Il Tirreno

Toscana

La storia

Dal Grand Tour ai “biznesmeny”: da secoli i russi innamorati della Toscana

di Francesca Ferri
La principessa Marjia Pavlovna Demidova
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La principessa Marjia Pavlovna Demidova

La storia delle “frequentazioni” dei russi in Toscana ha radici profonde. Dai diplomatici settecenteschi ai “nuovi russi” dell’era post sovietica

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In principio furono viaggiatori del Grand Tour. I turisti, quelli delle megamance e delle ville a Forte dei Marmi e all’Argentario, sono arrivati dopo. All’inizio si lasciava Mosca per trovare un po’ di tepore nel Belpaese.

In fuga dal glaciale inverno russo, i russi venivano in Italia anche per lasciarsi rapire dall’arte rinascimentale. In tempi più recenti perché l’Italia, in definitiva, ai russi piace.

La storia delle “frequentazioni” dei russi in Toscana ha radici profonde. Dai diplomatici settecenteschi ai “nuovi russi” dell’era post sovietica; dai nobili impegnati nel Grand Tour agli artisti, agli scrittori, ai musicisti e ai registi che hanno soggiornato nel Belpaese e dato vita a capolavori; dai dissidenti in fuga, agli oligarchi approdati sui loro megayacht: sui “russi in Italia” è stata scritta una biblioteca e la Toscana occupa un intero scaffale.

All’inizio la metà è Livorno, dove nel 17° secolo arrivano i primi diplomatici e dove, grazie alla presenza della Chiesa greco ortodossa, nasce una comunità russa locale. Il primo “viaggio” ufficiale dalle terre slave in Toscana viene tuttavia fatto risalire addirittura al 1439 per il famoso Concilio; non esattamente un giretto turistico, ma tant’è.

I turisti arriveranno molti secoli dopo. Intanto tra il Settecento e l’Ottocento è Firenze la meta preferita, insieme a Venezia, Roma, ovviamente, Milano e la costiera amalfitana di nobili da tutta Europa, terre dello zar comprese.

E mentre Roma diventa la casa di molti aristocratici, scrittori e artisti, primo fra tutti Nikolaj Gogol’, che si riunivano a casa della principessa Volkonskaja, Firenze non è da meno.

Tappa irrinunciabile del Grand Tour, sulle rive dell’Arno dimoreranno fior di poeti, letterati, musicisti, pittori: Karl Brjullov, Boris Zajcev, Vasilij Rozanov, Aleksej Tolstoj. A Firenze ha vissuto per circa un anno, tra il 1868 e il 1869, Fjodor Dostoevskij, che qui ha scritto “L’idiota”. Circa dieci anni dopo Pjotr Chaikovkskij qui compone “La Dama di Picche”. C’è poi chi si è fermato in pianta stabile, contribuendo a scrivere la storia e la cultura della città. Due nomi fra tutti: i Demidov e i Butrulin.

Al volgere del secolo i russi continuano ad arrivare. E mentre Gor’kij, simbolo della lotta dell’intelligencija contro il potere zarista e rappresentante della coscienza rivoluzionaria russa, all’inizio del Novecento gioca a scacchi a Capri con Bogdanov e Lenin, a Firenze viene eretta la chiesa ortodossa, al servizio della ormai nutrita comunità russa cittadina.

A questa comunità molti decenni dopo, a metà degli anni Ottanta, si legherà il regista Andrej Tarkovskij, esiliato dalla sua patria, che in Toscana girerà il capolavoro “Nostalgija”.

Solo dopo il crollo dell’Unione sovietica si può iniziare a parlare di “turismo” russo. Si cominciano a vedere in giro – in Toscana come altrove – i “nuovi russi”. La Versilia diventa la loro meta naturale, ma lungo tutta la costa toscana, fino a Castiglione della Pescaia e all’Argentario, capita di imbattersi in mance a tre zeri, compravendite da capogiro di ville principesche che fanno schizzare i prezzi del mattone, aneddoti fantasmagorici di boutique razziate a colpi di carte di credito senza fondo.

Dalle vacanze agli affari il passo è breve. Imprenditori russi – i “biznesmeny”, la trascrizione russa di “businessmen” – fiutano le potenzialità del territorio e si buttano nel business. E qualcuno mette su casa. O villa. Di recente anche oligarchi vicini a Putin hanno riempito le cronache per i loro possedimenti toscani. Negli ultimi anni, mentre i ricchissimi continuano ad arrivare con i loro jet privati, i voli low cost traghettano in Toscana anche la media borghesia.

Nelle due estati di pandemia l’assenza dei russi si è fatta sentire sul bilancio dell’economia turistica.

Sul ritorno dei russi, e dei loro rubli, contavano molti operatori. E lo scoppio della guerra in Ucraina, con il blocco degli ingressi in area Schengen, alla fine non sembra aver frenato gli arrivi.

Basta fare un giro in una qualsiasi località turistica toscana, dal mare alle colline alle città d’arte, per imbattersi in turisti russi. O, per meglio dire, ritornano.

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