Gioco
Cucina economica, è boom di richieste: «Il caldo a un euro»
Così con la crisi si torna all’antico
GROSSETO. Il sugo che borbotta lento per l’intera giornata, la fiamma che si divincola dietro al vetro, lo scoppiettare della legna, lo sbuffo dello scalda-acqua. All’occorrenza, uno strofinaccio appeso alla maniglia ad asciugare. La cucina economica, quella stufa con il piano di cottura, il forno e lo scompartimento per scaldare l’acqua, è stata in passato il cuore e il motore della casa di milioni di famiglie italiane, e tuttora resiste nei paesi, nei piccoli centri e nelle campagne. Ma, di fronte al caro-bolletta, da buona antesignana dell’energia “green” potrebbe trovare il suo riscatto in questi tempi bui per il costo del gas.
«Abbiamo avuto un boom di richieste negli ultimi tempi ed è facile capire perché. Le cucine economiche sono favolose: consumano pochissima legna e scaldano e cuociono in maniera perfetta», spiega Fausto Turbanti, co-titolare con il fratello Federico della Turbanti Caminetti, storica azienda grossetana aperta nel 1966.
Il motivo del ritrovato successo di questo “non-elettrodomestico” è presto detto: «Il prezzo del pellet è salito tantissimo – spiega Turbanti – mentre la legna continua ad avere un costo contenuto sui 10-11 euro al quintale. Questo significa che una casa di 70 metri quadrati si riscalda con circa un euro al giorno: niente».
E chi pensa che la cucina economica sia un retaggio dei tempi che furono si sbaglia di grosso. «Oggi – spiega ancora Turbanti – sono molto evolute. I modelli più avanzati, le termocucine, possono anche produrre l’acqua calda sanitaria».
Quanto all’impatto sull’ambiente, «sono tutti prodotti certificati – spiega Federico Turbanti – con l’abbattimento fumi e tutto quanto prevedono le normative. I principali produttori sono in Trentino».
“Economiche”, queste cucine, però non lo sono sempre nel prezzo. «Un modello base si aggira sui 2mila-2. 500 euro; le termocucine arrivano anche a 15mila euro», spiega Fausto Turbanti. Di contro, però, ci sono molti incentivi statali a cui attingere: la detrazione fiscale del 50%, lo sconto in fattura e il conto termico, vale a dire la sostituzione di una tecnologia di vecchia generazione. Non si può praticare, invece, la via del bonus 110%: «Solo pochi prodotti alimentati a legna ci rientrano», spiega.
In definitiva, gli unici ostacoli possono essere quelli di tipo logistico: va installata una canna fumaria e serve un posto dove stoccare la legna.
È invece interessante notare qual è il cliente tipo. «Sono o anziani, che già conoscono questo prodotto, o persone di cultura medio alta», spiegano Federico e Fausto Turbanti.
L’unica caratteristica che nella cucina economica si adatta poco bene alla vita contemporanea è che l’accensione non può essere telecomandata; serve insomma una persona fissa in casa. «Sì, serve un minimo di sacrificio, di dedizione – dice Federico Turbanti – ma del resto la legna è una cultura».
E chissà se, con il telelavoro, alla fine non si possa superare anche questo limite.
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