Il Tirreno

Toscana

L'inchiesta

Paghe basse, meno ferie e pochi diritti: irregolari sei cooperative toscane su dieci

Melania Carnevali
Paghe basse, meno ferie e pochi diritti: irregolari sei cooperative toscane su dieci

Controlli dell’Ispettorato del lavoro contro il dumping contrattuale che danneggia altre società. La Legacoop: «Pratiche scorrette inquinano il mercato». La Cgil: «Soci non sindacalizzati e ricattabili»

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FIRENZE. In alcune società c’erano operatori qualunque che somministravano farmaci come fossero infermieri. In altre i soci lavoravano il doppio delle ore previste oppure completamente al nero e guai a protestare, pena il licenziamento.

Sei cooperative toscane su dieci sono risultate irregolari dai controlli effettuati dall’Ispettorato del lavoro nell’arco del 2021.

Sono state trovate irregolarità di varia natura. La maggior parte di loro inoltre applicava contratti pirata, cioè contratti collettivi sottoscritti da sindacati minoritari e associazioni imprenditoriali a condizioni normative ed economiche inferiori rispetto a quelli siglati dai sindacati confederali, quindi con retribuzione minime inferiori, un minor numero di ferie e di permessi, insomma meno diritti per i lavoratori.

I dati

Il 62% delle cooperative controllate in Toscana è risultato irregolare. Un dato leggermente inferiore alla media nazionale (69%), dove la maglia nera è andata a Molise (87%) e Lazio (84%). I settori maggiormente colpiti sono quello del trasporto e del magazzinaggio (21%) , del noleggio e delle agenzie di viaggio (15,9%), quello sanitario e dell’assistenza sociale (15,2%) e l’agricoltura (12,1%). In regione, i lavoratori irregolari sono risultati essere 269 di cui 4 (l’1,49%) al nero. L’Ispettorato ha infine emesso 76 diffide accertative per il recupero delle differenze retributive a favore dei lavoratori, per un totale di imponibile previdenziale accertato di quasi 6,8 milioni di euro.

Il dumping contrattuale

«Allo scopo di garantire effettività alla tutela dei crediti di lavoro dei soci lavoratori – fa sapere l’Ispettorato del lavoro -, specifica attenzione è stata rivolta al fenomeno del dumping contrattuale, basato sull’applicazione di contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni sindacali prive di reale rappresentatività che consentono una consistente riduzione del costo del lavoro». Secondo i dati del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), a novembre del 2021, in Italia c’erano 933 tipi di contratto. Di questi solo 215 hanno la sigla delle federazioni di categoria affiliate a Cgil, Cisl, e Uil, il restante è firmato da associazioni sindacali e datoriali minori. La proliferazione dei contratti favorisce l’offerta al ribasso. Che, per i lavoratori, significa una perdita sia a livello retributivo sia sul piano dei diritti. L’applicazione di questi contratti pirata si ripercuote anzitutto sulla riduzione dei minimi tabellari stabiliti: si parla di 500-700 euro in meno rispetto a un contratto standard, ma anche sul numero di ore di permesso, sulla possibilità di usufruire di misure di welfare aziendale, sulla mancanza della quattordicesima, indennità minori per straordinari e turni disagiati, pagamento parziale dei primi tre giorni di carenza per malattia che si aggira attorno al 50 o 60% in base al contratto.

I controlli

Le verifiche dell’Ispettorato del lavoro in questo contesto erano finalizzate al recupero dei crediti retributivi «attraverso l’utilizzo dello strumento della diffida accertativa» per garantire il rispetto della normativa (il decreto 248 del 2017) secondo la quale, «in presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, le società cooperative che svolgono attività ricomprese nell’ambito di applicazione di quei contratti di categoria applicano ai propri soci lavoratori i trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria». Normativa che viene spesso disattesa. A livello nazionale dai controlli dell’Ispettorato è emerso che su un totale di 620 cooperative controllate (di quelle iscritte alle Centrali), 44 non applicavano il Ccnl (contratto collettivo nazionale di lavoro) e che su un totale di 700 cooperative (non iscritte), 176 applicavano contratti sottoscritti da organizzazioni prive dei criteri di rappresentatività.

Concorrenza sleale

L’applicazione di contratti pirata altera anche la concorrenza. Sul caso è intervenuta Lega cooperative che nel 2015, insieme alle altre due Centrali, promosse una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per contrastare il dumping contrattuale. Vennero raccolte 100mila firme, ma la proposta di legge rimase tale. «Ci fu comunque sensibilizzazione – ricorda il presidente di Legacoop Toscana, Roberto Negrini -, ci fu soprattutto un maggior controllo per cercare di rimuovere il dumping contrattuale. Queste coop rappresentano un problema di concorrenza all’interno del mercato e soprattutto svalorizzano il lavoro». Secondo Negrini, «dobbiamo valorizzare e salvaguardare il valore del lavoro in cooperativa che fornisce occupazione stabile e di qualità» e tutelare «le buone cooperative dalla concorrenza sleale delle cooperative finte che lavorano sottocosto e minano la competitività delle imprese che stanno legalmente sul mercato». Secondo Fipe, «dire basta al dumping contrattuale significa dire basta alla concorrenza sleale a danno di imprese e dei lavoratori». E per porre fine a questo fenomeno, «i contratti nazionali di lavoro delle organizzazioni più rappresentative devono costituire il riferimento per determinare le migliori condizioni di lavoro all’interno dei settori economici, contrastando la proliferazione dei contratti sottoscritti con il criterio della sottrazione, che tolgono dignità al lavoro e impediscono la crescita delle competenze».

L’allarme dei sindacati

I sindacati hanno poche segnalazioni dalle cooperative, ma non perché non ci siano casi di violazione dei diritti. È vero il contrario. «La criticità maggiore è la poca sindacalizzazione nelle cooperative - spiega Alessio Menconi, segretario della Fp Cgil di Massa-Carrara -. Gli operatori hanno paura di denunciare e accettano condizioni di lavoro che in altre aziende non accetterebbero perché hanno paura di essere licenziati. Turni di lavoro doppi, stipendi bassi. Spesso viene fatto loro un lavaggio del cervello tale che inibisce qualsiasi desiderio di denunciare una violazione dei propri diritti. E se noi non ci siamo non sappiamo cosa succede».


 

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