato. Anche in aula, al dibattito sulla fiducia, Donzelli ricorda i giorni delle sezioni piccole, vissute con “il” presidente del Consiglio: «Noi con gli scarponi sporchi di fango e le mani pulite», la retorica da prima volta da forza di governo. Comunque c’è chi vedrebbe bene il Donzelli deputato anche come coordinatore di Fdi. Lui liquida la questione con una battuta lapidaria: «Esagerazioni». Ma non sfugge che in questi giorni di insediamento del governo sia fra i politici più gettonati dalle tv nazionali. «Solo perché ho la faccia buffa» minimizza. Ma sono in tanti a sostenere che avrebbe le qualità per gestire il partito. Non è un caso che nella passata legislatura Giorgia Meloni, che resta presidente di FdI, gli abbia affidato l’incarico di responsabile dell’organizzazione del partito.

L’infaticabile

Spesso è in piedi prima delle sette del mattino e, appena fatta una corsa, è pronto per partire. Dove partire non è un verbo metaforico. «Giovanni è capace di tenere una riunione la mattina a Genova, il pomeriggio a Torino e la sera a Venezia. Poi prende un aereo e tornare a casa a Firenze». A Prato, per la precisione, dalla moglie Alessia e dai figli. Non manca mai un weekend, con fuga dal gelataio sotto casa. «Una giornata così, con tre incontri, treni e aerei, che per chiunque sarebbe massacrante, per Giovanni è l’ideale». Non gli importa neppure di mangiare. A una condizione: che non resti a corto delle sue barrette di cioccolata. Giovanni, l’infaticabile, può stare senza bere, senza mangiare, anche quasi senza dormire, ma non senza cioccolata. Con quella a portata di mano può andare avanti a oltranza dicono i collaboratori: nei comizi, nei congressi, alle manifestazioni «non lo trovate sul palco. Aiuta a montar e le impalcature, sposta le sedie. È il politico del fare». Del “tuttofare”.

La gavetta

È sempre stato così. Inesauribile. E ottimista. La famiglia d’origine l’ha “scomunicato”. Quando ha capito che Giovanni non si sarebbe mai smosso dalle sue posizioni, gli ha posto un aut aut. «Vuoi studiare e restare di destra? Allora ti paghi gli studi». E lui ha obbedito. Si è iscritto all’università a Firenze e si è inventato lavori, per mantenersi. All’università aderisce al Fuan, il Fronte giovanile del Msi, riesce a farsi eleggere come primo e unico rappresentante di destra di ateneo e lavora come strillone per una società di Tiziano Renzi, il babbo di Matteo. Così Donzelli inizia la sua carriera politica nella destra. Un passato che gli avversari politici gli contestano ancora oggi.

Le critiche

Questo è il «passato fascista» che gli contestano gli avversari. Poi, basta che partecipi a un dibattito pubblico e subito scatta l’attacco, perché quanto interviene in tv parla, parla, parla. «A voce alta, non fa finire i discorsi. Sovrasta gli avversari». Per i suoi detrattori oscilla fra l’anti-democratico e l’antipatico, insomma. Eppure, alla destra Donzelli si avvicina attratto soprattutto dall’astro nascente nazionale, Gianfranco Fini. «Il primo Gianfranco Fini», precisa sempre. Quello che incanta anche Giorgia Meloni e fonda Alleanza nazionale. E non ci mette molto a farsi notare da Gianfranco: è perseverante e mattiniero, qualità che i due hanno in comune. La mattina, in via della Scrofa, la sede di An è quasi sempre deserta. I vertici romani arrivano tardi: hanno ritmi da sud del mondo. Gianfranco, bolognese, arriva presto. Donzelli anche. È il momento buono per avvicinarsi, scambiare due chiacchiere, imparare. Anche farsi vedere. Conquistarsi un posto (minimo) nel partito.

I primi incarichi

Così Giovanni ottiene le prime candidature e inizia la scalata: consigliere comunale a Firenze per due volte (2004 e 2009); nel 2010 l’elezione in consiglio regionale e nel 2012 è tra i fondatori di Fratelli d’Italia che, dopo dieci anni e fortune elettorali alterne, arriva al governo. Prima, però, c’è un periodo molto faticoso. Con risultati elettorali deludenti. Il centrodestra è in mano alla Lega. Ma Donzelli resta dov’è. Intensifica la sua attività politica, nel modo che gli riesce meglio: ascolta tutti. Chi lo cerca, viene ricevuto. È così, ad esempio, che in consiglio regionale, nel 2012, insieme ai colleghi Paolo Bambagioni e Stefano Mugnai, riceve le vittime del Forteto, i ragazzi sopravvissuti ai maltrattamenti e alle violenze sessuali subiti nella comunità dove per decenni il tribunale dei minori di Firenze ha mandato bambini e adolescenti tolti da famiglie disagiate. È fra i primi a credere alle violenze che ragazzi e ragazze hanno subito in quel luogo e a reclamare una commissione di inchiesta che arriva a poco. Così i suo nome inizia a circolare sempre più spesso anche in ambienti romani e dalla Regione a Montecitorio il passo è breve. Sempre all’opposizione. Con un linguaggio affilato. Lo ricorda Ettore Rosato, coordinatore nazionale di Italia Viva: « Fa un certo effetto sentire parlare in questo modo, Donzelli, noi che (in aula) siamo abituati a ben altri toni. Per pacatezza, sembra un democristiano, considerando il termine democristiano un complimento». Sarà il nuovo corso di Donzelli. Che, intanto, per FdI è segretario alla Camera. l

Ilaria Bonuccelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web