Fisco, una pioggia di 181 scadenze. È finita la tregua di Ferragosto
Tantissime categorie chiamate a rimettersi in pari con i versamenti
Il fronte del centrodestra non poteva ritrovarsi nel menù un regalo migliore nel bel mezzo della campagna elettorale incentrata sullo Stato tassa-tutto: a un mesetto dal voto, ecco che il contribuente made in Italy si ritrova bersagliato da un fuoco incrociato di scadenze fiscali. Il 22 agosto finisce la “pax ferragostana” e l’Agenzia delle Entrate riaccende i motori mettendo in fila la data ultima per qualcosa come 181 adempimenti: a parte due dichiarazioni e altrettante possibili istanze, tre tipologie di scadenze contabili e sei comunicazioni, il grosso è ovviamente costituito dai versamenti.
Centosessantotto tipi differenti: in 35 casi parliamo di ritenute, in 340 di imposte sostitutive, una ventina sono le categorie tanto per le addizionali quanto per l'Iva, poi otto diversi ambiti Irpef, sei per l'Irap e quattro la cedolare secca.
Ammesso e non concesso che la quantificazione-monstre non sia solo una mossa sullo scacchiere della propaganda, il leader leghista parla da giorni di uno tsunami di 15 milioni di cartelle esattoriali in arrivo nelle prossime settimane invocando una “pace” che vale come una mezza amnistia fiscale: il combinato disposto di queste vicende spiega meglio di ogni altra cosa il motivo per cui il fisco entrerà nelle urne elettorali in modo mai così forte. Anche senza guardare a quel che sta scritto nelle promesse elettorali, a partire dalla “flat tax”.
Tutto dipende dal fatto che a cavallo del Ferragosto, con buona parte delle attività produttive e degli uffici chiusi per ferie, è stata prevista una “tregua” nel susseguirsi delle scadenze fiscali nei primi 20 giorni d’agosto: quest’anno la data del ritorno alla normalità (20 agosto) cadeva di sabato per cui la fine della pausa scatta oggi. Se si allarga lo sguardo anche a fine agosto, le scadenza superano quota 200.
Può destare meraviglia ma non è un record. Parola dello scadenzario dell’ex ufficio tasse: il record risale al 2016, negli anni del governo del premier rottamatore Matteo Renzi, con una selva di 267 voci chiamate all’appello il 22 agosto (anche quell’anno il 20 cadeva di sabato). Ma è tutta la prima parte del decennio scorso ad avere uno standard di “appuntamenti” fiscali post-Ferragosto ben più affollato di adesso: dal 2013 al 2016 se ne contano in media oltre 250, cioè una settantina più di adesso.
A esser chiamato a pagare è chi non ha effettuato i versamenti Irpef come saldo 2021 e primo acconto 2022 rimettendosi in pari pagando oggi lo 0,40% in più (ma potendo giocare anche su “tempi supplementari” fino al 5 settembre con il ravvedimento sprint che costa lo 0,1% giornaliero). Oggi sono in pista i versamenti dei contribuenti Iva mensili e trimestrali potendo far slittare le scadenze del 16 agosto in nome delle “ferie” del contribuente o i contribuenti Iva mensili con i versamenti di luglio o quelli trimestrali che avevano in agenda il secondo trimestre 2022, solo per citarne alcuni in mezzo a questo guazzabuglio di categorie.
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