Il Tirreno

Toscana

L’intervista

Calenda: «Pronto presto e sicuro. Ecco perché Piombino è il rigassificatore d’Italia»

Luca Centini
Calenda: «Pronto presto e sicuro. Ecco perché Piombino è il rigassificatore d’Italia»

Il leader di azione: l’impianto garantirà i 5 miliardi di metri cubi di gas che eviteranno al Paese la crisi e la chiusura delle imprese

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L’elmetto da paladino del sì al rigassificatore se l’è messo in tempi non sospetti, quando parlò di “militarizzare” le città che non vogliono opere strategiche.

Opere strategiche come i terminal gas e i termovalorizzatori. Le polemiche, soprattutto a Piombino, furono immediate. Da allora Carlo Calenda, leader di Azione, è l’ “anti-comitato” per eccellenza. Insiste che l’impianto di Piombino va realizzato. Subito. E riporta il rigassificatore toscano al centro del dibattito elettorale.

Calenda, ma perché Piombino ha un ruolo così importante nella sua campagna elettorale? A Piombino pensano che si sia un po’ fissato...

«Macché. Il rigassificatore di Piombino, essendoci lì preparata la darsena “Concordia”, può essere messo in funzione più rapidamente. La situazione attuale degli stoccaggi e delle fonti alternative alla Russia ci dicono che noi copriamo circa 49 miliardi di metri cubi contro un fabbisogno annuo di 53-54 miliardi. Quindi siamo ancora a rischio proprio per quei 5 miliardi che con la Golar Tundra si potrebbero portare. C’è l’esigenza di farlo per questioni di sicurezza nazionale. Vedo che su questo stanno convergendo piano piano tutti i partiti. Ieri anche Ignazio La Russa (Fdi) ha detto che bisogna fare i rigassificatori, anche se poi ha fatto un balletto».

A Piombino questo rigassificatore non lo vogliono. Stasera ci sarà un’altra manifestazione di piazza.

«Bisogna essere chiari. Capisco che Piombino è una città che ha avuto tanti problemi, ma il rigassificatore c’è all’interno del porto di Barcellona...».

Sì, va bene Barcellona. Ma a Piombino il porto non è paragonabile per dimensioni a quello di Barcellona e il rigassificatore sarebbe collocato a circa 700 metri dal passaggio dei traghetti per l’Elba...

«E a Barcellona è vicino alla città: che cambia? Cioè, scusi, ma queste cose qua vengono fuori ogni volta che si realizza un’infrastruttura in Italia. Quando io feci il Tap (il gasdotto Trans-Adriatico) in Puglia dissero che si sarebbe deturpata la più importante spiaggia del Mezzogiorno. Oggi se lei va a cercare quella struttura non la neanche dove si trova, perché è sottoterra. Siccome il rigassificatore di Ravenna arriverà dopo Piombino, non possiamo davvero aspettare».

L’emergenza, certo. Ma le preoccupazioni dei piombinesi sulla sicurezza per lei sono infondate?

«Ci sono in tutto il mondo queste preoccupazioni. Non possiamo ogni volta a porci problemi che tutto il resto del mondo non si pone: quello che succederà in concreto è che non avremo il gas, chiuderanno le aziende e poi che facciamo?».

Quindi, per lei non ci sono alternative. Ma non si potrebbero sfruttare i giacimenti di gas dell’Adriatico?

«E quanto ci metteremmo a sfruttare i pozzi? C’è un problema di tempistica. Ci serve un posto dove far arrivare il gas per la rigassificazione. E questo posto deve essere più a nord possibile perché altrimenti i tubi non ce la fanno a ripomparlo dal Sud al Nord. Quindi i luoghi sono Ravenna e Piombino».

Possibile che chi si oppone all’ impianto sia liquidato con il termine “nimby (non nel mio giardino)”?

«Capisco che i piombinesi non vogliano il rigassificatore, così come i romani lottino contro i termovalorizzatori. Ma così accantoniamo emergenze che poi ritroviamo quando il prezzo del gas sale e si materializza il rischio concreto di razionamento. Sa cosa significa razionare il gas? Distruggere l’economia».

Cosa vuole dire ai piombinesi?

«Che i rigassificatori ci sono in ogni nazione, come i gasdotti. Hanno norme di sicurezza stringenti. Nessuno vuole mai un’opera pubblica vicina, ma poi quell’opera serve a tutti».

A Piombino si ricordano di lei per il passaggio delle acciaierie agli indiani di Jsw. Glielo ha ricordato anche il candidato Pd De Rosas.

«Si ricordano anche del Pd, perché prima di Jindal c’era un algerino che non aveva fatto niente. Almeno Jindal fa l’acciaio, l’algerino era specializzato nell’agroalimentare. De Rosas deve parlare con il Pd, perché io ho messo una pezza al casino che avevano combinato».

Jindal non ha prodotto molto.

«Perché M5s ha tagliato l’interconnector dell’energia, quindi gli indiani hanno avuto problemi di investimento. Almeno lo stabilimento non è chiuso».

Almeno verrà a Piombino in campagna elettorale?

«No, ho pochissimo tempo. Farò solo le regioni in cui mi presento. Quindi Veneto, Lombardi, Sicilia e Roma».  

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