Gioco
Meloni in ritirata sul rigassificatore di Piombino: «Se non ci sono alternative dico sì»
La leader di Fratelli d'Italia rompe il silenzio sull'impianto: «Dobbiamo liberarci dalla dipendenza russa». E Giani gongola
PIOMBINO. «I rigassificatori vanno fatti. Se possibile non a Piombino. Ma se non ci sono alternative...». Alla fine Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha rotto il silenzio sul rigassificatore di Piombino, dopo giorni in cui veniva tirata per la giacchetta un po’ da tutti i suoi avversari politici.
«Ma la Meloni cosa dice?», era il refrain della politica, dal centro a sinistra, quando si parlava di Piombino. L’ultimo in ordine di tempo è stato Andrea Marcucci, candidato al Senato per il Pd: «Il silenzio di Giorgia Meloni sul rigassificatore di Piombino è assordante. La leader di Fratelli d'Italia la pensa come il suo sindaco? O aspetta semplicemente che passino le elezioni per dire la sua opinione ai piombinesi?». Sì, perché la posizione di Fratelli d’Italia sulla questione del terminal gas che Snam vuole installare a Piombino non è secondaria. Il sindaco Francesco Ferrari, esponente di FdI, è da mesi l’agitatore principale della rivolta anti-rigassificatore al fianco dei comitati. Per lui quell’impianto in città è fumo negli occhi. A livello locale e regionale il partito sta con il sindaco e urla a pieni polmoni. Eppure autorevoli esponenti del partito – tra tutti il senatore Ignazio La Russa – interpellati sull’argomento, si sono schierati per il sì, salvo poi correggere il tiro a polemica già scoppiata.
Insomma, non è che Fratelli d’Italia vuole sfruttare il no di Piombino a fini elettorali, ma poi in fondo non è affatto contrario all’ipotesi del rigassificatore? Solo Giorgia Meloni può chiarire. E finalmente le sue parole sono arrivate: «I rigassificatori vanno fatti e nei tempi definiti perché ci dobbiamo liberare dalla dipendenza dal gas russo – ha detto la leader di Fratelli d’Italia –. Se c'è, come io spero e sono pronta a verificare, un modo per fare il rigassificatore non a Piombino, che è una città che ha già pagato molto, non si fa lì. Se non ci sono alternative, per me l'approvvigionamento energetico nazionale è la priorità. Ma poi bisognerà parlare molto seriamente del ruolo del Comune e delle compensazioni». Una posizione decisamente diversa rispetto a quella assunta dal sindaco di Piombino Francesco Ferrari e in fin dei conti non troppo lontana da quella assunta a suo tempo, per dire, dal Pd della Federazione della Val di Cornia e dell’Isola d’Elba, contraria al progetto, ma – in assenza di alternative – disponibile a trattare sul fronte delle contropartite a favore della città.
Non a caso, subito dopo le dichiarazioni rilasciate da Giorgia Meloni durante la trasmissione “Fuori dal Coro” su Rete 4 è arrivato il commento del presidente della Regione Eugenio Giani. «Sono contento della chiara presa di posizione di Giorgia Meloni sul rigassificatore di Piombino, posizione che sostengo da mesi – ha commentato Eugenio Giani –. Il sindaco di Piombino Francesco Ferrari per questo ha chiesto più volte le mie dimissioni, chissà se adesso le chiederà anche alla leader del suo partito». Il riferimento del presidente Eugenio Giani è alle esternazioni del primo cittadino che più volte, durante le manifestazioni dei comitati contro il rigassificatore, ha chiesto al presidente della Regione Toscana di rinunciare all’incarico di commissario straordinario, lasciando la decisione sul rigassificatore al nuovo governo che si insedierà dopo le elezioni politiche. Per Ferrari un esecutivo guidato da Meloni è una speranza per il no. O almeno così sembrava.
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