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Pizza e pasta: che noia gli stereotipi. Ma cari inglesi, adesso gli italiani siete voi
Lo stereotipo è il rifugio di chi manca di fantasia, la cuccia di chi è a corto di idee, lo sguardo del miope che non può spingersi oltre il suo naso. Il fondo di verità che sempre si nasconde in esso non vale la ricchezza del pensiero di chi se ne tiene lontano.
Lo stereotipo è il rifugio di chi manca di fantasia, la cuccia di chi è a corto di idee, lo sguardo del miope che non può spingersi oltre il suo naso. Il fondo di verità che sempre si nasconde in esso non vale la ricchezza del pensiero di chi se ne tiene lontano.
Tutti ne facciamo uso per ignoranza, fretta, o mancanza di curiosità e tutti prima o poi siamo costretti a pentircene. Se a rimestare nella greppia del trito stereotipo sull’italiano pizza e spaghetti è il prestigioso “Economist”, considerato, forse anche per un po’ di provincialismo, la vetta del giornalismo indipendente e informato, allora vuol dire che c’è del marcio in Inghilterra, parafrasando un certo Shakespeare, che un passo falso così grosso non l’avrebbe mai compiuto.
Per stigmatizzare le dimissioni del premier britannico Liz Truss, degna erede di Boris Johnson, L’Economist non ha trovato di meglio che ritrarla come un centurione romano, con l’elmo in testa, in mano una forchetta con tanto di spaghetti arrotolati e una pizza per scudo.
Come a dire: questa signora che in un mese e mezzo di governo ha perso due ministri di peso, ha fatto crollare la sterlina, ha devastato il mercato dei mutui e si è resa ridicola in ogni modo possibile e immaginabile, chi ricorda a noi inglesi, se non l’Italia e il suo caos politico e sociale?
Un passo falso che l’ambasciatore italiano a Londra Inigo Lambertini ha subito sottolineato con i modi felpati del diplomatico: «Nonostante gli spaghetti e la pizza siano i piatti più ricercati al mondo, essendo l’Italia la seconda potenza manifatturiera d’Europa, per la vostra prossima copertina vi suggeriamo di scegliere come tema qualcosa di attinente ai nostri settori di aerospazio, biotecnologie, automotive o a quello farmaceutico. Qualunque cosa scegliate, darà un’immagine più accurata dell’Italia, tenendo conto anche della vostra ammirazione, non così segreta, del nostro modello economico».
Non è la prima volta e non sarà l’ultima che l’Italia è vittima dello stereotipo. Memorabile, qualche anno fa, la copertina del tedesco “Der Spiegel” con un piatto di spaghetti sormontato da una pistola, a indicare che l’Italia è il paese della mafia.
Ed è certamente vero che noi abbiamo la mafia, come è vero che i nostri governi durano mediamente molto meno della stagione calcistica e che ancora oggi la politica italiana è sorprendentemente ostaggio di un anziano miliardario malato di sesso e condannato per falso in bilancio. Loro però non se la passano meglio: hanno avuto l’ultrapopulista Nigel Farage che ha portato il Paese fuori dalla Ue solleticandone le viscere, e a seguire il pasticcione Boris Johnson e l’incompetente Liz Truss.
Per non parlare di quel che mangiano: salsicce col puré di patate, zuppa d’avena e black pudding, un sanguinaccio insaccato a base di grasso di maiale e farina di avena. Altro che pizza e spaghetti.
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