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Manifatture toscane, Confindustria: «L’export cresce del 29%»

Manifatture toscane, Confindustria: «L’export cresce del 29%»

Ma la crescita dei costi energetici mette in allarme le aziende: i dati sui consumi attestano che l'industria di Toscana Nord rappresenta il 38% del totale regionale; saliamo addirittura al 95% nel settore cartario (Lucca-Pistoia) e al 98% nel tessile (distretto di Prato)

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PRATO. Impennata dell'export manifatturiero di Lucca, Pistoia e Prato nel primo semestre dell'anno segnando +29,2% rispetto allo stesso periodo del 2021, valore superiore al +22,2% del dato nazionale e al +10,1% del dato toscano, ma l'aumento dei costi energetici rischia di essere un dramma per le aziende.

È quanto sottolinea Confindustria Toscana nord. Accanto a un indubbio incremento degli scambi che ha coinvolto nel periodo l'intero commercio mondiale, spiega una nota, si registrano per molti settori incrementi dei prezzi che concorrono a formare le elevate percentuali di aumento dell'export segnalate dai dati Istat: dati che, come sempre, a livello provinciale riguardano i soli valori delle merci e non i volumi.

«Non bisogna però farsi ingannare - commenta il presidente di Confindustria Toscana nord Daniele Matteini -. Se le aziende riescono in molti casi a far recepire aumenti dei prezzi delle proprie merci, ben difficilmente la loro entità è tale da compensare l'enorme incremento dei costi che hanno subito sia sul versante materie prime sia, soprattutto, a causa della bolletta energetica. I dati Terna 2019 sui consumi di energia elettrica attestano che l'industria di Lucca, Pistoia e Prato rappresenta il 38% del totale regionale; saliamo addirittura al 95% nel settore cartario (Lucca-Pistoia) e al 98% nel tessile (distretto di Prato)».

Per Matteini "è evidente che le aziende del nostro territorio sono particolarmente esposte alle turbolenze del mercato di gas ed energia elettrica: ci troviamo in una situazione anomala e pericolosissima. Questa situazione sta stravolgendo i conti delle imprese, perché gli aggravi non vengono certo recepiti totalmente dai mercati. In parte sì, come segnala anche la crescita dell'inflazione, ma siamo molto lontani da un sufficiente assorbimento dell'incremento dei costi. Pertanto questi dati apparentemente ottimi dell'export vanno guardati con occhi critici, leggendo in quelle cifre anche il dramma che vi si cela". (ANSA). COM-ROS/SPO

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