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Perché ridiamo? Secondo uno studio ci serve per sopravvivere

Perché ridiamo? Secondo uno studio ci serve per sopravvivere

La ricerca dell'università di Siena analizza questo peculiare comportamento umano. «Nata per avvisare di uno scampato pericolo, è rimasto perché fa bene»

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(ANSA) - SIENA, 11 OTT - Perché ridiamo? Perché gli esseri umani hanno questo strano comportamento? Un nuovo studio di Carlo Bellieni, associato di pediatria dell'Università di Siena, pediatra e neonatologo dell'Aou Senese, pubblicato sulla rivista internazionale New Ideas In Psychology, prende in considerazione possibili ragioni evolutive alla base di questo comportamento: secondo questi studi la risata è uno strumento che la natura potrebbe averci fornito per aiutarci a sopravvivere. In particolare "l'idea è che la risata sia nata come una forma di linguaggio ancestrale, prima della parola e che si sia sviluppata nei nostri progenitori prima della nascita del linguaggio stesso. Nata per avvisare di uno scampato pericolo, e che sia poi rimasta perché benefica per psiche e organismo". Due gli anni di studi che Bellieni ha dedicato a questo campo di ricerca. Nel suo studio spiega cosa causa l'umorismo e perché la "risata ritmica" ne è espressione. È stato quindi analizzato l'umorismo e gli effetti su salute e comportamento sociale, come pure le correlazioni con le diverse aree del cervello. Si sono studiate sia le caratteristiche fisiche della risata, che i centri cerebrali legati alla produzione dell'atto del ridere e anche i benefici dell'umorismo per la salute.

"La teoria più plausibile per l'umorismo è quella dell'incongruenza, - spiega Bellieni -, dove un evento o un oggetto incongruo provoca un senso di meraviglia, ed è seguito da qualcosa che rassicura gli astanti sulla sua innocuità. Ma non tutte le incongruenze producono umorismo, ma solo quelle tra un processo vivente e qualsiasi stereotipia o rigidità che troviamo in esso. La risata è la stigmatizzazione di questa innaturale incongruenza, attraverso la sua forma sonora e ritmica, come una sorta di segnale di cessata allerta dopo lo shock indotto da ciò che sembra pericoloso per la fluidità della vita". 

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