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Siccità, allerta massima in Toscana. La Regione pensa alle autobotti: aziende in crisi e animali in sofferenza
Regge la zona di Firenze; a rischio il sud, la costa e la Garfagnana. La cabina di regia sta pensando a un piano d’emergenza
Il livello di siccità (che in gergo si chiama severità idrica) in Toscana è passato da medio ad alto e la Regione si prepara a mandare autobotti, o a creare bypass con tubi volanti, nelle zone più critiche, cioè il sud. È emerso dalla cabina di regia che si è riunita venerdì 8 luglio a Firenze e durante la quale sono stati analizzati gli ultimi dati dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino settentrionale. Dati allarmanti, soprattutto se confrontati con quelli dello stesso periodo dello scorso anno, quando la severità idrica era bassa, cioè praticamente zero. Bollino verde, quindi. Che questo fosse il periodo più siccitoso degli ultimi vent’anni era già chiaro a maggio, ma la speranza era che il bollino rimanesse arancione, non rosso, come adesso, cioè in una «situazione – si legge nel documento dell’Autorità idrica – in cui sono state prese tutte le misure preventive ma prevale uno stato critico non contrastabile con i mezzi a disposizione». Il problema è ormai noto: «Da gennaio 2022 sono mancate le precipitazioni e anche la neve – spiega Massimo Lucchesi, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale –. Anche le falde sotterranee iniziano ad avere dei problemi perché non vengono ricaricate delle acque superficiali. I dati che ci sono arrivati ci fanno capire che la situazione è critica quasi ovunque, eccetto alcune zone».
È critica nel grossetano, ma anche nella costa livornese e in quella versiliese, dove sono stati raggiunti livelli piezometrici minimi e dove peraltro si sta verificando il fenomeno del cuneo salino, cioè del movimento di acqua dal mare verso l’entroterra attraverso il sottosuolo. È critica la situazione anche in quella che era considerata una zona franca, cioè il bacino del Serchio. «Questo rappresenta davvero un fenomeno eccezionale – continua Lucchesi –: la zona della Garfagnana è rinomata per essere piena d’acqua, perché è anche la zona dove piove di più in Toscana. Il Serchio ha sempre avuto risorse, ma l’assenza di precipitazioni ha scaricato il sistema delle dighe».
Le uniche zone della Toscana a non soffrire la siccità in questo momento sono quella di Firenze, dove il lago di Bilancino è ancora quasi pieno, e quella al confine con l’Umbria, dove è collocata la diga Montedoglio, con l’omonimo lago.
Dal momento che il sistema invasi si sta dimostrando funzionale, la Regione si sta attrezzando per realizzarne altri nei prossimi anni. Almeno quattro o cinque, tutti nel sud della Toscana. Ma adesso serve un piano d’emergenza, anche perché tutto sta andando a rotoli.
La siccità sta mettendo in ginocchio l’agricoltura e la pesca. Il taglio dei raccolti, stando ai dati raccolti da Coldiretti, sta spingendo l’inflazione nel carrello della spesa con aumenti che vanno dal più 10,8% per la frutta al più 11,8% della verdura, in una situazione resa già difficile dai rincari legati alla guerra in Ucraina che colpiscono duramente le imprese e le tavole dei consumatori. Il nuovo balzo dei prezzi aggrava una situazione che, secondo una stima di Coldiretti, costerà nel 2022 alle famiglie italiane oltre 8, 1 miliardi di euro soltanto per la spesa alimentare, a causa dell’effetto dell’inflazione scatenata dalla guerra in Ucraina e adesso anche della siccità.
Ma è l’intero eco-sistema a essere a rischio. I vari centri Lipu, soprattutto quelli della costa livornese, stanno recuperando ogni giorno decine di nidiacei che si buttano giù dal nido per l’assenza di cibo e di acqua. «Gli animali selvatici – fa sapere il naturalista Paolo Maria Politi – non hanno più fonti di abbeveraggio e di allevamento della prole. Ci sono pulcini che dovrebbero essere già in grado di volare e invece ancora non riescono perché sono deboli, non hanno cibo, cioè insetti, né acqua. Le rondini stanno andando via prima del calendario canonico». Un fenomeno del genere, ricorda Politi, era già accaduto intorno agli anni Settanta-Ottanta «ma adesso la situazione è ampiamente peggiorata per i pesticidi che vengono utilizzati in agricoltura e che uccido gli insetti, che sono a loro volta cibo per i volatili».
Il piano d’emergenza della Regione, quindi. Stando a quanto emerso dalla cabina di regia, a cui hanno partecipato tutti gli enti interessati (società che gestiscono il servizio idrico, Autorità idrica, Arpat, Regione, ecc.), potrebbero essere inviate già nei prossimi giorni autobotti, o serbatoio provvisori, nelle zone più a rischio siccità, come San Pietro in Campo e Poggio Perotto. Un’altra soluzione al vaglio è la creazione di bypass con tubazioni volanti per servire alcune zone.
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