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L’Italia verso la recessione e l'Fmi avverte: «Il peggio deve ancora venire»
Nel 2023 attesi Pil a -0,2% e disoccupazione in aumento al 9,8%
New York L’economia mondiale si trova a «navigare acque agitate» e le «nubi di tempesta» che si addensano all’orizzonte lasciano prevede che il «peggio deve ancora venire».
Il Fondo monetario internazionale ricorre a tre metafore per descrivere lo stato di salute dell’economia mondiale – piegata dalla guerra in Ucraina, dal Covid e da un’inflazione che galoppa – e spiegare la revisione al ribasso delle sue stime di crescita per il 2023.
Una sforbiciata che non risparmia neanche l’Italia, per la quale la previsione è di una recessione. Il pil italiano è atteso crescere quest’anno più delle attese e segnare un +3,2% grazie alla ripresa del turismo e della produzione industriale. Un risultato che consente al Belpaese di archiviare il 2022 al livello della Cina e meglio della Francia (+2,5%) e della Germania, battuta anche il prossimo anno (rispettivamente +1,5% e -0,3%). Nel 2023 però è attesa una significativa frenata, con il pil italiano previsto contrarsi dello 0,2% in un contesto di disoccupazione in aumento al 9,4% (8,8% nel 2022) ma di miglioramento dei conti pubblici.
Il «forte rallentamento è in gran parte dovuto ai prezzi dell’energia ma anche all’impatto della stretta monetaria», spiega il capo economista del Fmi, Pierre Olivier Gourinchas. Il Fondo si aspetta una «recessione tecnica» per l’Italia nei prossimi mesi e stima che i rischi all’outlook (previsioni sull’andamento) sono al ribasso dipendendo dai prezzi dell’energia. La raccomandazione degli esperti di Washington è di procedere con misure a sostegno dei più deboli e non con azioni non mirate e assicurarsi che il debito sia su una traiettoria di calo.
Parla di recessione tecnica in corso il Documento programmatico di bilancio prevedendo però una ripartenza dell’economia dal secondo trimestre del 2023.
Il consiglio impartito dal Fmi all’Italia sembra calzare alla Gran Bretagna, dove le tensioni sui mercati continuano dopo il piano di taglio delle tasse proposto dalla premier Liz Truss tanto da costringere la Bank of England a un nuovo intervento di emergenza.
Londra, Parigi, Berlino e Eurolandia, sono attese frenare nel 2023 sulla scia del rallentamento dell’economia mondiale. Secondo il Fondo ci sono infatti un 25% di chance che la crescita globale scivoli sotto il 2%, un evento storico osservato negli ultimi 50 anni solo cinque volte.
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