Sicurezza
Virus, Bassetti: «A metà mese il picco scenderà. La quarta dose? Non a tutti»
Pandemia, vaccini e ricoveri: il punto con l'infettivologo
«Se continuiamo a creare ghetti Covid faremo il male dei nostri pazienti. La Regione Toscana è stata molto avveduta. Le microbolle sono antesignane».
È un giudizio positivo quello del professor Matteo Bassetti, infettivologo, direttore Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, sulla riorganizzazione, con microbolle Covid in ciascun reparto, voluta dalla Regione, della gestione dei pazienti positivi negli ospedali. Con l’impennata di contagi che si sta registrando in questi giorni – 5.644 nuovi casi ieri in Toscana, ma nessun nuovo ricovero in terapia intensiva – Il Tirreno ha chiesto a Bassetti di fare il punto sulla pandemia e le vaccinazioni. Partendo dalle critiche dei sindacati alla riorganizzazione negli ospedali toscani.
Perché ritiene una buona idea la creazione di microreparti Covid all’interno dei reparti ordinari?
«Non ci vuole un genio a capirlo: nel contenitore Covid non sei curato dal medico specialista. Nel reparto hai lo specialista a seguirti».
I contagi aumentano. Cosa ci attende nelle prossime settimane?
«Questo aumento dei contagi durerà qualche giorno e poi inizierà a scendere come sta avvenendo in Paesi come il Portogallo. Credo che anche noi, intorno a metà luglio, vedremo un calo dei contagi. In qualche regione il calo c’è già».
Non sembra preoccupato.
«L’aumento dei positivi è dovuto a una variante molto contagiosa che si diffonde rapidamente. Ma quel che dobbiamo guardare non è il numero di positivi, ma chi ha la polmonite, chi ha quadri clinici da ospedalizzazione. Che sono pochi. Ad oggi, a parte gli ultrafragili perché immunodepressi, e gli ultraottantenni che possono avere altre problematiche, non mi pare ci sia un problema di tipo sanitario sugli ospedali. Dati grezzi sembra che ci sia un aumento del Covid, ma in realtà chi viene scoperto positivo ha pochi sintomi o non ne ha affatto».
Come lo spiega?
«L’impatto di Omicron 5 unito alla grandissima copertura vaccinale e ai guariti, consente di convivere con 150mila contagi al giorno».
Potremo dire la stessa cosa in autunno? La copertura vaccinale sarà ancora adeguata o ci sarà bisogno di un richiamo della vaccinazione?
«Se aumentano i contagi a ottobre – novembre, la copertura che abbiamo dalla vaccinazione o dalla guarigione probabilmente avrà bisogno di un “rifornimento”».
Quarta dose: chi dovrebbe farla?
«Dico innanzitutto di non farsi prendere dal panico. La corsa a fare la quarta dose a tutti quanti sarebbe difficile perché gli hub non li riapri dall’oggi al domani. Dividerei chi si deve vaccinare in tre categorie. Per primi, le persone per le quali il vaccino è fortemente raccomandato: gli ultraottantenni, i fragili e gli ultrafragili, anche chi ha fatto la quarta marzo. Poi, le persone a cui il vaccino è raccomandato: gli over 60. Per gli altri il vaccino è consigliato».
E quando queste categorie dovrebbero vaccinarsi?
«Credo che oggi, non avendo più il commissario Figliuolo, dobbiamo organizzare una possente campagna vaccinale per settembre e ottobre. E poi lì non puoi più transigere: bisogna vaccinarsi. Oggi 3 italiani su 4 che devono fare il vaccino non lo hanno fatto. Colpa di una campagna vaccinale fatta male, primo fra tutti dal ministero, che ha detto cose disunite. Proprio per questo ci vuole un’importante organizzazione. Al momento vedo tante parole dal ministro e dai suoi consulenti privati: vorrei che parlassero meno e facessero di più; magari una nuova struttura di coordinamento dei vaccini? Chi li fa? Dove?»
Di fronte all’aumento dei contagi c’è chi ha paventato l’ipotesi di tornare alle mascherine all’aperto in luoghi affollati.
«Ma non torniamo a questa stupidaggine, a questa maniera estetica di trattare il Covid. Se sei vaccinato, basta quello. Non puoi imporre di nuovo la mascherina all’aperto».
Un’esagerazione?
«Un approccio esageratamente morboso che c’è in Italia rispetto al Covid. Sembra che siamo il Paese in cui si sta stare peggio. E non è così».
Eppure Omicron 5 pare meno leggero rispetto a quanto si pensava.
«Vorrei vederli questi dati. Perché se questa affermazione deriva dall’esperienza aneddotica di uno che lavora al 118… Vero è, invece, che oggi circola una variante attenuata che trova anticorpi che funzionano. Con il Covid dobbiamo imparare a convivere e questo significa avere un po’ di maturità nel leggere i numeri».
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