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Gli edili toscani ai candidati al parlamento: «Norme chiare sui bonus». I punti chiave secondo l'Ance
Il settore impiega 26mila lavoratori che salgono a 100mila con l’indotto. Il contenuto della lettera inviata ai candidati alle elezioni
Firenze. Un grido d’allarme: i costi energetici alle stelle sui quali il Governo dovrà mettere mano; crediti fiscali per le ditte che hanno lavorato con i vari bonus (come il 110%) da sbloccare, «altrimenti il 60/70% delle oltre 6mila aziende toscane iscritte al sistema delle Casse edili rischiano di rimetterci, se non di chiudere», sottolinea Rossano Massai, presidente toscano di Ance (Associazione nazionale costruttori edili).
E poi la richiesta di una vera riforma del settore, che nella nostra regione occupa in totale quasi 100mila persone compreso l’indotto (ovvero le ditte specializzate che lavorano con i costruttori) e i lavoratori autonomi dell’edilizia.
«In questo momento di emergenza nazionale e internazionale che stiamo vivendo, il settore delle costruzioni rappresenta uno dei protagonisti che può contribuire al superamento della crisi - evidenzia Massai - storicamente il settore è infatti considerato motore della ripresa economica per il suo utilizzo di molteplici filiere territoriali. È stato calcolato infatti che acquista dall’88% dei settori economici (31 settori economici su 36 sono fornitori delle costruzioni) e il 95,8% degli acquisti è di produzione interna; è stato inoltre quantificato che una spesa aggiuntiva di mille milioni di euro in costruzioni genera sul sistema economico una ricaduta complessiva di 3.513 milioni come effetti diretti, indiretti e indotti».
Da qui la forza della lettera che Ance ha inviato ai candidati toscani nelle elezioni politiche del 25 settembre. Dentro ci sono i punti chiave e le priorità del comparto. A cominciare dai bonus edilizi, che «sono strumenti straordinari di riqualificazione del nostro patrimonio edilizio e opportunità di lavoro per le imprese del territorio, per questo chiediamo che ci sia una normativa e regole strutturali per tutti i bonus in modo da stabilizzarli nel tempo rendendoli equilibrati e sostenibili per la finanza pubblica, agevolando la cessione dei crediti adesso chiusi nei cassetti fiscali per le troppe modifiche normative entrate in vigore». Aggiunge Massai: «La programmazione è essenziale per il nostro settore, chiediamo stabilità delle norme, che abbraccino un arco temporale dai 5 ai 10 anni».
Sui prezzari regionali di materiali e manodopera: «I metodi di aggiornamento devono essere omogenei per tutte le regioni, la revisione dei prezzi deve essere equa e applicata in tempo reale in grado di recepire l’andamento del mercato vista l’oscillazione dei costi, soprattutto in questo periodo».
Tante le richieste agli aspiranti parlamentari. Per esempio un nuovo Codice degli appalti più snello e semplice, che superi quello del 2016 (modificato più volte), «che ha messo in difficoltà le imprese e le stesse stazioni appaltanti». La «qualificazione» sia degli enti pubblici, con nuovo personale e, appunto, qualificato; sia delle stesse imprese, «è troppo facile oggi registrarsi alla Camera di Commercio», sostiene il rappresentante dei costruttori toscani. Concorrenza sleale, insomma.
E ancora un «freno» all’azione delle Soprintendenze che ritarda o blocca le ristrutturazioni; favorire negli appalti sotto soglia (40mila euro) le imprese del territorio; «semplificare procedure ed eliminare sovrapposizioni di competenze; definire normative per rigenerazione urbana e partenariato pubblico privato così che risultino interventi di interesse pubblico e quindi fattibili economicamente, e lasciare agli enti e ai privati margini di trattativa specifica per ogni intervento; normativa e regole strutturali per tutti i bonus in modo da stabilizzarli nel tempo».
Di temi sui quali lavorare ce ne sono parecchi.
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