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Bonus benzina per 1,4 milioni di toscani, ma sono le aziende a decidere

Francesca Ferri
Bonus benzina per 1,4 milioni di toscani, ma sono le aziende a decidere

Ai dipendenti del settore privato spettano 200 euro: come fare

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Arriva il bonus benzina da 200 euro e in Toscana sono oltre un 1,4 milioni (dato Cgil aggiornato al 2020) i lavoratori dipendenti che possono riceverlo. Ma ottenerlo non è automatico. Non basta cioè fare domanda. Tutto, infatti, è nelle mani del datore di lavoro.

Come funziona lo ha spiegato in questi giorni l’Agenzia delle Entrate con una circolare che fa chiarezza sul provvedimento, contenuto all’articolo 2 del decreto legge 21 del 21 marzo.

A differenza di altre misure in aiuto alle finanze dei cittadini, questo bonus non è pagato direttamente dall’amministrazione pubblica. Non sono, cioè, soldi che escono dai conti dello Stato.

È, invece, il datore di lavoro a metterci le somme. A che pro? Perché tutti i soldi che paga di tasca propria per dare a ciascun dipendente 200 euro, da usare alla stazione di servizio, li può dedurre dal reddito d’impresa. Cioè, per chi non è pratico di fiscalità, quando andrà a pagare le tasse su quel che guadagna, segnerà una cifra inferiore – l’effettivo meno il totale del bonus fiscale pagato ai lavoratori – e dunque pagherà meno tasse. Troppo ingarbugliato? Neanche tanto.

A quanto ammonta

Come detto, il gruzzoletto ammonta a 200 euro a lavoratore. Si chiama “bonus benzina” ma ci si può comprare qualsiasi tipo di carburante, cioè anche diesel, Gpl o metano, o semplicemente una ricarica dell’auto elettrica. L’importante è che sia carburante “per la autotrazione”, cioè per il trasporto, nell’ambito del lavoro.

L’Agenzia delle Entrate lo specifica bene: l’erogazione del buono, scrive nella circolare esplicativa, deve essere «riconducibile al rapporto di lavoro» in modo che «il relativo costo possa qualificarsi come inerente».

Nei pensieri del governo ci sono infatti le spese più che raddoppiate per i cittadini. E questa è un’ulteriore mano che arriva dopo il taglio delle accise e altri provvedimenti.

Chi ne ha diritto

Non tutti però ne hanno diritto. Le cose sono diverse a seconda del tipo di lavoro. Il bonus può essere erogato solo a lavoratori dipendenti del settore privato, persone cioè che lavorano per un’azienda o per un singolo datore di lavoro privato, ma che hanno comunque un rapporto di lavoro da dipendente. Non possono avere il bonus i lavoratori pubblici – dipendenti di enti pubblici, personale scolastico e così via – e non possono averlo neanche gli autonomi.

Dunque, solo i dipendenti del settore privato. Nel loro caso, non è necessario che abbiano stretto un accordo contrattuale preventivo con il datore di lavoro. Basta solo la volontà di quest’ultimo a pagare il bonus.

Quando parte

Il bonus benzina parte da subito. I datori di lavoro possono già acquistarli e distribuirli ai dipendenti, e possono farlo fino al 31 dicembre.

I dipendenti, invece, possono usare il buono anche oltre questa data.

Dal benzinaio

Ma come verrà erogato questo buono? La circolare dell’Agenzia delle Entrate spiega che l’erogazione «può avvenire mediante documenti di legittimazione, in formato cartaceo o elettronico, riportanti un valore nominale». La forma classica, in questi casi, è quella della carta prepagata. Che, del resto, è già largamente utilizzata, proprio per far fare il pieno ai lavoratori, nei casi in cui è l’azienda a pagare loro il carburante.

No tax per i dipendenti

E come per i datori di lavoro, anche per i dipendenti i 200 euro percepiti per il bonus carburante non finiscono nella dichiarazione dei redditi. Spiega l’Agenzia delle Entrate che «non concorre a formare il reddito da lavoro dipendente il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati se, complessivamente, di importo non superiore, nel periodo di imposta, a 258,23 euro».

In questo caso, dunque, conviene che ciascuno faccia due conti sulla sua situazione specifica. Se, infatti, il lavoratore, nello stesso periodo di imposta, ha ricevuto altri tipi di buoni che lo portano a superare la soglia dei 258,23 euro, a quel punto, spiega l’Agenzia delle Entrate, «il datore di lavoro dovrà provvedere ad assoggettare a tassazione il valore complessivo e non solo la quota eccedente».

Occhio, però: il periodo d’imposta, spiega ancora l’Agenzia delle Entrate, è da considerarsi fino al 12 gennaio 2023. Spiegano le Entrate che «il momento di percezione» del della retribuzione «è quello in cui il provento esce dalla sfera di disponibilità dell’erogante», cioè il datore di lavoro, «per entrare nel compendio patrimoniale del percettore».

Premio di risultato

È infine previsto che il bonus carburante possa essere erogato al posto del premio di produttività, nelle aziende in cui questo è previsto.

L’Agenzia delle Entrate la indica come possibilità nel caso sia più favorevole per il dipendente. Deve essere però quest’ultimo a chiedere l’erogazione dei premi di risultato in buoni benzina.

In questo caso «avrà diritto – spiega l’Agenzia delle Entrate nella sua circolare esplicativa – all’esenzione da imposta sia per il paniere di beni e servizi offerti, fino a un valore di 258,23 euro, sia per i buoni benzina per un valore di euro 200. Resta fermo che, in caso di superamento di ognuno dei predetti limiti, ciascun importo, per l’intero, sarà soggetto al prelievo sostitutivo previsto per i premi di risultato».

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