La grana dei crediti deteriorati sull’aumento di capitale di Mps
L’ad Lovaglio va a Londra per trovare 900 milioni di capitali privati ma l’inchiesta di Milano prolunga l’incertezza su tutta l’operazione
MILANO. I giochi per l’aumento di capitale da due miliardi e mezzo di Monte dei Paschi entrano nel vivo: ottenuto il via libera dell’assemblea, per l’amministratore delegato Luigi Lovaglio si apre ora la sfida più delicata: trovare 900 milioni di capitali privati e permettere così al Tesoro, che può intervenire solo a condizioni di mercato, di sottoscrivere i restanti 1,6 miliardi di euro senza violare la normativa sugli aiuti di Stato.
A metà della prossima settimana il banchiere volerà in una Londra ancora scossa dall’addio alla regina Elisabetta II per tastare l’interesse degli investitori sull’operazione, su cui sono al lavoro nelle attività di marketing le otto banche del consorzio di pre-garanzia. Gli incontri proseguiranno nelle prossime settimane, con il road show vero e proprio che partirà dopo il lancio dell’aumento, atteso sul mercato entro l’ultima settimana di ottobre. La banca sta lavorando al prospetto informativo, in cui dovrà dettagliare un quadro preciso di tutti i rischi che l’investimento può comportare.
Le tempistiche del deposito in Consob – che non è detto avvenga già la prossima settimana – non sono ancora definite. La Commissione avrà dieci giorni lavorativi per autorizzarne la pubblicazione, salvo sospendere il decorso dei termini per chiedere eventuali integrazioni.
Tra i rischi che Mps dovrà evidenziare figurano quelli legali: 3,7 miliardi di richieste danni per le informazioni date al mercato negli scorsi anni. Un capitolo su cui l’incertezza si protrarrà ancora a lungo, anche alla luce della chiusura – venerdì – dell’inchiesta sugli npl (i crediti deteriorati delle banche, in inglese non-performing loan) che potrebbe portare al rinvio a giudizio degli ex presidenti Alessandro Profumo e Massimo Tononi, dell’ex amministratore delegato Fabrizio Viola e dell’ex dirigente, Arturo Betunio, con le accuse di false comunicazioni sociali, falso in prospetto e aggiotaggio. Al centro dell’indagine – che vede la banca indagata per responsabilità amministrativa – ci sono 11,3 miliardi di euro di rettifiche tardive su crediti deteriorati che avrebbero alterato non solo i bilanci e le comunicazioni sociali dal 2014 alla metà del 2016, ma anche i prospetti di due aumenti di capitale per complessivi 8 miliardi.
I rischi legali non sono l’unico scoglio che Monte dei Paschi ha davanti: se l’aumento dei tassi e il taglio dei costi legato agli esuberi miglioreranno la redditività della banca senese, l’incertezza sul futuro governo, un contesto macro difficile e un track record di perdite e aumenti bruciati invitano alla prudenza. Toccherà a Lovaglio, che ritiene i rischi legali adeguatamente coperti, convincere gli investitori a credere in un piano che promette 700 milioni di utili prima delle tasse nel 2024. Magari coinvolgendo i partner industriali Anima e Axa, da cui potrebbero arrivare 300-400 milioni di euro in cambio di un rafforzamento delle rispettive alleanze.
Intanto Giuseppe Bivona, consulente di due grandi fondi in causa con l’istituto di Siena, ha inviato a Consob e alla magistratura un nuovo esposto in cui afferma che la delega per l’aumento scindibile, che il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi si è fatto approvare dall’assemblea, travalichi l’autorizzazione della Direzione generale della concorrenza della Commissione europea (Dg Comp) potendo dare esiti incompatibili con un’operazione di mercato.
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